Peppe Iodice, comico per destino: da Napoli a Zelig Off

NAPOLI – Comico napoletano, dal 2004 accolto nella grande famiglia dei comici professionisti di Zelig Off, il simpaticissimo Peppe Iodice ci racconta i successi a teatro, l’esperienza di Zelig e la sua passione per questo lavoro nato per caso prima ancora della scuola di teatro che poi ha frequentato e dove poi ha scoperto che era quello che avrebbe dovuto fare. La gavetta e la fortuna sono elementi importanti per chi vuole intraprendere questo mestiere ma il talento è una dote indispensabile! Cinema, tv e teatro preferisce non escludere nulla a priori “perché questo è un lavoro che si deve fare a 360 gradi”.

Mi parli dei tuoi esordi a teatro. Quando è avvenuto? Cosa ricordi del tuo debutto?

Il debutto è stato prima della scuola di teatro e poi ho cominciato col teatro, mi ricordo che ho debuttato direttamente da professionista, poi il mio è stato un forte impatto emotivo, mi è piaciuto molto e, siccome sono un istintivo, ho subito riconosciuto quella che poteva essere la mia strada perché era insomma un divertimento pagato, poi, dopo, sono nate le difficoltà, però l’inizio è stato così.

Com’è nata la passione per la recitazione?

La passione è nata casualmente, nel senso che probabilmente ce l’avevo dentro, ma l’ho riconosciuta dopo, facendolo, cominciando con il teatro, non sapevo prima di avere questa passione, però poi l’ho subito riconosciuta e poi, dopo qualche tempo, ho capito che già ce l’avevo.

Ti sei diplomato all’Accademia del Teatro diretta da Ernesto Calindri, cosa pensi delle persone che intendono svolgere questo mestiere di attori un po’ improvvisando senza avere una buona scuola alle spalle?

Si può fare si ugualmente senza una scuola, la scuola è importante perché soprattutto agli inizi, se non si hanno le basi, la scuola ti dà qualcosa, certo si dovrebbe fare ad altissimi livelli, ci sono delle scuole molto importanti in Italia, soprattutto a Roma ci sono dei maestri, dei punti di riferimento, e io credo molto nei riferimenti, nei grandissimi artisti che possono darti delle cose.

Nel tuo caso chi era il tuo punto di riferimento?

Io ho provato a fare la scuola di Proietti, ma era il periodo in cui poi la scuola ha chiuso e quindi non ci sono riuscito, perché io poi vedevo in Proietti il punto di riferimento per il mio modo di fare teatro, quindi era quello il mio riferimento. Secondo me bisogna fare la scuola ma senza esagerare, perché io vedo dei miei colleghi, persone che hanno cominciato con me e che finita una scuola ne cominciavano un’altra e poi un’altra ancora. A mio parere poi lo spettacolo si deve fare, con il pubblico, bisogna scendere in campo e provarci, perché altrimenti diventi un teorico e il pubblico non riesci mai ad affrontarlo. Bisogna acquisire le basi, delle nozioni, capire come teoricamente andrebbe fatto ma poi è tutta un’altra cosa quando lo fai, ecco.

Quanto è importante in questo mestiere allora il talento?

Io penso sia determinante il talento, la tecnica si può acquisire anche sul campo e ci sono delle volte in cui uno non se ne accorge nemmeno che ci sono degli attori che non hanno tecnica, perché col talento si sopperisce a tutto. Se non c’è il talento è dura, anche se alcuni ci riescono, ci sono degli attori che diventano anche molto importanti con l’applicazione, però io sono del partito di quelli che prediligono i talentuosi, il talento naturale mi affascina molto di più poi, soprattutto nella comicità, io adoro i comici naturali, che fanno ridere anche con l’espressione, non quelli che devono avere un testo perfetto.

Credi nel colpo di fortuna che bisogna conoscere le persone giuste al momento giusto?

Il colpo di fortuna ci deve essere, quello è proprio scientifico, cioè se non hai la fortuna potrebbe anche non capitare mai la realizzazione e il successo nell’arco della carriera.

Mentre fare la gavetta per anni prima o poi ti fa arrivare?

Certo la gavetta è molto importante, ma a volte ci sono quelle gavette interminabili che diventano anche estenuanti e che se poi diventa troppo lunga, la gavetta può diventare un’arma a doppio taglio, invece una gavetta lunga ma giusta può essere d’aiuto dopo che sei più solido, anche quando arriva il successo, ma la fortuna è importantissima ci deve essere!

E’ dal 2004 che ti vediamo a ZeligOff nei panni di BIRILLO come è nato questo personaggio?

Birillo fondamentalmente sono io, è una parte di me che ho cacciato fuori ed è nato questo bambinone che esagera anche un po’, che dice sempre la verità, però poi tutti perdonano appunto perché è un bambinone, ed è quello che mi ha poi aperto le porte di certe cose televisive che prima non riuscivo ad aprire, come Zelig, in cui ho avuto l’opportunità di farlo con Claudio Bisio, che io ritengo una delle spalle, degli interlocutori più grossi d’Italia.

Mi racconti l’esperienza a Zelig? Che aria si respira?

A Zelig si respira un’aria assolutamente sana, cioè è una “Famigliona” grande che ti dà la possibilità di fare quello che sai fare al 100%, cioè che se hai delle potenzialità, delle cose da dire, loro te le fanno dire, non ti limitano e nel modo migliore possibile, con un pubblico vero, perché è un pubblico che paga e loro sono dei grossissimi professionisti. Poi la cosa fondamentale è che sono banditi quelli che hanno un atteggiamento “divistico” , ad esempio abbiamo un solo camerino, un solo “camerone” grande in cui siamo tutti dal primo all’ultimo arrivato e quindi siamo tutti lì, e questo è fondamentale soprattutto per chi arriva dopo, per quelli che arrivano per la prima volta a Zelig e hanno questo mito di Zelig è importante, perché non ti senti l’ultimo arrivato, poi ci sono sempre degli interlocutori, validi a dir poco, che ti danno quelle imbeccate giuste, ti fanno uscire al meglio e per questo è una trasmissione comica per antonomasia poi alla fine.

Cosa ti ha dato questa esperienza?

Moltissimo, io adesso questa edizione che sto facendo è da monologhista, quindi nella mia veste, quella più storica ed è quella con cui ho fatto gli spettacoli, continuo a lavorare, insomma il monologo è la mia veste più congeniale e in questa edizione mi sto divertendo, lo sto facendo con grande entusiasmo e credo che sia importante anche per la mia carriera in questo momento.

E il teatro con Sempreizieme mi racconti questa esperienza?

Sempreinzieme è il mio ultimo spettacolo in cui io ero da solo con un’orchestra, io mi sono trovato benissimo con i miei due coautori che sono Nello Iorio e Lello Marangio, ad esempio considero Marangio un autore forse il più bravo che c’è, poi la regia di Claudio Insegno con cui c’è un feeling assoluto, ed è stato un grosso successo che francamente non mi aspettavo così e quindi spero di ripeterlo al più presto appena gli impegni televisivi me lo permettono lo rimetto in scena sicuramente.

Sei ospite fisso A number two su telenapoli canale 34, ma sei davvero un tifoso napoletano?

Io sono un grandissimo tifoso del Napoli ed è una trasmissione fatta con la qualità di una trasmissione nazionale, che non ha nulla da invidiare a controcampo di Italia 1 con dei grandissimi professionisti e che mi ha dato tanto anche in termini di popolarità e visibilità.

Cosa pensi del cinema? Pensi sia un buon trampolino di lancio per un attore comico?

Assolutamente penso che il cinema sia un luogo bellissimo e una prova d’attore fondamentale, io ho avuto delle esperienze ma spero di farlo ancora meglio con dei registi bravi, con degli attori importanti, il cinema mi piace tantissimo.

Tv, teatro, cinema cosa preferisci? Quale ambiente senti più congeniale?

Tutto tutto, perché con i professionisti giusti è bello tutto, io non escludo niente perché è un lavoro che si deve fare a 360 gradi, quindi mi piace proprio tutto e non escludere niente a priori.

In cosa ti vedremo impegnato prossimamente?

Io finisco Zelig Off il 6 giugno, poi comincia subito il tour estivo e altri progetti in cantiere ma spero di annunciarveli più avanti.