NAPOLI – Sono 46 le ordinanze di custodia cautelare, 8 delle quali eseguite in Polonia, emesse dal gip del tribunale di Napoli e notificate dalla Guardia di Finanza nell’ambito di una inchiesta nata nel 2006 su un contrabbando di sigarette prodotte in Ucraina, che, attraverso la Polonia e via terra, con camion, arrivavano ad essere vendute nei quartieri di Napoli di Forcella, del Lavinaio, di piazza Mercato, e del Borgo Sant’Antonio, zone dominate dai clan Licciardi e Mazzarella.
All’indagine ha collaborato anche l’Olaf, l’ufficio per la lotta alla frode in seno alla Commissione Europea. Nel corso dell’inchiesta erano gia’ state arrestate 127 persone e sequestrate 30 tonnellate di tabacchi lavorati esteri.
Il contrabbando di sigarette e’ ’lavoro’ che passa da padre a figlio, e che ritorna uno dei
’business’ della camorra. E’ lo scenario che emerge dall’indagine della Direzione distrettuale antimafia di Napoli che ha portato in carcere 46 persone tra la Campania e la Polonia. “Un ritorno al passato”, come lo ha definito il capo dell’ufficio giudiziario partenopeo Giovandomenico Lepore.
“Si tratta di un reato commesso dai figli di quelli che lo facevano ieri”, aggiunge il generale della Guardia di Finanza Giovanni Mainolfi, citando Antonietta Sacco. “Si ha quasi nostalgia per
il vecchio contrabbando con le navi e gli inseguimenti a mare, a via Caracciolo; oggi i trasferimenti di sigarette avvengono via terra, attraverso l’utilizzo di camion con il doppio
fondo”, spiega ancora Lepore.
A gestire l’organizzazione, esplicita il coordinatore della dda Federico Cafiero De Raho, erano tre differenti gruppi: il primo, a capo del quale era Vincenzo Tesone, in contatto con un referente polacco per la gestione delle importazioni delle ’bionde’ fabbricate in Ucraina; il secondo, guidato da Bruno Taurasi, a fare da tramite per le importazioni; e infine il terzo, il piu’ potente, capitanato da Salvatore Adamo, con una base logistica a Varsavia, che poteva contare sul contributo di vari italiani con residenza stabile in Polonia.
L’investimento all’origine per ogni pacchetto di sigarette era di 50 centesimi di euro a
fronte di un prezzo finale di vendita di 2,50 euro. “All’erario pubblico su mille casse di sigarette vengono sottratti 1,5 milioni di euro. Il contrabbando di sigarette e’ una delle piu’ grosse frodi a livello comunitario”, spiega il capo delle operazioni Olaf, Salvatore Catania. Agli arrestati, italiani ma anche polacchi, viene contestato il reato di associazione a delinquere finalizzata al contrabbando di tabacchi lavorati esteri.
L’indagine e’ partita con il sequestro alle porte di Napoli e Caserta di partite di sigarette di contrabbando portate da corrieri polacchi, arrivando poi a capirecome l’origine di quelle spedizioni era in una articolata e composita ’banda’ che si serviva di polacchi, ungheresi e rumeni diretti da italiani residenti in Polonia, in particolare a Varsavia, legati a famiglie di contrabbandieri ’storici’ napoletani e clan campani.
Diversamente che negli anni ’80, il ’nuovo’ contrabbando napoletano importa per rifornire i banchetti che sempre piu’ spessso compaiono nelle strade piccole quantita’ di ’bionde’, 500 chili alla volta, nascosti in doppi fondi di camion scortati da vetture di staffetta, con
i corrieri sono in costante contatto telefonico con i capi. Numerosi i depositi individuati sia in Campania che nel basso Lazio, capannoni, ma anche case.
