CASERTA – Beni per un valore complessivo pari a 18,5 milioni di euro sono stati sequestrati oggi a Paolo Diana, 67 anni, imprenditore casertano operante nel settore del commercio di veicoli e del trasporto merci, accusato di associazione di stampo mafioso e trasferimento fraudolento di valori.
Il decreto di sequestro – eseguito oggi dai finanzieri del Comando Provinciale di Napoli ed emesso dalla Dda della Procura della Repubblica di Napoli – riguarda cinque societa’, 20 beni immobili tra fabbricati e terreni, situati in provincia di Caserta e a Roma, 7 automezzi e 66 rapporti finanziari per un importo di 3 milioni di euro.
Lo scorso 13 maggio, a Diana era gia’ stata notificata un’ordinanza di custodia cautelare in carcere e un analogo decreto di sequestro preventivo di beni emesso dal gip del
Tribunale di Napoli. I provvedimenti, in seguito, vennero annullati dal Tribunale del Riesame di Napoli con ordinanza del 21 giugno 2010Il sequestro di 18,5 milioni di beni riconducibili a Paolo Diana scaturisce da ulteriori indagini – condotte dalla polizia tributaria della GdF di Napoli e coordinate dalla DDA partenopea – avviate sulla base delle dichiarazioni rese da undici collaboratori di giustizia i quali hanno tutti indicato l’imprenditore casertano, soprannominato ’Scarpone’, come fiancheggiatore del ’clan dei Casalesi’.
Secondo quanto emerso dalle indagini, infatti, Diana coadiuvato dai figli Nicola e Pasquale Diana avrebbe fornito autovetture e denaro agli affiliati al clan, assicurato appoggi logistici per agguati mortali, messo a disposizione le proprie abitazioni come basi di appoggio durante la guerra fra le diverse fazioni del clan, incontrato personalmente appartenenti al clan durante la loro latitanza e, in particolare, ospitato nelle proprie abitazioni, latitanti e camorristi del calibro di Domenico Bidognetti, soprannominato ’Bruttaccione’, Luigi Guida, detto ’Gigino ’o drink’, Egidio Coppola, soprannominato
’Brutos’ e altri elementi apicali del clan dei Casalesi. Gli investigatori hanno anche accertato che Diana svolgeva la funzione di intermediario per fissare incontri fra affiliati e latitanti con amministratori pubblici.
Le nuove indagini – eseguite attraverso l’esame delle memorie difensive presentate dai legali di Paolo Diana al Tribunale del Riesame di Napoli e ulteriori interrogatori su alcuni
collaboratori di giustizia, le cui dichiarazioni hanno trovato altri riscontri – hanno consentito di confermare che l’imprenditore casertano aveva effettivamente intrattenuto rapporti, stabili e non occasionali, con esponenti delle varie fazioni del cartello camorristico dei Casalesi.
Attraverso le indagini gli investigatori hanno anche fatto luce sulle modalita’ d’incremento e sulla provenienza dell’ingente patrimonio familiare accumulato da Diana nel corso degli anni. Le indagini patrimoniali hanno appurato che Paolo Diana, e i
suoi familiari, dispongono di un patrimonio – costituito da beni mobili, immobili, aziende e disponibilita’ finanziarie – assolutamente sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati o
alle attivita’ economiche esercitate.
Dagli accertamenti, per esempio, si e’ appurato che Diana, il quale risulta unicamente titolare di una ditta individuale, negli ultimi 20 anni non ha mai dichiarato redditi ne’
presentato dichiarazione ai fini dell’Iva. Negli ultimi giorni dello scorso mese di gennaio, Diana e i suoi familiari si sono recati a Caserta e Castelvolturno, in due filiali di un medesimo istituto di credito, per prelevare urgentemente consistenti somme di denaro contante, in gran parte derivanti dallo smobilizzo di una polizza assicurativa giunta in scadenza, depositate su conti correnti a loro intestati, in precedenza sequestrati e dissequestrati.
Nei giorni precedenti i Diana avevano gia’ prelevato 400mila euro in contanti depositati sugli stessi conti. La Banca d’Italia, Unita’ di Informazione Finanziaria, sulla base delle informazioni fornite dalla Guardia di Finanza frutto delle indagini, ha disposto la ospensione per cinque giorni di ogni movimento in addebito da eseguire sui quei conti, per prevenire possibili operazioni di riciclaggio.
Contestualmente, ricorrendo gli estremi di assoluta necessita’ e urgenza, non essendo possibile ottenere un immediato provvedimento dal gip, il pm ha emesso un decreto urgente di sequestro preventivo dei beni di tutti i beni direttamente o indirettamente riconducibili a Paolo Diana al fine di scongiurare la loro alienazione o riduzione.
