E Diego Armando Maradona junior per adesso si diverte con il beach soccer

NAPOLI – Ha toccato il suo primo pallone quando ha imparato a camminare, ama il calcio e soprattutto il Napoli, ha un nome importante per niente facile da gestire, ma ciò che rende forte Diego jr è la sua semplicità, gentilezza e i suoi valori semplici.

Quelli di un ragazzo di 21 anni che con una difficile storia alle spalle, ha semplicemente voglia di crescere come un ragazzo qualunque con la propria personalità e identità, senza paragoni e confronti, che hanno ostacolato il suo percorso di calciatore. Maradona jr si racconta all’Eco di Caserta subito dopo l’uscita del libro “Maradona, mio padre” scritto a quattro mani con la giornalista Annamaria Chiarello e dopo il successo ottenuto ai campionati di beach soccer, dove ha ottenuto il secondo posto nella sfida finale contro il Brasile. Entusiasta di questa esperienza ci confessa che il suo sogno resta sempre quello di giocare un giorno al Napoli e noi ci auguriamo di riuscirci presto!

Ricordi quando è stata la prima volta che hai giocato a calcio?

No, ma sicuramente ero molto piccolo, ricordo da subito, da quando ho iniziato a camminare.

Raccontami le tue prime esperienze come calciatore.

La prima esperienza è stata con le scuole calcio a Napoli, la mia prima scuola calcio è stata la Pro calcio Napoli di Bruno Di Lauro a 4 anni.

E la prima esperienza in squadra quale è stata?

La mia prima esperienza in squadra è stata a Genova, per un allenamento di giovedì durante una partitella del giovedì.

L’esperienza al Cervia, cosa è stata per te?

Dal punto di vista umano è stata bella e la ripeterei, però dal punto di vista tecnico non la rifarei perché mi ha rovinato.

Perché?

Perché non sono stato più preso sul serio dopo quella esperienza.

In quale squadra di serie A ti piacerebbe giocare, oltre al Napoli immagino?

No io nel Napoli, non ho altre squadre, il mio sogno è solamente un giorno arrivare a giocare al Napoli.

Quanto tempo dedichi all’allenamento?

In genere mi alleno un paio di ore al giorno, dipende poi dalla squadra, dall’allenatore, faccio quello che fanno tutti.

Raccontami dell’esperienza con la nazionale di beach soccer, come mai questa scelta?

La nazionale di beach per me è stata una cosa bella, perché per me è stata un’opportunità che mi ha dato l’allenatore che stava con me al Cervia, Giancarlo Magrini e io l’ho voluta prendere al volo dall’inizio, perché era uno sport che già seguivo per televisione, mi piaceva, mi incuriosiva il fatto di poter giocare un giorno a beach soccer e sono contento perché alla fine con la nazionale abbiamo raggiunto dei bei risultati.

Pensi di continuare quindi in futuro con il beach soccer?

No, comunque la mia prima preoccupazione oggi è giocare a calcio, poi d’estate se si può giocare a beach soccer io gioco perché è una cosa che mi piace, mi fa divertire e quindi va bene così.

Contro la Francia è stata una bella vittoria, che emozione hai provato, quale partita ti ha entusiasmato di più durante il campionato di beach soccer?

Sicuramente con la Francia è stato motivo di grandissimo orgoglio perché abbiamo vinto in casa loro, con una bordata di fischi, ci hanno fischiato l’inno, hanno fatto delle cose un po’ alla francese diciamo. Abbiamo giocato in un campo a dir poco ostile e li abbiamo praticamente asfaltati senza prendere mai un tiro in porta a parte i due tiri che hanno fatto goal, ma a un minuto dalla fine, conta davvero poco. E la partita che mi ha entusiasmato di più è stata la semifinale, perché è quella che ci ha dato la possibilità di giocarci la finale, l’abbiamo vinta ai rigori, quindi è stata più emozionante, più concitata, più sofferta appunto quella con la Spagna.

Quale è stato invece l’incontro più difficile del torneo?

Quello con il Brasile in finale, perché davvero si parla di giocatori di altro livello, di altra categoria, forti su ogni punto di vista, è stata difficile infatti dopo due tempi e mezzo già eravamo sotto 5-0.

Quali sono le tue passioni?

A me piace molto la musica, uscire con gli amici, divertirmi, come un ragazzo normale.

Quali sono i tuoi valori?

Il valore dell’amicizia è molto forte, ci tengo agli amici e ad avere un buon rapporto coi ragazzi che frequento e anche le ragazze che frequento, l’amore, oggi dopo che sono uscito da una storia importante che è la mia vita preferisco comunque pensare ad altro.

Con Annamaria Chiarello hai scritto un libro “Maradona mio padre”, come è nata l’idea?

L’idea del libro è nata in una maniera molto veloce e molto semplice, lei ha avuto questa idea e me l’ha trasmessa, ed io visto che considero Annamaria una delle giornaliste più importanti a livello italiano, ho pensato che fosse giusto farglielo scrivere in questo momento della mia vita, perchè oggi credo di poter analizzare la mia situazione in maniera tranquilla e oculata.

Come è stato avere un nome così importante?quali sono stati i pro e i contro?

Allora i pro sono che comunque la gente mi vuole bene e ho affetto delle persone che amavano e lui e a specchio vogliono bene anche me, i contro sono stati molti di più, perché non sono mai stato preso sul serio, certe volte mi sono saltate delle squadre perché non volevano magari avere dei problemi, certe volte sono stato paragonato a lui anche nella vita privata a parte che non era vero e non mi ha giovato, io sono me stesso non sono uguale a lui e non voglio esserlo.

E invece per quanto riguarda le ragazze come si comportano, quale desideri avere al tuo fianco?

Desidero una ragazza che sia tranquilla che le piaccia divertirsi, ma che voglia anche costruire qualcosa, ecco non sono molto per la storiella sono più propenso per le storie serie.

C’è una persona che ti senti di ringraziare oggi, per come sei?

Mia madre sicuramente e i miei nonni, loro sono le persone più importanti che ho avuto io nel mio percorso di vita.