CASAL DI PRINCIPE (Caserta) – Agenti della Dia di Napoli stanno eseguendo nelle province di Napoli e Caserta, in particolare Aversa e dintorni, una vasta operazione anticamorra in esecuzione di un decreto emesso dal Gip di Napoli per sequestrare ingenti beni ai massimi esponenti del clan dei Casalesi.
L’operazione Urania riguarda importanti aziende agricole, terreni e appartamenti lussuosi riferibili ai capi dell’organizzazione criminale e in particolare al latitante Michele Zagaria, detto Capastorta, e a Francesco Bidognetti, alias Cicciotto e mezzanotte, detenuto sotto regime del 41 bis.
Il patrimonio
Il notevole patrimonio sequestrato dalla Dia, nell’ambito di indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, ha evidenziato gli stretti rapporti economici, oltre che criminali, che intercorrono tra le figure di spicco del clan dei Casalesi ed in particolare tra il latitante Michele Zagaria e la famiglia Bidognetti.
Le aziende e l’omicidio di Umberto Bidognetti
In una delle aziende di Castelvolturno sequestrate, all’interno del cascinale, fu ucciso Umberto Bidognetti, padre del collaboratore di giustizia Domenico. L’ omicidio fu commesso nel mese di maggio dello scorso anno dal gruppo di fuoco riconducibile a Giuseppe Setola.
Il terreno è di proprietà della vedova di Salvatore Bidognetti, fratello del collaboratore di giustizia Domenico, ucciso il 3 novembre 1997 nel corso della faida interna all’organizzazione per la successione al vertice del clan.
Il padre di Zagaria si ribella al sequestro della casa: Noi non c’entriamo con nostro figlio, è mia da generazioni
“Non vedo mio figlio da quattro o cinque o sei anni. Posso solo dirvi che ho sempre lavorato con onestà . La mia famiglia con la camorra non c’entra niente. Mio figlio ha preso un’altra strada, con quello che facciamo noi non ha niente a che vedere”.
Lo ha detto ai microfoni di una emittente regionale Nicola Zagaria, 88 anni, padre del boss della camorra casalese, Michele, latitante da una quindicina di anni.
Il padre di Zagaria ha parlato a Casapesenna (Caserta) mentre era in corso un blitz della Dia che ha eseguito sequestri per 10 milioni di euro. Tra i beni sequestrati in odore di camorra vi e’ anche la casa dove vivono Nicola Zagaria e i suoi famigliari.
“Io non so che cosa sia facendo mio figlio, quali siano le sue attivita’ posso solo dirvi che noi siamo un’altra cosa”, ha proseguito il padre del boss ritenuto dagli inquirenti ai vertici della cosca di Casal di Principe.
Alla domanda del cronista se Nicola Zagaria si vergognasse del figlio, l’anziano ha detto: “Non mi vergogno perché comunque é mio figlio ma non sono d’accordo con quello che fa”.
Poi Nicola Zagaria rivolgendosi agli agenti della Dia e facendo segno alle telecamere ha detto “questi blitz dovevate farli 15 anni fa allora sì che si poteva battere la camorra e salvare anche mio figlio”.
Sui sequestri l’anziano ha poi sostenuto che “questi beni erano di mio nonno e poi di mio padre: la mia famiglia non c’entra nulla con la camorra, siamo persone oneste, lavoriamo con le bufale e produciamo latte”.
