CASERTA – L’arresto del superlatitante Giuseppe Setola, ha suscitato grosse sensazioni nella comunità ghanese presente nel territorio di Castelvolturno ma anche in tutta l’Italia. Alcuni africani hanno assistito all’arresto del superlatitante da una televisione allestita in un bar del centro, accesa proprio nel momento in cui, su una rete locale, trasmetteva la notizia che, finalmente, il boss più pericoloso del momento era stato individuato ed arrestato. Alcuni ghanesi sono usciti fuori dall’esercizio e si sono inginocchiati a terra in segno di preghiera, con le mani rivolte al cielo e gli occhi colmi di lacrime dicendo che Dio è grande.
Un ricordo ancora vivo
Non è lontano quel 18 settembre scorso, la sera della strage in cui, un commando criminale, sparò contro un gruppo di ghanesi fuori ad un centro ricreativo a Pinetamare. Nella circostanza furono uccisi a colpi d’arma da fuoco, sei africani e, poco distante, un italiano, Antonio Celiento, proprietario di una sala giochi a Baia Verde, tutto in una notte. Dalle indagini delle forze dell’ordine è emerso che gli africani colpiti erano estranei alle attività criminali, la loro colpa era il colore della pelle. La missione omicida degli assassini era quella di dare una lezione agli spacciatori di colore del luogo, prevalentemente nigeriani. Lo scopo: liberare la zona per potersene impossessare definitivamente e poter continuare le attività criminose del clan indisturbatamente.
La comunità sconvolta
Da quella terribile sera, la comunità africana è stata sconvolta, gli uomini camminavano diffidenti e guardinghi, la paura si era impossessata delle persone. Dalla sera dell’agguato camorristico, in stile far west, nessuno si sentiva al sicuro. Ogni rumore sospetto era un campanello d’allarme, una moto che si fermava era motivo per diffidare. Il terrore delle donne, la rabbia dei genitori che avevano bimbi in strada a giocare.
Ma essi si erano aggrappati alla promessa dello stato. Poiché colpiti personalmente, i poveretti hanno seguito la vicenda terroristica della mente stragista dell’agguato, la carriera criminale di Giuseppe Setola, indiscusso boss dei casalesi, l‘assassino di innocenti. E tre giorni fa, una delusione appena percepita, il Setola era sfuggito per l’ennesima volta alla cattura, la moglie era stata arrestata. La primula rossa, come viene definito il Stola, fuggì da un cunicolo attraversando il condotto fognario, trovando la libertà a pochi metri dal covo. Durante la fuga però, l’uomo aveva riportato una lussazione al polso.
Una terribile minaccia
A seguito dell’arresto della moglie, Stefania Martinelli, 30 anni, l’ennesima minaccia del boss: “liberate mia moglie, altrimenti faccio saltare in aria i carabinieriâ€. La minaccia è stata registrata dalle forze dell’ordine in quanto il Setola era in possesso di una discreta quantità di materiale esplosivo e minacciava di usarlo, di fare una strage. Doveva essere fermato immediatamente.
Scatta la promessa degli uomini del comando provinciale di Caserta rappresentato dal colonnello Carmelo Burgio: “Lo prenderemo, siamo su una buona pistaâ€. Dopo circa tre giorni è arrivato il finale di questo lungo periodo di morte e assassini della primula rossa della camorra organizzata casertana. L’arresto del Setola era previsto ormai, gli uomini che una volta erano con lui e lavoravano con e per lui ed arrestati, così come vecchi camorristi, hanno scelto la via del pentimento. Oreste Spagnuolo, Emilio Caterino e Maria Carrino, sorella di Anna, ex compagna del boss Francesco Bidognetti ed altri pentiti, sapevano molto di questo acerrimo nemico della giustizia, dello Stato, il macellaio del clan più potente al mondo. Ed hanno detto abbastanza, tanto da dare ottimi punti di riferimento.
L’ultimo covo del macellaio era a Mignano Montelungo, un piccolo paesino nel casertano al confine con Frosinone. Il Setola era sfuggito alla cattura tre giorni fa, assieme a due guardaspalle, si era rifugiato in casa di una infermiera che lo ospitava, in una fatiscente casa nei pressi della clinica villa Floria. Ed è in quella casa che il pluripregiudicato si era nascosto per potersi curare le ferite e forse, per poter studiare un piano da attuare.
Ma stavolta invece, è stato sorpreso ed arrestato. Assieme al superboss sono stati arrestati i due guardaspalle, Paolo Gargiulo, detto “o Calimero†e Loran Heran, pregiudicato italoamericano, che era con lui anche nell’ultimo blitz dei carabinieri a Trentola Ducenta (Ce), dove il Setola sfuggì per l’ultima volta all’arresto. Arrestati anche Riccardo Iovine, analista di San Cipriano d’Aversa e cugino del latitante Antonio Iovine, altro boss del clan dei casalesi e la proprietaria del covo Luciana Cantarelli, che curava le ferite del boss.
“Il Setola†dice il colonnello Carmine Burgio, che con il suo comando ha collaborato con la Dia di Napoli, diretta da Franco Roberti, “ non ha detto nulla che meriti di essere riportato. E’ solo un uomo di grande spessore criminale, un uomo così non potrebbe dire nulla…â€
Un boss sanguinario, impietoso
Il Setola è stato un boss sanguinario e spietato, al suo attivo avrebbe almeno 18 omicidi, tra cui quello di Umberto Bidognetti, padre di Domenico, ex boss e collaboratore di giustizia. Dai pentiti è stato sopranominato il macellaio, proprio perché uccide chiunque si metta sulla sua strada o non è dalla sua parte. Ma non si fa scrupoli di ammazzare persone che con la criminalità organizzata non c’entra niente.
L’infanzia da chirichetto
Nato 38 anni fa a Santa Maria Capua Vetere (Caserta), Giuseppe Setola era un ragazzo normale come tanti. Forse solo un po’ irrequieto tanto che i genitori, lo affidarono alla bontà divina, alle cure del parroco della chiesa locale. Giuseppe per un po’ di tempo, ha fatto l’esperienza del chirichetto, non era raro vederlo a messa con l’abito bianco di fianco all’altare. Crescendo la vocazione è sparita, gli incontri coi giovani scapestrati, poi con i bulli del paese, hanno dato una svolta decisiva alla sua vita, fino al primo omicidio a vent’anni circa. La sua carriera criminale è stata poi tutta in ascesa.
L’incontro con gli affiliati alla camorra locale, fino al voler una squadra tutta sua. Lui non ci stava a prendere ordini, Setola non era “il ragazzo diâ€, Setola era un boss, gli ordini li dava. E per affermare la propria supremazia, non esitava a creare disordini nell’equilibrio del “sistema†camorristico.
E’ stato a capo degli scissionisti del gruppo Bidognetti, poi lui stesso è diventato il feroce boss che tutti conosciamo, astuto, terribile, un feroce assassino, colui che i suoi stessi uomini temevano e che i pentiti definivano il “macellaioâ€.
La finta cecitÃ
Poi ci fu l’arresto. Otto mesi fa circa, nella primavera del 2008, Setola con lo stratagemma più vecchio del mondo ed il più collaudato, si fece diagnosticare una grave forma di infezione agli occhi. Pareva che stesse rischiando la cecità .
La malattia fu diagnosticata da più specialisti che confermarono il grave rischio. Il boss non poteva stare in carcere, doveva andare in una clinica per essere curato. Fu scelta la clinica specialistica di Pavia. Ma poco dopo il pericoloso boss evase dalla clinica, aiutato da alcuni complici.
Per qualche tempo è restato nascosto nella città di Pavia, appena possibile, l’uomo è tornato nel casertano, alla guida del suo gruppo stragista, accerchiato e protetto dai più feroci assassini, reclutati di volta in volta. Da allora è iniziato il regno di terrore del Setola.
Azioni criminali, assassinii inspiegabili, vendette personali e trasversali, Noviello, papà Bidognetti, i sei ghanesi, e molti altri omicidi, portano la sua firma. In alcuni casi, ha anche partecipato all’esecuzione personalmente, quando a bordo di una moto, ha usato il suo proverbiale kalashnikov per commettere omicidi. I pentiti lo accusavano, ma il Setola smentiva attraverso i giornali, ai quali mandava le foto dove lo ritraevano con la benda sugli occhi e degli occhiali scuri.
Il suo messaggio: se sono cieco come posso essere io l’assassino? Ma i pentiti continuavano ad accusarlo, è lui il vero boss, è lui che dirige il commando assassino.
L’agguato ai ghanesi: un grave errore
C’è sempre lui dietro alla strage di Castelvolturno. Quello che forse lo ha tradito. Dopo l’uccisione degli africani, lo stato si è dato da fare. Lo Stato si è fatto sentire, ha lottato a fianco delle forze dell’ordine casertane e napoletane. Ma il Setola continuava a sfuggire ai numerosi blitz dei carabinieri.
L’arresto del boss
Fino a ieri, quando è stato sorpreso a Mignano Montelungo. Il camorrista ha cercato di scappare dai tetti, ma è stato bloccato, sapeva che non ce l’avrebbe fatta, che ormai era finita.
Era ferito, stanco, si è arreso alzando le mani, non c’è stato scontro a fuoco, non si è sparato nemmeno un colpo, sapeva che era finita. Alla fine si è complimentato con i militari: “Avete vinto voiâ€, dice, come se tutto il sangue versato fosse stato solo un gioco e la caccia, una sfida.
Il Setola insieme ai compari è stato portato al Comando Provinciale di Caserta, dove ad attenderlo, c’erano oltre ai carabinieri, una schiera di curiosi e giornalisti. Un arresto che non lascia indifferenti. L’uomo è apparso stanco, provato, ma sul suo volto si intravvedeva la solita smorfia sarcastica, quella di un uomo che per mesi, ha tenuto un paese intero con il fiato sospeso.
Durante l’arresto non ha tentato neppure di nascondere il viso, lui è sempre il boss. Il superlatitante è stato arrestato, per mesi è stato inseguito,braccato, ricercato, sfidato. Eppure ha messo a fuoco molti piani criminosi per incrementare le casse del clan. Protetto e seguito da uomini di fiducia e guardaspalle, l’uomo per tutti i mesi della latitanza ha fatto parlare di sé, come di uno spettro senza volto. Nel covo in cui è stato arrestato, è stato trovato il fucile, oltre 100.000 euro in una borsa sportiva e dei medicinale che servivano per le irritazioni oculari.
La presenza dello Stato
Lo stato si è mosso, ha fatto sentire la sua presenza, è stato allertato l’esercito, per mesi gli italiani hanno assistito ad una guerra, la camorra contro lo stato. Ala fine lo stato ha vinto. Non è la fine ma solo un inizio, l’arresto del latitante è in inizio, una prova che esiste una legge e che tutti la devono rispettare.
Una soddisfazione per lo stato, per il ministro Maroni, il quale fin dall’inizio è stato il primo ha creduto in quello che si stava facendo, ed ha replicato che si tratta “di un colpo durissimo inferto alla camorraâ€.
Un sollievo per la comunità ghanese, i genitori delle vittime che possono tornare a credere nella giustizia, dell’uomo e quella divina. “Siamo sollevati†replica il rappresentante della comunità ghanese di Castelvolturno, “Lo stato si è fatto sentire, ci ha dato un segno forte, che è dalla nostra parte, ma non possiamo dire che è finita. Avevamo fiducia nelle forze dell’ordine, ci avevano fatto capire che erano sulla strada giusta e dunque era scontato che sarebbe finita con l’arresto di Setola. Ma non è ancora finita, ricordiamoci che i suoi luogotenenti sono ancora in libertà e noi siamo timorosi per questoâ€.“
Ma Zagaria e Iovine
Ma Michele Zagaria e Antonio Iovine, i veri capi – Setola era solo il responsabile del gruppo di fuoco – sono ancora fuori, resteranno a guardare? Bisogna arrestarl, essi sono altrettanto pericolosi.
