
Denim e jeans: l’evoluzione del pantalone a cinque tasche.

Il denim è una parola che troviamo, spesso, nei trend di stagione e che non passerà mai di moda. Molti, forse la maggior parte, affibbiano al denim il vocabolo “jeans”, credendo sia la stessa cosa. O, meglio, ormai tutti vogliono farci credere che sia così. Allora perché chiamare uno stesso tessuto in due modi completamente diversi?
In effetti, se ci pensate, qualcosa non quadra. La mia passione verso la moda mi porta, spesso, a fare ricerche per imparare cose nuove ed approfondire quelle correnti. Giorni fa ho riscoperto (meglio dire ritrovato) un piccolo libro sulla storia del jeans, acquistato in edizione limitata a Milano, due anni fa durante la Fashion Week. Poiché è ricco di cose interessanti e curiose, non potevo non condividerlo con voi. Il denim ed il jeans sono, in realtà, tessuti differenti, che nell’immaginario contemporaneo fanno prevalentemente riferimento ad un unico oggetto: il pantalone di jeans. Torniamo, però, un po’ indietro nel tempo.
Nel Medioevo i tessuti in cotone, perlopiù di produzione italiana, hanno una grande diffusione in Europa. In Italia, la produzione di questi tessuti era favorita dall’attività portuale di due città, Genova e Venezia, che rendevano più agevole l’approvvigionamento delle materie prime poi lavorate nei laboratori. Il cotone più diffuso era il fustagno, che indicava un tessuto di cotone mischiato al lino o alla lana. Col passare del tempo, si lavora sempre di più alla struttura del cotone con la trama in cotone e l’ordito in lino. Si inizia a parlare di “jeans” quando, nella seconda metà del Cinquecento, l’Inghilterra importa costantemente fustagni dal resto d’Europa, in particolare dall’Italia. Il fustagno italiano viene chiamato dagli inglesi “jeans” o “jean” data la sua provenienza, ovvero la città di Genova. Il successo di questo tessuto si deve alla diffusione ad ampio raggio tra le le classi sociali basse e medie (che lo usano come abbigliamento), ma anche da parte degli aristocratici, che sviluppano un certo interesse verso questo tessuto, utilizzandolo per la biancheria da letto e le confezioni d’arredo (tende per le ville e palazzi di città).
Simile al fustagno (o jean) è il denim, cotone che deriva da Nimes, città della Francia, da cui prende il nome de-nim, in origine “tela di Nimes”. La differenza tra il denim ed il jeans risiede, anzitutto, nel colore delle fibre impiegate: nel denim, infatti, il filo dell’ordito è blu e quello della trama bianco o ècru, mentre nel jean trama e ordito sono dello stesso colore.

Filati di alpaca-jean

Tessuto in denim
Alla fine del ‘700 il jean, più resistente, era destinato all’abbigliamento da lavoro, mentre il denim, più rozzo, era destinato agli indumenti da indossare sopra come le salopette e le casacche.

Manifesto “Tempi Moderni” di Charlie Chaplin 1936
Nella seconda metà dell’800 i due termini si intersecano grazie ad una sovrapposizione di nomenclature per indicare tessuto e capo, ad opera del mercante ebreo Levi Strauss (fondatore dell’azienda Levi’s). Levi si trasferisce con il padre ed i fratellastri in America nel 1853, per far fortuna in California come venditore ambulante di generi di merceria, portando con se una grande quantità di teli da tenda, realizzati in jean, il fustagno di Genova. Le vendite iniziali sono scarse e, solo in seguito, una comunità mineraria richiede una produzione di pantaloni da lavoro che Levi realizzerà in jean (o fustagno), ovvero i “Waist High Overalls”. La tela del jean, tuttavia, si presenta molto pesante e difficile da lavorare, così, dieci anni dopo, Levi ha la brillante idea di sostituirlo con il denim, più leggero, tinto con l’indaco. Anche se da quel momento in poi il tessuto cambia, il nome “jean” rimane. I jeans, da quel momento in poi, vengono confezionati in denim, non più con la tela di Genova o jeans.

Pantalone Levi’s modello 550
Il pantalone da lavoro si evolve, acquistando man mano la forma dell’odierno pantalone a cinque tasche, con rivetti di rame che ne fissano le tasche. La funzione dei rivetti è inizialmente quella di rafforzare la tenuta dei pantaloni e soprattutto delle tasche, destinate a reggere il peso delle pietre staccate nelle miniere. Con l’evoluzione del modello alla fine dell’800, i rivetti acquistano un valore puramente estetico.
Ed eccoci qui, nel 2015, ad indossare il nostro amatissimo jeans a cinque tasche, nelle forme più svariate che possano esistere: skinny, slim, beggy fit, ecc. Trend a parte, ci possiamo divertire ad indossarne quanti ne vogliamo e come vogliamo! A breve inizieranno i saldi: spero di non vedere più nelle vetrine “pantaloni in jeans scontati del 50%”.
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