MONDRAGONE (Caserta) – E’ iniziata nel 2003 l’inchiesta nella quale Michele Orsi, l’imprenditore ucciso oggi un un agguato, rimase coinvolto e iniziò poi a collaborare con gli inquirenti. Indagando sulle tangenti pagate dai vertici di una società mista della provincia di Caserta per lo smaltimento dei rifiuti, la Eco 4, la direzione distrettuale antimafia di Napoli era arrivata un anno fa ad ipotizzare che gli uomini contigui al clan La Torre avrebbero dato vita ad un gruppo politico con l’obiettivo di incidere sull’Amministrazione comunale di Mondragone in provincia di Caserta e su tutto il suo sistema politico.
Raggiunti da ordini di custodia in carcere un ex consigliere comunale di Mondragone, un vigile urbano, il presidente di Eco quattro; l’ex presidente del consorzio di bacino e il boss La Torre. Le accuse erano associazione mafiosa, estorsione, corruzione di pubblico ufficiale, truffa ai danni dello stato. Giuseppe Valente, già presidente del Consorzio di bacino, secondo gli inquirenti, avrebbe fatto da cerniera “tra la sfera politico/amministrativa comunale, il potere imprenditoriale e l’aggregazione mafiosa”, gestendo anche assunzioni e facendo così accrescere il suo potere. Coinvolti anche uomini politici di spessore nazionale.
Ma non solo: nel mirino degli investigatori era finita anche una ex consigliere comunale, Maria D’Agostino, decaduta perché dichiarata ineleggibile, che – se pur uscita di scena – “si dimostrava di fatto capace di intervenire e condizionare le scelte dell’Amministrazione comunale di Mondragone”, che dopo le elezioni del 2004 restava guidata dal sindaco Ugo Conte.
