Caserta, duro colpo al clan Bidognetti: nuovo arresto per Raffaele detto o Puffo e altri 8

AVERSA (Caserta) – Ancora un duro colpo inferto alla camorra, da parte della Direzione Antimafia di Napoli. A seguito di indagine da parte della DDA, è stato eseguito una ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di nove esponenti del clan dei casalesi facenti capo al gruppo Bidognetti.

Un fulmine a ciel sereno arrivato stamattina per il capostipite ed i suoi affiliati, che di certo non se lo aspettavano. L’ordinanza è stata emessa dall’ufficio 24° del G.I.P del Tribunale di Napoli ed è stata eseguita dai carabinieri della Stazione di Parete, in provincia di Caserta a carico di Raffaele Bodognetti, figlio di Francesco, detto “Cicciotto e Mezzanotte” e dei suoi uomini fidati che operavano nella zona di Parete e Lusciano. Essi sono stati indagati per di associazioni per delinquere di tipo camorristico, estorsione continuata con il metodo mafioso, violenze private aggravate dall’art. 7 della legge 203/91.

Il clan minaccia i commercianti

Il Bidognetti in particolare, è stato accusato inoltre, di intimidazione nei confronti di un imprenditore casertano. Dal carcere dove si trova detenuto, impartiva l’ordine ai suoi uomini, di avvicinare l’imprenditore e, con qualunque metodo, farlo desistere dal testimoniare in un processo a suo carico. Le minacce dei fedeli non hanno avuto riscontro e al processo il Bidognetti è stato condannato a oltre 12 anni di reclusione.

Tra i soggetti arrestati, ne figurano alcuni, che risultano inquadrati nel gruppo diretto dal superlatitante Giuseppe Setola e comunque facente parte al gruppo Bidognetti che negli ultimi mesi, attuando il metodo camorristico, ha ingenerato panico e terrore nella collettività casertana, ponendo in essere azioni stragiste e omicidi vari. L’indagine, che fonda l’attuale provvedimento, è il proseguimento delle attività investigative avviate nel mese di novembre del 2006 dai militari dell’Arma di Parete, che hanno voluto ricostruire il nuovo assetto della criminalità organizzata paretana.

Tale organizzazione è ritenuta già pienamente inserita nell’articolazione del clan dei casalesi e riconducibile inizialmente al capoclan Raffaele Bidognetti detto “o’ Puffo” e successivamente ai due latitanti recentemente catturati, Emilio Di Caterino, detto Emiliotto e Alessandro Cirillo detto “o’ Sergente”, delegati dalla famiglia Bidognetti, alla gestione diretta del clan e delle articolazioni che ad esse fanno riferimento.

Durante la prima fase investigativa, che si è conclusa nell’ ottobre 2007 e nella seconda, conclusasi nel marzo del 2008, a seguito dell’individuazione di gran parte degli appartenenti al sodalizio criminoso e consecutivamente all’acquisizione di elementi probatori sull’attività a Parete e a Lusciano.

La DDA di Napoli, dopo aver accertato che i soggetti consumavano estorsioni ai danni di imprenditori, commercianti e liberi professionisti della zona, usando il metodo tipico delle organizzazioni criminali, del cd per il cambio degli assegni,ha emesso il fermo per Luigi Chianese detto “giggino o’ santo” e a 12 soggetti affiliati, e, successivamente nel marzo 2008, un analogo Decreto è stato emesso nei confronti di Enrico Verso ed altri sei soggetti, tutti ritenuti affiliati al clan Bidognetti Raffaele per i fatti commessi tra novembre 2007 e febbraio del 2008.

La richiesta del pizzo anche con la violenza

Nello specifico è stato accertato che i soggetti rimasti liberi, sottoponevano, nel periodo precedente e successivo delle festività natalizie, gli stessi imprenditori ed ulteriori commercianti al pagamento del pizzo. L’organizzazione inoltre, esercitava il controllo del territorio attraverso la repressione dei comportamenti agendo con violenze fisiche sulle vittime innocenti ma anche a pregiudicati e non, affinchè ritrattassero le accuse nei confronti di altri gregari.

Le vittime confessano

Le vittime di estorsioni e di violenze private non denunciavano il fatto per paure, ma, quando sono stati chiamati dai carabinieri di Parete, a rispondere dei reati compiuti dagli indagati ai loro danni, essi hanno collaborato alle indagini, ed hanno fornito dichiarazioni accusatorie significative che hanno avvalorato il quadro probatorio già acquisito dalle investigazioni.