Caserta, il centro sociale chiede al centro sinistra di essere al servizio della città

Riceviamo dal centro sociale ex Canapificio.

CASERTA – In questi anni in Italia c’è stata una novità politico-istituzionale di portata storica. Ci riferiamo alle esperienze dei governi di centro-sinistra con la presenza anche della sinistra radicale per lo più incarnata dal PRC.

Certamente il Governo Prodi è stata l’esperienza più significativa se non altro per la portata nazionale. Dopo di che soprattutto in Campania e poi anche in Terra di Lavoro si sono succedute le esperienze alla Regione, alla Provincia ed al Comune del capoluogo. E’ stata un’occasione oggi facilmente definibile persa.

Persa al di là dei tatticismi e politicismi che non condividiamo, perché ha deluso profondamente le aspettative forse anche eccessive, che la maggior parte degli elettori avevano riposto.

Poi si potrà giudicare in maniera maggiormente positiva l’esperienza De Franciscis rispetto a quella della Regione, ma non è questo che è centrale nella nostra valutazione. Nella città di Caserta si è avuta un’esperienza ancor più particolare.

Forse essa non è nata nel migliore dei modi nonostante la tornata delle primarie che potrebbe anche essere considerata un buon tentativo di esercizio di una democrazia diffusa. Non è nata tanto bene probabilmente per l’eccessivo spezzettamento di partiti e correnti all’interno del centrosinistra e per l’eccessiva presenza di transfughi da schieramenti precedentemente opposti.

Specie i primi 2 anni e mezzo (o anche 3) hanno visto più crisi e delusioni dei risultati concreti che invece tanti cittadini si aspettavano. E va anche detto che la sinistra radicale ha forse troppo poco provato davvero a incidere, a spostare l’asse verso sinistra, o per meglio dire verso le questioni sociali, verso le aspettative degli elettori di sinistra.

Ma, con la stessa franchezza, proprio oggi a meno di un anno e mezzo dalla scadenza naturale del mandato elettorale, sarebbe davvero un peccato mandare tutto all’aria, sarebbe ancora una volta (e questa è davvero l’ultima opportunità che resta in provincia di Caserta) perdere un’occasione.

Forse, proprio oggi che si poteva cominciare a sentire il profumo di qualcosa di concreto come l’istituzione del Parco Urbano dei Monti Tifatini, la chiusura del cementificio Moccia, il recupero e la riapertura del macello comunale, il Parco Verde del Macrico, la Zona a traffico limitato, il Piedibus per il quartiere Acquaviva, la risoluzione dell’emergenza abitativa, un piano di accoglienza degna per immigrati e rifugiati anche passando attraverso il riconoscimento del progetto per l’Ex Canapificio, il passaggio dalla TARSU alla TIA, sarebbe una grande delusione pensare all’ennesima affrettata, arrabattata campagna elettorale che, inevitabilmente, non darebbe neanche il tempo di porre le questioni concrete che da tanti anni inseguiamo tanto da sembrare dei sogni.

L’invito all’amministrazione comunale tutta (sindaco, assessori e consiglieri) è a provare ancora una volta ad andare avanti, ed anzi a rilanciare una nuova scommessa per questa città.

I temi non mancano così come noi non mancheremo di riportarli immediatamente sul tavolo del sindaco il giorno dopo il prossimo consiglio comunale.

Appare anche evidente, però, che il gruppo dirigente del centro sinistra e della sinistra radicale di Caserta dovrà avviare una puntuale riflessione su ciò che ha fatto e sta facendo dall’alto di quei banchi che occupa, spesso dimenticando che dovrebbero mettersi il grembiule, cioè essere al servizio dei cittadini (Sempre e comunque!) e non ostaggio di logiche che appartengono alla politica politicante.