Caserta, armi e munizioni nel covo di Casal di Princip: nei guari Rafilotto e il suo tirapiedi

CASAL DI PRINCIPE (Caserta) – Dopo l’arresto avvenuto il 3 maggio scorso, la polizia indaga sul boss dei casalesi e dei suoi fidati. All’interno del nascondiglio, nascosto da una scarpiera, ricavato dell’appartamento, sono state trovate armi e munizioni, pronte per essere usate. Con Rafilotto, ricercato dal 2004, vi era il favoreggiatore del clan. Entrambi a giudizio.

Ieri, 22 Maggio, personale della Squadra Mobile di Caserta, diretta dal Vice Questore dr. Rodolfo Ruperti ha dato esecuzione ad una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dall’Ufficio GIP presso il Tribunale di Napoli su richiesta della Procura Distrettuale del capoluogo campano nei confronti dei detenuti:

Raffaele Diana, nato a San Cipriano d’ Aversa(CE) il 16.09.1953, alias “Rafilotto”; Paolo Landolfo, nato a Napoli, il 02.02.1964.

La misura si riferisce alle circostanze dell’arresto operato da questo Ufficio il 3 maggio scorso, dell’allora super latitante Raffaele Diana, ritenuto uno dei capi storici del “clan dei casalesi” ed inserito nell’elenco dei latitanti di massima pericolosità del Ministero dell’Interno.

Diana, ricercato dal 2004 perchè colpito da ordinanza di custodia cautelare in carcere emesso dal GIP Distrettuale di Napoli per associazione mafiosa, omicidio doloso in concorso, e fermo di indiziato di delitto emesso dalla Procura della Repubblica di Bologna per detenzione e porto illegale di armi e lesioni personali in concorso, aveva trovato rifugio in un’abitazione di Casal di Principe di proprietà del Landolfo, che veniva arrestato in flagranza per favoreggiamento aggravato.

All’interno dell’appartamento, dietro una scarpiera, era stato ricavato un vano dove il ricercato aveva inutilmente tentato di nascondersi all’arrivo della Polizia. Nella circostanza venivano sequestrate, nascoste in un marsupio in possesso di Diana, due pistole semi-automatiche con matricola abrasa, un silenziatore e decine di cartucce per le armi in questione.

La misura eseguita in carcere, riguarda l’imputazione di porto e detenzione illegale di armi e del relativo munizionamento, la ricettazione delle pistole, per quanto concerne Raffaele Diana, mentre per Paolo Landolfo essa si riferisce al reato di favoreggiamento personale aggravato dall’avere agito al fine di favorire l’organizzazione di stampo mafioso denominata “clan dei casalesi”.