Caserta, la proposta della Confesercenti per il rilancio commerciale

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

CASERTA – La risposta più semplice e che al contempo non risolve i problemi ? Facile : E’ colpa della crisi. Nessuno però verrà ad asciugarci le lacrime. Come associazione che rappresenta i commercianti, per lo più esercizi di vicinato, siamo di fronte ad una esigenza, ormai non più procrastinabile: dobbiamo, seppur con estrema velocità, raffreddare la temperatura, fare una analisi che tenga conto della molteplicità dei fattori concorrenti, definire con coerenza ai tempi che viviamo ed a quelli che verranno il nostro modo di ragionare ed agire.

Non è assolutamente possibile fermarsi alle lamentele o alle proteste nei confronti di questa o quella amministrazione senza aver letto il territorio e le sue esigenze, senza tener conto delle dinamiche economiche che vedono l’Italia ed in particolar modo il Sud della Penisola, in ritardo di circa 30 anni rispetto al resto del Mondo. Oggi è la volta della protesta contro la ZTL, domani sarà la volta del nodo di Marcianise e così via.

Su cosa dunque concentrare la nostra attenzione ? Da quale momento è necessario partire per una analisi quanto più obiettiva possibile ? Il futuro dei Centri Storici.

E’ questo il primo interrogativo che assieme, commercianti ed enti territoriali, amministrazione comunale, provincia, regione, nessuno escluso, devono sforzarsi di isegnare. Non può esistere un solo progetto valido per tutti poiché le grandi Città, Napoli e Salerno per quanto ci riguarda, hanno una capacità di attrattiva diversa rispetto ad un centro da 70-80.000 abitanti.

Possiamo pensare che, in un prossimo futuro, dovremo assistere alla desertificazione di zone della nostra Città da sempre culla di iniziative commerciali e culturali di rilievo ? Un piano organico, che tenga in grande considerazione quanto sta avvenendo nel rapporto fra il cittadino consumatore ed il commerciante che esercita la propria attività all’interno della Città. Non si può procedere con interventi disarticolati: oggi si cambiano i sensi di marcia, domani si istituisce la ZTL, dopodomani forse troveremo le navette, fra un anno poi ci renderemo conto che tutto va rivisto.

Intanto il problema, dal punto di vista del piccolo commerciante si aggrava. Gli incassi tendono a scendere, sia per il segmento di offerta medio che per quello medio-alto. Non vi è un solo settore del mercato che non registri una contrazione delle vendite. Pochi i marchi, se ci riferiamo all’abbigliamento, che non solo non perdono ma aumentano i loro volumi di vendita, in decisa controtendenza. Non è un problema di target del consumatore poiché gli acquirenti di questi prodotti sono assolutamente trasversali.

Non vi sono e non vi possono essere interessi contrapposti. Può mai una amministrazione comunale vedere il proprio centro storico spopolarsi, chiudere le vetrine così come già accaduto nelle periferie. Proviamo a fare una ricognizione nei nuovi quartieri della zona Petrarelle, quartiere ormai attivo da anni e contiamo quante sono le botteghe aperte. Certo meno del 10% della disponibilità e conferiscono alla zona un aspetto di sommo degrado. E’ questo che si attende? Noi osiamo sperare di no!

Le attività economiche dell’uomo non sono assolutamente statiche ma sono destinate a seguire un cammino che accompagni l’evoluzione della società. Basta pensare a quanto, in termine di reddito e di PIL, determinano oggi le attività legate all’informatica rispetto ad appena 25-30 anni fa.

Il commercio, sarebbe meglio cominciare a pensare di cambiar nome a questa attività, non può non seguire l’evoluzione dei bisogni degli utenti. Il mercato, nel suo complesso, ha una anima, ha un proprio DNA che noi abbiamo difficoltà a riconoscere forse perché per anni è stato comodo lavorare senza turbative. Il negozio sottocasa, la boutique del centro storico erano di fatto l’unica possibilità per soddisfare le proprie esigenze. Oggi, in 90 minuti si è al centro di Roma, oppure con un clic si può ordinare una borsa Vuitton, un capo Gucci o qualunque cosa si desideri sia di fascia alta che economica.

Il cittadino consumatore è oggi diverso da quello che eravamo abituati a conoscere e, per interessarlo e mantenerlo all’interno della cinta urbana, dobbiamo offrirgli una alternativa valida ai Centri Commerciali oggi ed agli Outlet domani.

Veniamo a Corso Trieste. Una storia infinita con lavori interminabili che in alcuni tratti hanno dovuto subire ulteriori interventi. Lo stato di sofferenza dei retailers della strada non è dissimile da quello di altre vie cittadine. Corso Trieste oggi non è più quello dei fasti degli anni 70 ed 80.

Questa importante arteria oggi è, di fatto, divisa in due tronconi. Un tratto che va dal Monumento a Via Colombo, caratterizzato da una concentrazione di Banche ed Uffici che sono dei veri e propri buchi neri nelle giornate destinate allo shopping od alla passeggiata. Il sabato e la domenica sono giornate da dimenticare.

Il tratto che va da Via Colombo a Piazza Dante si caratterizza invece per un buon flusso pedonale nei giorni festivi ma nei giorni feriali il passaggio per lo shopping è assolutamente insufficiente.

Nel mentre dovranno essere definiti interventi di ampio respiro che dovranno coinvolgere necessariamente più livelli istituzionali, occorre pensare a provvedimenti ed opere urgenti che consentano, lo speriamo, la sopravvivenza di un settore estremamente importante per l’economia cittadina e per la qualità di vita dei casertani tutti.

1. Massimo impulso per il completamento dell’arredo urbano in modo da dare al cittadino che passeggia per le strade del Centro una sensazione di accoglienza

2. ZTL per fasce orarie ( dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 21) in modo da consentire un progressivo adattamento alla nuova realtà

3. rigidità nel rilascio dei permessi di transito e relativo assiduo controllo

4. Eliminazione delle barriere poste all’inizio del Corso Trieste e approntamento di una segnaletica chiara e visibile.

Non basteranno questi provvedimenti, bisognerà che tutti si impegnini nella comprensione di un fenomeno nuovo che si muove con una velocità senza pari. L’attuazione dei provvedimenti sopra indicati sarà solo il segnale che l’amministrazione comunale non è sorda ai richiami di una delle parti da sempre più attive della Città. A noi il costruire una valida risposta che intercetti un mercato che se qualche anno fa valeva 100 oggi, ed ancor più domani, varrà 65.

Sarà un problema da porre su altri tavoli e ad altre attenzioni, dovranno essere coinvolti vertici nazionali che dovranno spiegarci se è possibile oggi sopportare canoni di locazione non più sostenibili. Ma questa sarà una altra storia.