Caserta, inchiesta sui Ligato – Lubrano: dalle minacce a fidanzati a pressioni sui giornalisti

PIGNATARO MAGGIORE (Caserta) – Nella mattinata il rinomato clan Ligato – Nuvoletta, che da decenni detta legge nel pignatarese, e che ha avuto modo nel passato, di fare affari anche con la mafia siciliana, è stato sventrato, con la custodia cautelare in carcere di ben 15 affiliati. Dalle prime indagini che sono emerse nella giornata di oggi, oltre al fatto che dell’organizzazione criminale pignatarese, si sono scritti vari articoli, le forze dell’ordine sono arrivate a costruire alcune delle azioni criminose di tale clan.

Il clan mette fine ad una tenera love story

Nel 2003 ad esempio, pare che il clan sia intervenuto per mettere fine alla storia d’amore che era nata tra un giovane pescivendolo di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) ed una giovane barista di Pignataro. In effetti pare che il ragazzo, in un certo modo, appartenesse ad una cosca sammaritana, la giovane invece, che lavorava come barista in un bar di Pignataro, aveva un vincolo di parentela con uno degli affiliati della zona.

I due giovani avevano cominciato a frequentarsi, nonostante le diverse fazioni di appartenenza. Il ragazzo si recava spesso nel bar, luogo di lavoro della giovane donna. Intanto la notizia era finita all’orecchio dei parenti e dei suoi amici che non vedevano di buon occhio la love story. Il giovane fu pedinato, minacciato ed alla fina picchiato selvaggiamente da un branco di sconosciuti che tanto sconosciuti non erano, ma che sicuramente erano intoccabili. Solo allora la storia finì con la soddisfazione della famiglia camorrista. Ma ancora una storia è emersa ed ha catturato l’attenzione delle forze dell’ordine.

A un giornalista fu impedito di pubblicare articoli di camorra

Un giornalista sportivo ha ricevuto pressioni dal clan pignatarese per impedire ad un giornalista di cronaca, che conosceva bene la camorra di Pignataro, non potesse pubblicare i suoi articoli sul giornale locale. Il valido giornalista, per non essere individuato, visto che in passato aveva avuto non pochi problemi, usava dei nomi fittizi che sono poi stati individuati dai pregiudicati. In questo modo, poteva dare in pasto alla stampa, tutte le malefatte delle due famiglie camorriste e degli affiliati. Fu lui per primo a quanto pare, a scoprire che Totò Riina, boss di Cosa Nostra, fu ospite delle famiglie Ligato – Nuvoletta a Pignataro Maggiore in un periodo della sua latitanza ed a parlare dei sinistri affari della camorra casertana e della mafia siciliana.

Ed anche questa storia finì alla ribalta della cronaca grazie al giornalista. Ora è compito degli inquirenti scoprire quali e quanti malaffari sono stati portati a termine dal clan di Pignataro, in tutti gli anni in cui l’ organizzazione criminale ha potuto lavorare indisturbato sul territorio casertano.

Gli arrestati

Sono 15 i destinatari dei provvedimenti restrittivi, emessi dal Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione distrettuale antimafia partenopea, sono accusati a vario titolo di associazione mafiosa, omicidio, estorsioni, detenzione e porto abusivo di armi, danneggiamento.

L’operazione ha consentito di disarticolare il clan che attualmente ha il controllo del comune di Pignataro Maggiore (Caserta) e di quelli limitrofi. Il capo storico della famiglia Ligato, Raffaele, è in carcere da tempo dove sta scontando la pena all’ergastolo, tra i reati per cui è stato condannato figura anche l’omicidio del sindacalista Francesco Imposimato, avvenuto a Maddaloni (Caserta) nel 1983.

Ecco gli arrestati: Raffale Ligato, Antonio Raffaele Ligato, Pietro Ligato, Gaetano Lubrano, Giuseppe Lubrano, Primo Letizia, Antonio Cuccari, Pietro Borrelli, Antonio Izzo, Pietro Mercone, Luigi Messuri,Gerardo Palumbo, Antonio Palumbo, Antonio Parisi, Vincenzo Pellegrini.