Chiesa e Ici, quella esenzione che non esiste sbandierata per nascondere i veri evasori

 

Una mensa per poveri della Caritas

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

 

ROMA – Caro Direttore,

infuria l’attacco contro la Chiesa cattolica che non paga l’ICI. Una esenzione che non esiste, perché le diocesi e le parrocchie sono tra i maggiori contribuenti italiani, vedi Agenzia per le Entrate. Una follia faziosa dei radicali, che dovrebbero pagare loro sì le tasse per gli immobili di cui sono proprietari e rinunciare ai contributi che ricevono dallo Stato come partito. E poi perché dire e attaccare la Chiesa, una entità non concreta, un assurdo giuridico, visto che come chiesa una religione non esiste ed è fondata invece sui credenti. Abbiate il coraggio di attaccare i credenti, le persone.

L’attacco politico per nascondere i veri evasori

Ma torniamo all’Ici, imu eccetera. E’ vero: per molti suoi immobili parrocchie, diocesi, confraternite, così come fanno Emergency, Caritas, Amnesty, Wwf ecc ecc non pagano l’Ici né la devono pagare.

Non per un privilegio esclusivo, ma per una legge, la 504 del 30 dicembre 1992 (primo ministro Giuliano Amato), dedicata agli enti no profit e assistenziali. Se oggi fosse fatta cadere, penalizzerebbe una schiera nutritissima di altre confessioni religiose, di organizzazioni di volontariato, di fondazioni, di Onlus, di Ong, di Pro loco, di patronati, di enti pubblici territoriali, di aziende sanitarie, di istituti previdenziali, di associazioni sportive dilettantistiche, insomma tre quarti d’Italia che vive sostenuta da volontariato assistenza e impegno con gli enti non commerciali.

Ai radicali e ai ricchi va bene attaccare la chiesa, perché così ci si dimentica di loro che le tasse regolarmente le evadono grazie a grandi commercialisti o esperti tributaristi.

La norma

La legge esenta tutti questi enti, compresi quelli che compongono la galassia delle parrocchie, delle diocesi e delle attività assistenziali cattoliche, dal pagare l’ICI sugli immobili di loro proprietà “destinati esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive, nonché delle attività di cui all’articolo 16, lettera a) della legge 20 maggio 1985 n. 222″, ovvero le attività di religione o di culto.

Questo vuol dire, a esempio:

– che una parrocchia di Milano non paga l’ICI per le aule di catechismo e l’oratorio, ma la paga per l’albergo che ha sulle Dolomiti, abbia o no questo al suo interno una cappella.

– che la Caritas di Roma non paga l’ICI per le sue mense per i poveri, né per l’ambulatorio alla Stazione Termini, né per l’ostello nel quale ospita i senza tetto. E ci vuole un bel coraggio a dire che così fa concorrenza sleale a ristoranti, hotel e ospedali.

– che la Chiesa valdese giustamente non paga l’ICI per il suo tempio di Piazza Cavour a Roma, né per le sale di riunione, né per l’adiacente facoltà di teologia. La paga, però, per la libreria che è a fianco del tempio.

– che la comunità ebraica di Roma non paga l’ICI per la Sinagoga, per il Museo, per le scuole. Ma la paga per gli edifici di sua proprietà adibiti ad abitazioni o negozi.

– che l’ANFFAS, associazione che assiste 30 mila disabili, non paga l’ICI per ciascuno dei suoi oltre mille centri. Ma la paga per gli immobili di sua proprietà dati in affitto.

– che non va pagata l’ICI per l’ex convento che fa da quartier generale della comunità di Sant’Egidio, né per le sue case per anziani. Va pagata invece per il ristorante che la comunità gestisce a Trastevere.

Insomma, questo vuol dire che su case date in affitto, negozi, librerie, ristoranti, hotel, eccetera, di proprietà di un qualsiasi ente non commerciale, l’ICI già la si paga da un pezzo e da sempre. Per legge. E da quest’obbligo la Chiesa cattolica, cioè i credenti, non hanno alcuna esenzione.

I maggiori contribuenti: vedi Agenzia delle Entrate

Tant’è vero che a Roma, dove Propaganda Fide e l’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica possiedono un buon numero di palazzi, questi due enti vaticani “sono tra i primi se non i primi contribuenti ICI della capitale”, testimonia Giuseppe Dalla Torre, presidente del tribunale dello Stato della Città del Vaticano e membro del consiglio direttivo dell’autorità di informazione finanziaria della Santa Sede. E l’Agenzia delle Entrate certifica che sono i secondi in assoluto.

Le colpe dei giornalisti: cani al servizio di padroni interessati

Questo stabilisce la legge. Eppure i giornali e i giornalisti che danno prova di esserne a conoscenza si contano sulle dita di una mano sola.

E gli altri? Saranno anche grandi testate e grandi firme, ma se in una materia così elementare non si mostrano capaci di una minima verifica dei fatti, non fanno onore alla professione.

Come obnubilati dalla febbre della polemica, tutti costoro nemmeno sembrano capire che pretendere che la comunità cattolica paghi l’ICI anche per gli immobili su cui è esentata – cioè le chiese, i musei, le biblioteche, le scuole, gli oratori, le mense, i centri d’accoglienza, e simili – vuol dire punire l’immenso contributo dato alla vita dell’intera nazione non solo dalla Chiesa stessa ma anche da ebrei e da valdesi, da Caritas e da Emergency, da Telethon e da Amnesty International, da Unicef e insomma da tutti quegli enti non profit per i quali vige l’identica normativa.

Se l’esigenza numero uno dell’Italia è la crescita, tale multiforme, generosa, formidabile offerta di apporti non va penalizzata, ma sostenuta.

Le esenzioni dall’ICI previste dalla legge non sono denari in perdita. Sono risorse che ritornano moltiplicate allo Stato e alla società.

Gli agit prop sul web

La cosa più grave è che ci sono migliaia di persone sul web che imbevute dalle informazioni ideologiche propalate dai giornalisti asserviti a radicali e Sinistra e agli altri mondi anticlericali – che anticlericali sono solo per nascondere le loro ricchezze su cui non pagano le tasse – in buona fede copiano e incollano centinaia, migliaia di post, diffondendo il falso e distruggendo il buon lavoro e la rete sociale che in Italia ha permesso di accogliere gli immigrati, sostenere i poveri, aiutare i barboni, impegnarsi per i malati di ogni tipo: anche quelli di Aids e di Sla, togliere i ragazzi dall’illegalità facendoli crescere in case famiglia e oratori e miglia di altre cose ancora. Attaccando il lavoro di questi volontari – frutto dell’impegno e dell’insegnamento della Chiesa alla comunità dei credenti si distrugge il tanto di buono fatto in questi centocinquant’anni di unità d’Italia a favore del Paese. Sarà che sconfitti dalla storia e dalle ideologie e anche nelle piazze, qualcheduno voglia prendersi una rivincita sui cattolici, l’unica energia sana di questo Paese.

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Post Scriptum

Nel pomeriggio del 9 dicembre 2011 il cardinale Angelo Bagnasco ha detto a proposito della normativa sull’ICI:

“In linea di principio, la normativa vigente è giusta, in quanto riconosce il valore sociale delle attività svolte da una pluralità di enti non profit e, fra questi, degli enti ecclesiastici. Questo è il motivo che giustifica e al tempo stesso delimita la previsione di una norma di esenzione.

“È altrettanto giusto, se vi sono dei casi concreti nei quali un tributo dovuto non è stato pagato, che l’abuso sia accertato e abbia fine.

“In quest’ottica non vi sono da parte nostra preclusioni pregiudiziali circa eventuali approfondimenti volti a valutare la chiarezza delle formule normative vigenti, con riferimento a tutto il mondo dei soggetti non profit, oggetto dell’attuale esenzione”.

 

Nazareno della Valle