Quello sguardo nei tuoi occhi

 

   qcgund

Quello sguardo nei tuoi occhi.

 11 sguardo 28.02.2014 

 

Tutti gli innamoramenti iniziano con uno sguardo. Un colpo d’occhio. Non è uno sguardo analizzatore, uno sguardo da «geografo», che mira allo studio disposizione delle «curve di livello», dell’armonia del paesaggio, della geografia estetica dell’altro. Beh, certo, innegabilmente, un po’ tutti siamo geografi, in amore… perché l’interesse nasce anche (e, direi, a prima vista, soprattutto) dal modo in cui appariamo, in cui ci mostriamo. L’interesse, però… non quel sentimento forte che ci fa innamorati. L’amore, quello che mettiamo nel nostro primo moto verso l’altro, nasce e si coltiva, nel silenzio, in altri tempi… ed altri sguardi.

C’è, però, uno sguardo, uno solo, che cambia le cose. Che ci fa passare da «geografi» a «geologi» dell’amore. Che fa muovere l’attenzione dalla «geografia» dell’altro all’incontrollabile turbine «tellurico» del nostro cuore. È un istante, un attimo, un indefinibile microscopica quantità di tempo che cambia tutto, pone un nuovo inizio, un nuovo punto di partenza per il nostro vivere. Tutto sembra normale, una giornata come tante altre, una serata come tante altre, una chiacchierata come tante altre… e invece no. Tu cambi colore ai miei occhi: diventi importante.

L’amore non è solo una questione di cuore. È una questione di cuore, di intelletto e di anima. In altre parole, l’amore è sentimento, è razionalità… e fede. Non ci si innamora in un istate, ci vuole tempo. Le donne sono, forse, più votate all’impulsività, all’attenzione al dettaglio rivelatore, quello che fa esplodere in loro una attrazione forte, un innamoramento che dà, subito, grandi emozioni. Noi uomini – e questo, sì, non lo diciamo – per giungere a quello sguardo, allo sguardo rivelatore, siamo più lenti. La riflessione sull’altro, sul sentimento, va fatta decantare: come un vino buono. Ci vuole tempo, ragionamento, ci vuole silenzio, cuore e preghiera. Tanta preghiera, mi permetto di dire. Anzi, quando qualcuno comincia ad entrare nelle nostre preghiere… vuol dire che, cuore e mente, si stanno già incontrando sui percorsi dell’anima.

Il cuore comincia a muoversi, prende i tempi dell’intelletto, si insinua nelle pause, nelle riflessioni, nei momenti di sconforto e di gioia: «se ci fosse lei… se ci fosse lui…». E la persona verso cui c’è interesse comincia a prendersi più spazio, comincia a costruirsi dentro di noi. Resta così, a mezz’aria (anzi, a «mezz’anima») in uno spazio indefinito tra il nostro cuore e la nostra mente.

Poi arriva il momento. Lo sguardo. Quell’istante in cui qualcosa inizia a non andare così come, solitamente, dovrebbe. In un momento, in un tempo in cui non ci si aspettava nulla, cambia il colore del mondo. Quello sguardo, dato e ricevuto, quel sorriso, quella luce particolare, quel freddo (o quel caldo), quel silenzio (o quel rumore), quella situazione magica (o tremendamente banale)… cambiano tutto. E l’altro, lui o lei, diventa altro, diventa il nostro Lui o Lei.

È il tempo dell’amore prima dell’amore. Quello dell’innamoramento intimo, segreto, tutto nostro. Quello in cui l’altro è già «amore», è già il centro dei nostri pensieri, è già il senso di ogni istante. L’amore, quello nostro – anche se prematuro, perché, molte volte, non conosce l’altro – c’è già: è lì e aspetta. Aspetta cosa? Aspetta di rivelarsi? Aspetta di uscir fuori? Certo, detto così come sopra, è un amore a metà, autoreferenziato, autarchico. Ma, mi permetto di dire, ed è una cosa che non diciamo solitamente, è un amore che vuole sapere… perché ha paura.

Quello sguardo, quello che cambia le cose, che ci fa innamorare, che ci fa sentire diversi, che ci dà tanta forza e tanto dolore, fa paura. Innamorarsi vuol dire definire, vuol dire dare un nome a un sentimento, staccarlo dal suo limbo dialettico e riportarlo entro confini semantici più definiti, più organici, più naturali. Ma il nostro vivere non è semantico, non è dialettico… io non sono vivo per definizione. Ma, a ben pensarci, nella mia mente, è come se lo fossi.

Cerchiamo certezze, torniamo a scrutare, vogliamo sapere. Diamo ad altri sguardi il compito di indagare, di scoprire, di scrutare, di gettare un ponte. Allora, torniamo a casa più felici o, forse, delusi per un aspetto che non immaginavamo. E, quindi, torneremo indietro, riandremo avanti, resteremo fermi. Molto, in tutto questo, sta anche nello sguardo dell’altro, nel suo cogliere il nostro movimento, nel suo svelare e velare il suo essere, il suo cuore.

Ecco, l’altro, la sede di quella «magia» che ha rapito lo sguardo in quell’istante. Non è facile stare dall’altro lato. Si deve non illudere, non condizionare, non dare false speranze. Ma, allo stesso tempo, chi, trovandosi di fronte ad un cuore che vuole tanto parlare al nostro, non ha provato a metterci intelletto e fede in quella richiesta di amare? Il rispetto per gli altri passa per il rispetto di noi stessi. Ed il rispetto di noi stessi passa per il rispetto degli altri. Non tutti, purtroppo, ne sono capaci.

Un amore vero, intenso, destinato a durare nel tempo, non dimentica mai la sacralità di quel primo sguardo che ci ha fatto lanciare verso l’altro. Che lo ha reso parte del nostro mondo. Leggevo, qualche giorno fa, un post di Jarrid Wilson, marito, pastore protestante, autore e blogger. Il suo era un intervento in cui, parlando della moglie, raccontava come senta, ancora oggi, «il bisogno di continuare a uscire con mia moglie anche se siamo sposati. Non dovrei smettere di corteggiarla solo perché entrambi abbiamo detto “Lo voglio”». La prova materiale che, quando si ama, non ci si stanca mai di guardarsi, profondamente, negli occhi, a riscoprire quel primo irripetibile sguardo che ci ha fatto innamorare.

L’amore ha una sua dimensione personale. Spesso siamo portati a dimenticarlo. Non si è solo per l’altro, con l’altro, non si è solo pronti ad essere per l’altro, con l’altro. Si è anche (e soprattutto) per sé stessi, con sé stessi. Non è solo l’altro cuore a dettare e guidare, in fondo, la nostra vita. Ci siamo anche noi. E innamorarsi – una volta, così come ogni giorno, così come sempre – è un gesto tutto nostro che dovremmo imparare a non negare mai al nostro cuore.