NAPOLI – Sono entrati in camera di consiglio questa mattina, lunedì 16 giugno, i giudici della I Sezione della Corte d’Assise d’Appello di Napoli per decidere la sorte di 36 imputati del processo Spartacus, il maxi procedimento più importante d’Italia dopo quello di Palermo di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
Gli imputati sono tutti boss della camorra del clan dei Casalesi, con a capo Francesco Schiavone detto Sandokan, con epicentro in provincia di Caserta. Dopo la replica del sostituto procuratore generale Francesco Iacone che ha sottolineato la necessità di confermare i 16 ergastoli ai capiclan già condananti in primo grado, i giudici della Corte, presieduta dal presidente Raimondo Romeres, a latere Maria Rosaria Caturano, si sono chiusi in camera di consiglio e ci resteranno, probabilmente, per i prossimi tre giorni.
LA SENTENZA DI PRIMO GRADO
La sentenza, lo stralcio che riguarda gli omicidi e le guerre di camorra, potrebbe dare un duro colpo al clan. Non è stato, però, ancora iscritto a ruolo il troncone che tratta dell’associazione, degli affari, dei rapporti con l’imprenditoria; in tutto una novantina di imputati quasi tutti a piede libero. Per trasmettere ai giudici d’appello i 550 faldoni contenenti gli atti del procedimento fu utilizzato, nel novembre 2006, un furgone blindato.
I GIUDICI MARANO E MAGI
La sentenza di primo grado della seconda Corte d’Assise di Santa Maria Capua Vetere venne messa al 15 settembre 2005, dopo undici giorni di camera di consiglio e otto anni di dibattimento. La Corte era presieduta da Catello Marano e comminò 95 condanne, 21 delle quali all’ergastolo, e decise 21 assoluzioni. Le motivazioni alla base del verdetto furono scritte dal giudice a latere, Raffaello Magi, che racchiuse tutto in 3.187 pagine: un lavoro paragonabile solo a quello del maxi processo contro la mafia.
SANDOKAN: NON VOGLIO FOTO E TELECAMERE
Prima che i giudici si ritirassero in Camera di consiglio ha preso la parola in videoconferenza dal carcere dell’Aquila il boss Francesco Schiavone, detto Sandokan. “Non sono una fiera da gabbia – ha detto – non voglio essere ripreso da TeleKabul”.
GLI IMPUTATI
La Corte dovrà pronunciarsi, tra l’altro, sulla richiesta di conferma di 16 ergastoli inflitti in primo grado a esponenti del clan, tra i quali, Francesco Schiavone, detto Sandokan; Francesco Bidognetti, soprannominato Cicciotto ‘e Mezanotte; e i latitanti Michele Zagaria e Antonio Iovine.
LA SENTENZA GIOVEDì 19
La sentenza, contrariamente a quanto si era appreso in precedenza, è prevista per giovedì 19 giugno. Nel corso della breve udienza di stamattina l’intero collegio di difesa e alcuni imputati hanno dichiarato la propria opposizione alla richieste di riprese video e di fotografie avanzate da numerosi giornalisti italiani e stranieri, presenti per la prima volta in questo processo, in seguito alla enorme risonanza provocata da recenti agguati ai danni di collaboratori di giustizia, e loro familiari ed imprenditori che hanno denunciato il racket.
La Corte ha invece consentito l’ingresso di fotografi e videoperatori purchè non riprendessero gli imputati nelle gabbie e quelli collegati in videoconferenza.
