La virtù del silenzio

 

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La virtù del silenzio.

 

8 silenzio 28.01.2014 

 

La parte migliore di un discorso d’amore sono i silenzi. Non i silenzi da «non ho nulla da dirti», «non abbiamo nulla da dirci», «non so cosa dirti» e simili. Ma i silenzi che dicono tutto. Quei silenzi occhi negli occhi, cuore a cuore, mano nella mano. Quelli durante i quali si respira lentamente, quelli che non hanno bisogno di profferir parola, perché ogni frammento di voce non solo smetterebbe di render tale il silenzio, ma distruggerebbe quegli istanti, quell’intimità. Sono quelli i silenzi che coniugano, lentamente, il verbo amare senza tirar fuori i suoi tempi e i suoi modi. Sono i silenzi che fermano il tempo e che ci invitano a restare.

Eppure c’è gran paura del silenzio in amore. Una paura, manco a dirlo, spesso silenziosa. È una paura molto sentita soprattutto alle donne, un vero e proprio horror vacui che, spesso, fa riempire e chiede, talvolta, di riempire ogni istante di frasi e discussioni. Spesso inutili. Talvolta inutili persino per passare semplicemente il tempo. Parlare, parlare, parlare, parlare… non vuol dire, propriamente, aprirsi, non vuol dire confrontarsi. Spesso non vuol dire nemmeno «conoscersi». Si possono riempire chilometri di messaggi, migliaia di email, ore di segreterie e messaggi vocali senza dire nulla. Alla fine, si ottengono decine e decine di periodi che girano intorno, che mettono solo parole su parole. Dizionari di luoghi comuni che rendono felice (a suo modo) l’interlocutore… ma che, a ben vedere, sono solo esercizi di stile. O esercizi di noia.

Il silenzio può essere un’arma di difesa. Uno muro che tiene protetta l’intimità, il segreto del cuore. Una richiesta di aiuto, di attenzione, il campanello d’allarme di un momento di difficoltà che invita ad andare oltre la quotidiana attenzione. Ma può essere anche un invito, una disponibilità. Nel silenzio si può creare uno spazio per sentirsi protetti e per mettere a suo agio un interlocutore in difficoltà per far sì che si apra in un momento tutto suo. Un momento in cui nessuno interromperà, in cui nessuno giudicherà, in cui nessuno avrà nulla da aggiungere a quello che si dirà. Il silenzio come sigillo sulle parole non dette.

Il silenzio è anche sintomo di attenzione. Soprattutto per noi uomini. Non lo diciamo spesso, ma vorremmo stare attaccati istante per istante a chi amiamo. Farci sentire ogni minuto, ogni secondo. Una carezza, un bacio… o anche una telefonata o un semplice cuore sul (benedetto o maledetto) WhatsApp. È per questo che, spesso, quando si sta fisicamente insieme, magari impegnati diversamente, quel silenzio non ci appare mai troppo vuoto.

Il silenzio è un rito, talvolta. E preoccupa sapere che l’altro, quello che freme nel silenzio almeno quanto noi, possa aver dolore di quel nostro non parlare, non dire. Questo, nel confronto con le dolci fanciulle, diventa difficile da gestire, talvolta. C’è il silenzio dettato dalla paura di essere invasivi, soprattutto le prime volte, i primi tempi in cui ci si comincia a conoscere. Quello che si scontra con le telefonate, i messaggi, la voglia di parlare tutte le sere sotto casa. C’è, soprattutto, il silenzio prima delle prime uscite in due – quello del «ma questo che fine ha fatto? Ma, stasera, dobbiamo uscire o no?» inviato a tutte le amiche della rubrica – che altro non è che la punta di un’emozione che, invece, ci terrebbe al telefono tutto il giorno solo per essere sicuri che quella sera usciremo, sì. E non è tutto un sogno…

Il silenzio, in amore, non tiene in bilico. Non serve per ricattare, per mettere in discussione, per mettere in difficoltà. Non serve come diktat, non è un paletto. Non è una verifica («non lo/la chiamo: vediamo se si fa sentire»). E nemmeno il pozzo in cui va a sperdersi l’orgoglio.

Il silenzio è, anzi, un segno di grande intimità, di conoscenza profonda. Di non detto perché non c’è il bisogno di dire. Perché se si sta attenti, se si sa guadare negli occhi, si capisce al volo. Il silenzio è il tempo dell’unione intima, dell’amore profondo, del colloquio tra anime. È il tempo dell’abbraccio passato a sentire la vita dell’altro, a sognare che i battiti cuori si sincronizzino in una incredibile comunione d’amore. Un silenzio che può durare ore e ore. Sia sul divano di casa a guardare un film… che su una panchina a meno tre gradi.

Siamo abituati a riempire la nostra vita di parole, a costruire discorsi e discorsi per ogni occasione ed in ogni situazione. Dovremmo imparare ad essere parsimoniosi. Oppure a farne un uno sincero delle nostre parole. L’amore è anche quello del silenzio che dà certezze. La garanzia di aver trovato qualcuno con cui stare, finalmente, in silenzio. Il gesto d’amore più grande e semplice che abbiamo, in fondo, non ha bisogno di altre parole. Se Dio ha fatto in modo che, quando ci si baci, non si possa parlare, un motivo, molto probabilmente, ci sarà.