Caserta, sgominato traffico di rifiuti pericolosi a Marcianise come in Gomorra: 5 arresti

MARCIANISE (Caserta) – I carabinieri hanno arrestato 5 appartenenti al clan della camorra Belforte che gestivano fra l’altro traffici illeciti di rifiuti speciali a Marcianise e dintorni come nel film Gomorra ispirato all’omonimo libro di Roberto Saviano. Il clan Belforte è affiliato al clan dei Casalesi, di cui è una emanazione.

I militari del Noe di Caserta, insieme alla Guardia di Finanza, hanno eseguito cinque ordinanze di custodia cautelare e numerosi sequestri di aziende e beni per associazione mafiosa.

L’operazione è stata denominata ”Giudizio finale”. Oltre 40 persone sono indagate per riciclaggio e reimpiego di capitali di provenienza illecita.

L’operazione Giudizio Finale

Come spiega uno dei pm della Dda, Giovanni Conso, che ha seguito le indagini assieme ad altri due colleghi, é la prima volta che si incardina un processo per traffico di rifiuti in una inchiesta su un clan della camorra anche se da tempo erano stati scoperti i legami fra camorra e traffico e smaltimento di rifiuti.

I carabinieri del Noe di Caserta, insieme alla Guardia di Finanza, hanno eseguito cinque ordinanze di custodia cautelare e stanno sequestrando numerose aziende e beni per associazione mafiosa.

L’operazione «Giudizio finale» vede indagate anche 40 persone per riciclaggio e reimpiego di capitali di provenienza illecita. Il clan dei Belforte controlla i Comuni di Marcianise, San Nicola la Strada e Caserta.

Andava avanti da anni

L’inchiesta sul clan Belforte di Marcianise (5 arresti, 43 indagati, 50 milioni di beni sequestrati) è uno spaccato su quello che é avvenuto in Terra di Lavoro, e non solo, nel corso di questi anni.

I magistrati della Dda hanno accertato che dal 98 e fino al 2004 questa banda casertana ha fatto arrivare in Campania un fiume di veleni. Non solo questo clan aveva ricevuto anche incarichi dalla Recam, la società pubblica che è stata incaricata di effettuare le bonifiche nei siti inquinati proprio dalle ecomafie.

Ancora di più: durante le crisi dell’immondizia i Belforte e i loro accoliti pretendevano e ottenevano tangenti sul fitto dei contenitori.

Un paradigma perfetto, si inquinava, si ricevevano incarichi da chi doveva disinquinare, si facevano proventi sulla crisi della spazzatura.

50 milioni di euro

È la prima volta che questo meccanismo «perfetto» viene messo in luce da una inchiesta che mette insieme sia le attività propriamente «mafiose», sia quelle legate al ciclo dei rifiuti. Non a caso l’operazione è stata chiamata «giudizio finale» e non a caso investe un’area dove l’inquinamento da diossina ha raggiunto livelli incredibili anche per gli incendi di materiali contenenti cloro come pneumatici o plastica.

Il pizzo veniva imposto a società che operavano nel settore dei rifiuti, ma anche alle società che hanno fittato per mesi ai comuni i grandi contenitori dove stipare l’immondizia.

Naturalmente questo sistema perfetto non prevede differenziata, inceneritori, metodi di smaltimento diversi da quello della discarica, legale o abusiva: un clan agguerrito che aveva costituito società di «carta» per evadere l’iva ed emettere fatture false e ne sono state emesse tante da evadere l’imposta sul valore aggiunto per 4 milioni di euro, quasi otto miliardi delle vecchie lire.

I beni e le aziende sequestrate al clan e ai loro prestanome ammontano a ben 50 milioni di euro.

Veleni dal Nord

Il fiume di veleni che è stato smaltito dai Belforte proviene essenzialmente da Centro Nord. Una massa di scorie pericolose e nocive alle quali nessuno ha posto un freno e che ha messo in ginocchio la Campania.

Forse alla luce di questa inchiesta si spiegano le aperture di discariche, le crisi, l’impossibilità per quanto riguarda i rifiuti di rientrare in una situazione di normalità.

Troppo grandi gli affari, troppo soldi in circolazione, troppi interessi, anche politici su questo grande bussines. E come si era appena intravisto nelle inchieste che riguardavano i fratelli Orsi e il consorzio Eco4, si capisce perché é tanto difficile combattere la camorra dei casalesi