Riceviamo e volentieri pubblichiamo
NEW YORK – Il Consiglio dei diritti dell’uomo dell’Onu ha adottato oggi una risoluzione destinata a promuovere la parità dei diritti indipendentemente dalle loro preferenze sessuali. Una scelta che sta provocando scontri e polemiche nelle Nazioni Unite, anche perchè non attiene al mandato del Consiglio indicare norme di comportamento preciso o mettere sotto accusa norme di Paesi sovrani.
La risoluzione ha ottenuto 23 voti a favore, 19 contrari e tre astensioni. “La risoluzione – ha detto – il rappresentante del Sudafrica presentando il testo – non “cerca di imporre certi valori ai paesi, ma cerca di favorire il dialogo”.
Il voto ha dato vita a un dibattito infuocato nel gruppo dei Paesi africani, presieduto dalla Nigeria, e nel gruppo dei Paesi islamici, contrario alla risoluzione. Il rappresentante del Pakistan, in particolare, si è detto “seriamente preoccupato da questo tentativo di introdurre all’Onu nozioni che non hanno alcun fondamento legale nella legislazione internazionale dei diritti dell’Uomo”. Il delegato della Nigeria ha invece attaccato il Sudafrica, accusandolo aver “rotto con la tradizione del gruppo africano”.
Il problema però si pone a livello internazionale, perché il consesso degli stati appertenenti all’Onu non hanno il potere e nemmeno devono cercare di omogeneizzare le idee di Paesi sovrani alle loro. Altrimenti il passo da una semplice quisquilia a leggi più serie sarebbe breve. Come è accaduto in Libia, dove conflitti tribali sono divenuti la scusa per una guerra di conquista della Libia per usare il suo petrolio.
Ovviamente il problema non è se ci sono le camere a gas per i diversi, ma se gli omosessuali si possono sposare o se possono pretendere di essere equiparati a una famiglia vera e propria. Su queste norme l’Onu non ha il potere ne il diritto di legiferare, e soprattutto nemmeno di incidere sugli sui e le abitudini dei paesi sovrani. Ovvero se una legislazione araba punisce la sodomia come reato, non può essere l’Onu o un suo organismo a intervenire. E’ una questione interna del Paese che deve essere lasciato libero di seguire le sue aspirazioni.
Saranno i suoi abitanti a maturare e chiedere il cambiamento delle norme, quando avranno una maggioranza tale nel paese. Non può essere un grande fratello internazionale a discutere e dibattere di questi temi, nemmenoa sfiorarli o metterli all’ordine del giorno. Lo possono fare semplicementi i cittadini dei paesi interessati e gli abitanti di altre nazioni da soli o come associati, ma non naturalmente come Stati. Non possiamo costruire un grande fratello mondiale che controlla tutto e orienta le nostre scelte.
