Caserta, Raffaele Cutillo trasforma il Palazzo del Fascio in edificio di luce

CASERTA – Parlare di architettura con Raffaele Cutillo è un piacere per la mente e per l’occhio. Cutillo, architetto casertano di fama, attento al territorio da sempre e alle sua problematiche urbanistiche, docente universitario di Estetica, ha dato vita ad una rinnovata struttura interna all’ex casa del fascio di Caserta, ora sede della I.B.G. spa, società che imbottiglia la Pepsi Cola nel Mezzogiorno. Lo ha fatto puntando, allo stesso tempo, alla fedele riproduzione originaria per l’esterno e al rinnovo degli interni.

L’intero lavoro verrà presentato il 15 settembre prossimo con l’uscita di un libro curato dallo stesso Cutillo, con le foto di Luigi Spina, nel convegno e mostra inaugurale che si terranno al piano terra della casa, laddove verranno esposti le storie e le immagini dell’intero progetto.

Mi parli del suo ultimo lavoro a Caserta della ristrutturazione del palazzo per la sede della Pepsi Cola?

Si tratta della ex casa del fascio di Caserta, ora proprietà della I.B.G. spa, la società che imbottiglia la Pepsi Cola per il sud Italia. L’ edificio ha subito una storia molto tormentata: dal progetto degli anni ’30, pensato per essere sede della confederazione degli agricoltori fascisti, è stato poi modificato per diventare Casa del Fascio. Ma, dati gli eventi bellici, non è mai stato utilizzato come tale. Alla fine è rimasto monco della destinazione d’uso che ne caratterizza invece la tipologia edilizia della costruzione.

Quindi il palazzo non è mai stato utilizzato?

No, in realtà l’edificio è stato sempre utilizzato fino al 2000. Negli ultimi anni è stato sede dell’Asl di Caserta, dipartimento di igiene e profilassi, e poi venduto all’asta dal Ministero delle Finanze alla I.B.G. S.p.A., la società presieduta da Rosario Caputo, sponsor della squadra di basket di Caserta, da poco promossa in A1.

Quando è partito il suo progetto per la I.B.G.?

È dal 2004 che io e l’ingegnere Raffaele Chianese stiamo lavorando a questo recupero elaborando varie soluzioni progettuali, modificate nel tempo. Nel 2006 abbiamo iniziato i lavori che sono in fase di ultimazione. Il prossimo venerdì consegneremo gli uffici alla I.B.G. S.p.A. posti al piano primo e nel corpo della torre. Al piano terra stiamo ancora lavorando; lì vi è prevista una diversa destinazione: un centro di design e di cultura, con ristorante e bar.

Ha incontrato difficoltà nel progetto?

Ci sono state un paio di ipotesi che purtroppo abbiamo dovuto abbandonare, trattandosi di un edificio storico. Infatti gli enti preposti alle autorizzazioni ci hanno sollecitato ad evitare provocazioni. Avevamo lavorato nei precedenti progetti in maniera decisa sia sull’esterno che sull’interno. Alla fine abbiamo trovato un compromesso dove la parte esterna è stata oggetto di un recupero filologico della struttura, restituendo quella che era l’immagine originaria, invece per gli interni abbiamo svolto un lavoro maggiormente innovativo e caratterizzante.

Mi descrive il progetto interno allora?

L’interno è molto leggero, tutto incentrato sulla luce che è il tema portante del progetto. Siamo riusciti ad ottenere un passaggio di luce naturale dalla copertura, posta sta sul retro, fino al piano interrato realizzato ex novo nell’edificio. La luce naturale attraversa tre livelli funzionale in modo compiuto.

E per quanto riguarda i materiali utilizzati?

Bianco dominante e materiali molto eterei. E’ tutto volutamente disincantato. La nuova pavimentazione ripercorre quella originaria riproducendola ex novo in bianco, quindi l’edificio è tutto basato sulla leggerezza dell’interno. Leggerezza e luce sono i due temi portanti dell’intervento almeno all’interno.

E per quanto riguarda il piano terra?

Sul retro in origine c’era una corte a tutta altezza, poi suddivisa in due grandi ambienti, uno destinato al piano terra e l’altro al primo piano. Questo vuoto interno è stato sezionato in due, con un vetro opaco che lascia attraversare la luce da una parte all’altra.

Quando verranno terminati tutti i lavori?

Il 15 settembre ci sarà l’evento ufficiale di inaugurazione dell’edificio nella sua interezza e in questa occasione, al piano terra della Casa, sarà presentato il libro, durante il convegno e la mostra dell’ iter di lavoro progettuale. Il volume curato da me con le foto di Luigi Spina, molto preziose, contiene sia la storia del progetto sia le immagini della evoluzione del cantiere.

Cosa pensa dell’architettura a Caserta e del recupero urbanistico?

Assieme a un gruppo di casertani abbiamo costituito qualche mese fa l’associazione “Osservatorio sulla Città”, presieduta da Giuseppe Venditto; io sono uno dei membri del consiglio direttivo. Con una ventina di professionisti casertani, di diversa estrazione culturale e disciplinare, stiamo facendo già da un po’ di tempo un’analisi sulla possibile partecipazione alla pianificazione urbana, lavorando su tematiche di varia natura.

Quali?

Una di esse riguarda l’interazione tra i beni culturali e città congestionata, tra Caserta conurbata e Reggia, San Leucio, Casertavecchia. Ma in termini di osmosi fisica tra le parti, affinchè veramente ci possa essere interazione tra normalità ed eccezione culturale, costituita da questi tre grandi siti; intesi non come elementi isolati, da penetrare casualmente, ma come parte integrante della città e collegati ad essa tutti insieme nella loro interezza.

Qual è la vostra intenzione quindi?

L’intenzione è quella di superare un po’ questa ambiguità, la ipocrisia del dato monumentale, discostato dalla città. E’ questo un tema molto forte, molto difficile, perché ci sono competenze istituzionali diverse tra città e bene culturale. Per avere un idea unitaria e compiuta di Caserta, dal punto di vista urbano, andrebbero anche un pò superati certi schematismi burocratici.

Come vorreste il Puc?

Il nuovo PUC (Piano Urbanistico Comunale) non dovrebbe lavorare più soltanto per fisicità, per costruzioni e riqualificazioni, ma anche per contenuti immateriali e ciò vuol dire che, prima di pensare a un contenitore come normalmente si fa, bisogna pensare al suo contenuto. Se non riflettiamo su cosa c’è dentro la Reggia di Caserta è inutile rifarsi alle utopie sul tema della bellezza. La bellezza è della interiorità. Materiale e immateriale costituiscono il punto cardine della nostra idea.