ROMA – Ieri Roberto Saviano ha compiuto i due anni di vita blindata, sotto protezione di una squadra di carabinieri che notte e giorno lo difendono dai possibili attentati della camorra, che lui ha denunciato nel best seller ‘Gomorra’.
IL COMPLEANNO
Un compleanno che il ventinovenne scrittore napoletano ha festeggiato partecipando per oltre mezz’ora alla trasmissione di ‘Fahrenheit, che ogni giorno riunisce sulle onde di Radiotre il popolo degli amanti dei libri.
“Sono stati due anni di vita sottoscorta, anni duri – ha raccontato Saviano – All’inizio sembra che non ce la puoi fare, quando il tuo quotidiano viene stravolto e capisci che puoi solo peggiorare, perché vivi costantemente nel sospetto, nella mancanza di fiducia, nella solitudine, mentre le persone che ti sono attorno spariscono”. Ma la vita quotidiana sotto scorta, com’é? “Spesso sono giornate terribili – risponde – Ma faccio molta palestra, soprattutto molta boxe con quelli che chiamo i miei ragazzi, cioé i carabinieri che mi accompagnano giorno e notte e che qualche volta mi chiamano capitano.”
DUE ANNI FA A CASAL DI PRINCIPE
Saviano ha anche ricordato quello che è successo due anni fa, quando partecipò ad una manifestazione a Casal di Principe in provincia di Caserta, rivolgendosi direttamente ai boss latitanti. Il libro non era ancora un best seller da milioni di copie, ma qualcosa era successo e i carabinieri e la Procura della repubblica avvertirono lo scrittore. “Ricordo la telefonata allarmata di un ufficiale dei carabinieri – ha raccontato ai microfoni di Fahrenheit – Un collaboratore di giustizia aveva segnalato il pericolo.
“Non tutti erano dalla mia parte, dalla parte della legalità – dice ancora Saviano – Ricordo che quando uscii di casa circondato dai carabinieri, ci fu qualcuno che mi sibilò alle spalle: ‘finalmente t’hanno arrestato!’ Saviano oggi ha 29 anni e dice di essersi allontanato da tutti: “anche da parte di quelli che mi erano vicino c’era una sorta di rimprovero, come se dicessero ‘ci siamo presi degli schiaffi in faccia per te, per difendere uno spettro”. Ma Saviano è anche convinto di una cosa: “sono i lettori che hanno messo paura ai poteri criminali, non io”.
LA DENUNCIA DELLE IDEE
E spiega che denunce individuali, articoli coraggiosi, prese di posizioni di preti coraggiosi coem don Diana, poi ucciso, o il vescovo Raffaele Nogaro; ci sono sempre stati, ma non hanno mai preoccupato i boss. Ma quando la denuncia comincia ad arrivare a certi numeri, quando sono milioni le persone che leggono un libro di denuncia, quando soprattutto diventa economicamente vantaggioso denunciarli (editori, giornali, cineasti su Gomorra hanno guadagnato molto) allora qualcosa davvero cambia.
IL PROGETTO DI UCCIDERLO
Proprio nei giorni scorsi, al compimento dei due anni di scorta, è cominciata a circolare la notizia che i pentiti di camorra degli ultimi giorni abbiano rivelato che secondo i boss camorristi della provincia di Caserta doveva essere ucciso perché stava diventando scomodo. Le rivelazioni sono ritenute attendibili dai magistrati, ma si riferiscono a propositi di rabbia, diq uelli usati – secondo noi – per aizzare i cani: ovvero la manovalanza più bassa della camorra della provincia di Caserta e incutere timore nelle persone. E sono comunque de relato da parte di un ex camorrista pentito, Carmine Schiavone, da tempo ormai fuori dal giro, perciò – spiegano alla Dda – devono essere essere confermate in più modi. Ma il livello di attenzione resta sempre alto.
I camorristi della provincia di Caserta – ricchi di colletti bianchi – sono assai attenti e non avrebbero sicuramente buttato altra benzina sul fuoco di questi giorni. Meglio, alimentano polemiche e scontri, ti uccidono con le parole. I loro obiettivi sono sempre meditati.
