CASERTA – ’Stiamo facendo terra bruciata’ attorno ai Casalesi, cosi’ come la settimana scorsa e’ stata fatta terra bruciata attorno a Matteo Messina Denaro e come e’ avvenuto in passato prima di arrivare alla cattura del boss di Cosa Nostra Bernardo Provenzano.
Il ministro dell’Interno Roberto Maroni commenta cosi’, nel corso di un’audizione in Commissione Antimafia, l’arresto del padre e del fratello del boss Michele Zagaria, ritenuto uno dei capi del clan camorristico egemone in provincia di Caserta.
’L’ennesimo successo delle forze dell’ordine dimostra che non abbiamo mai abbassato l’attenzione – dice il ministro – Entro fine aprile tornero’ a Caserta per ribadire che l’obiettivo e’ quello di portare avanti la lotta fin quando servira”.
Il contabile di Zagaria
’’Saverio Fontana, 47 anni, pregiudicato per estorsione, arrestato nel blitz interforze contro la fazione dei casalesi che fa capo al superlatitante Michele Zagaria, intestatario di numerosi conti correnti bancari, nonche’ titolare di una ditta di ’movimento terra’, e’ il contabile del clan, “uno dei piu’ stretti collaboratori di Zagaria”, secondo gli inquirenti.
Alias ’Penna Bianca’, Saverio Fontana e’ indicato dal pentito Michele Froncillo come sempre
presente nelle riunioni tra clan per risolvere querelle o spartire le zone di influenza per le estorsioni.
Della sua vicinanza al latitante da’ testimonianza una intercettazione ambientale in auto. Conversando con un probabile affiliato che gli chiede 600 euro, dicendogli ’Saverio, glielo dici tu allo zio’ (Michele Zagaria e’ cosi’ chiamato dai suoi, ndr.), l’uomo risponde: “Io lo dovrei vedere questa settimana”.
Il suo ruolo nelle attivita’ estorsive del gruppo emerge anche da una successiva conversazione con il cognato. “Abbiamo distrutto cinque o sei baracche”, lo informa, e quando questi gli chiede di chi, “gli impianti, li abbiamo fermati tutti a Caserta.
Io pero’ non ci sono potuto andare, sono andati in quattro. Mi avevano promesso due-tre camion e non hanno mantenuto la parola. O ci da’ i soldi…”. Saverio Fontana si muove per giri di tangenti milionarie, anche provenienti da territorio diversi da quelli di diretta influenza del clan, su attivita’ illegali concordate con altri gruppi camorristici.
Come nel caso di una estorsione per un appalto a Torre del Greco, un affare combinato con “Peppe Gallo, Peppe Boscotrecase”, cioe’ Giuseppe Gallo, reggente del gruppo Gallo – Limelli -Vangone, “amico dello zio”, come dice l’interlocutore non identificato di Fontana.
