Antonio si racconta senza Michele: Ci siamo conosciuti al Liceo

NAPOLI – Ha conosciuto Michele, suo amico e partner indiscusso, tra i banche di scuola del Liceo Classico e Scientifico “Calamandrei” di Ponticelli e da allora non si sono più staccati. Debuttano insieme, infatti, nel 1995 al teatro Bruttini di Napoli con “Mai dire mais: ovvero l’abito non lo fa il monaco ma il sarto”, scritto da loro stessi.

Poi, nel 1996, entrano nel cast di Telegaribaldi, trasmissione regionale, e qui nasce il personaggio di Silvia, interpretata da Antonio: indimenticabile ragazza viziata della Napoli bene. Partecipa a numerose altre trasmissioni televisive da “Pippo Chennedy Show” su Rai Due con la Dandini fino a “Quelli che il calcio” con Fabio Fazio su Rai Tre. E po in radio, sempre con Michele, a “PELOECONTROPELO” per le bande di Kiss Kiss Network. Dal 2004 la coppia Antonio & Michele fa parte del cast di comici di Zelig.

Da piccolo, Antonio era appassionato di archeologia, ma in fondo ha sempre sognato di diventare un attore comico. La strada per la comicità spesso non si sceglie e Antonio è stato fortunato perché la sua innata simpatia lo ha premiato dandogli la possibilità di fare il lavoro dei suoi sogni.

Ha raccontato all’ Ecodicaserta come nasce un personaggio comico e la voglia e il divertimento nel crearne sempre uno nuovo. Il segreto del successo è divertire prima se stessi e insieme gli spettatori!

Come e quando hai incontrato Michele? Quali sono stati i primi spettacoli?

Io e Michele ci siamo incontrati al Liceo, e il primo spettacolo lo abbiamo fatto al Teatro Bruttini di Napoli nel ‘95 e poi da lì siamo andati a Telegaribaldi nel ‘96 e a Pippo Kennedy show nel ‘97.

Avete cominciato tra i banchi di scuola quindi?

Si, eravamo nella stessa classe, quindi abbiamo iniziato a fare gli sketch nei corridoi del liceo “Calamandrei” a Ponticelli, poi ci siamo accorti che la gente rideva e così dal gioco è diventato un lavoro.

Da piccolo cosa immaginavi di diventare?

L’idea di fare Il comico mi è sempre piaciuta anche da piccolo, poi avevo anche una passione per l’archeologia, che col tempo ho perso.

Quali sono i tuoi punti di riferimento nel cinema o nella tv?

Nel cinema comico Troisi: io sono di Ponticelli, a pochi passi da San Giorgio a Cremano, il suo paese. E poi chiaramente De Filippo per il teatro, ma direi meglio che sono i miei punti di riferimento che mi hanno spinto ad intraprendere questo cammino.

Quale esperienza ti ha fatto crescere di più professionalmente?

Ogni esperienza ti fa crescere professionalmente, per periodi diversi per me è stato importante Telegaribaldi, Pippo Kennedy, Zelig ultimamente. Ogni esperienza ti permette di maturare, quindi non direi in assoluto una. In ogni caso l’esperienza fondamentale per me è andare sul palco ed esibirsi davanti alla gente. Perché quello è il luogo dove capisci se stai percorrendo la strada giusta o meno. Ogni esperienza quando nasce non viene da una scelta economica ma artistica, perché ti diverti a farlo e allora è per questo che ti fa crescere.

Come nascono i personaggi che interpreti?

Dall’osservazione. Tendenzialmente tendi a guardare qualcosa che ti sta vicino, che ti appartiene, mescoli la realtà con la fantasia e nasce un personaggio. Poi al di là se possa avere successo o meno, in genere devono essere sempre situazioni che ti colpiscono e ti fanno ridere in prima persona altrimenti non riesci a far ridere gli altri.

E cosa ti fa ridere?

È un continuo: ci sono tante cose che mi fanno ridere, ma in genere la risata nasce sempre da una sofferenza, sempre da un disagio, un malessere, che poi tu converti, capovolgi. In genere la risata è cattiva di origine, perché una cosa negativa cerchi di girarla e farla diventare comica, se non è negativa in sé non farà mai ridere, per questo ridi quando si cade su una buccia di banana o per le corna. Sono tutti dei meccanismi antichi derivanti dal teatro greco, perché non riesci mai a ridere di un personaggio vincente, infatti tutti i personaggi che abbiamo interpretato hanno delle cose negative: pensa all’egoismo di Silvia, la cattiveria della nonna, sono tutte caratteristiche negative che in chiave comica fanno ridere.

A quale dei tuoi personaggi sei più legato?

Ci sono momenti in cui mi diverto a fare una cosa e momenti in cui mi diverto a fare altro. Di solito il nuovo mi diverte di più perché è da scoprire, mentre quando è capitato di interpretare dei personaggi soprattutto dopo tanto tempo, non mi davano più lo stesso divertimento che mi davano all’inizio e ho preferito non farli più come è stato con il caso di Silvia. Anche perché se non divertono in primis me non riesco a divertire gli altri

Mi racconti l’esperienza a Zelig?

L’ambiente positivo di Zelig è dovuto al fatto che a differenza di altre trasmissioni televisive lì tutti facciamo lo stesso tipo di vita, cioè viviamo di serate, di spettacoli in giro per tutta Italia, quindi non è una trasmissione fine a se stessa, perché, chi con più, chi con meno esperienza, tutti arriviamo da un percorso.

Conoscevi qualcheduno?

Sì, ci sono alcuni che conosciamo da una vita e ci lega un rapporto di amicizia come con Paolo Migone, Marco Marzocca, che conosciamo da tanti anni, abbiamo fatto anche altre trasmissioni insieme. Quindi trovi persone che fanno questo mestiere da tanti anni, questo è il vantaggio di Zelig. Molte volte ci consultiamo tra di noi, ci consigliamo: ad esempio Paolo Migone ha fatto la regia qualche tempo fa di un nostro spettacolo a teatro. Con Marco Marzocca abbiamo fatto varie trasmissioni regionali e poi abbiamo lavorato insieme già ai tempi di Pippo Kennedy show con la Dandini.

Per quanto riguarda la coppia Antonio e Michele, mi confessi un pregio e un difetto di Michele?

Te ne dico uno che è insieme un pregio e un difetto: lui è un pignolo, un vergine pignolo. E’ un pregio perché è un perfezionista in quel senso, ma talvolta è eccessivamente rigido quindi da buon vergine è molto attento ai particolari.

Progetti per il futuro?

Per il momento torniamo a fare Zelig e poi il prossimo anno ci saranno dei progetti importanti e penso che avremo la maturità per poterli affrontare.