CASERTA – Riceviamo e volentieri pubblichiamo.
Se Confindustria Caserta colma il vuoto della politica casertana…
Confcultura, struttura specifica di Confindustria ha presentato un piano strategico per il rilancio del turismo a Caserta e provincia; un piano da 63 milioni di euro che si basa su sette principali siti: Reggia di Caserta e Oasi di San Silvestro, Caserta vecchia, la Reggia di Carditello, Museo Campano capuano, l’anfiteatro di Santa Maria Capua Vetere, il Real Sito di San Leucio e Sant’Angelo in Formis.
COMPLIMENTI A CONFINDUSTRIA
Ho già avuto modo, in passato, ad esempio sui rifiuti e sul piano proposto, di fare i complimenti a Confindustria Caserta. E li rinnovo volentieri, da “estremista ambientalistaâ€, anche per le proposte e le sollecitazioni che fanno gli imprenditori, ovviamente dal loro punto di vista, ed è davvero abbastanza miserevole la polemica che si è sviluppata a margine (tra i deputati PD e Confindustria stessa e quella ancora più paradossale tra l’assessore Velardi ed Enzo Iodice).
LA DOMANDA DEGLI INDUSTRIALI?
Ma a parte queste sciocchezze, qual è il problema che il convegno/proposta di Confindustria pone?
Intanto manca a Confindustria un elemento di analisi essenziale per un rilancio effettivo del turismo: quello che gli esperti chiamano “contestoâ€. Non ci può essere turismo se non c’è risanamento ambientale, se non c’è un intervento coerente per il recupero dei centri storici, se non c’è un sostanziale azzeramento del traffico veicolare privato, se non si mettono in relazione le produzioni agricole d’eccellenza e l’enogastronomia con il paesaggio e con i beni monumentali e culturali, se non si recupera una antica e straordinaria identità , se non si gioca la vera partita strategica “una provincia dove si vive bene…â€.
L’INSIPIENZA DELLA POLITICA CASERTANA
Ora è ovvia la domanda: nasce prima l’uovo o la gallina?
La risposta è che nascono insieme, lavorando parallelamente. Facendo quello che i Verdi stanno dicendo da tempo a De Franciscis, Petteruti e da ultimo a Enzo Iodice e agli altri ex alleati del centrosinistra, una scelta strategica complessiva per il nostro territorio e orientare tutte le risorse possibili, in modo coerente, a questo obiettivo.
Chi deve fare questo se non la Politica? Chi deve contemperare i diversi interessi, anche quelli degli imprenditori ovviamente, se non la Politica? Chi deve mettere in rete e segnare la strada virtuosa agli stessi imprenditori, agli agricoltori, ai commercianti, alle organizzazioni sindacali, ai cittadini, se non la Politica? Poi tutti devono fare la loro parte e avere come discriminante di fondo/contesto l’opzione ambientale (ricordate Eurocompost, Ferrandelle, Parco Saurino ecc..), anche nelle scelte urbanistiche da fare con il PTCP (a proposito fate lavorare bene Vezio De Lucia). Discutendo sempre, continuamente, ascoltando molto e poi assumendo le decisioni giuste.
SE LA POLITICA RESTA A GUARDARE
“Una nota a margine – afferma Enzo Falco – è che se la Politica lascia un vuoto, non solo c’è chi lo colma, ma o non si fa niente o si fa poco e male. La mancata decisione dal basso del piano rifiuti oggi ci regala ben tre piani diversi e molte contraddizioni su chi deve fare la raccolta. Abbiamo il piano Berlusconi con 5 inceneritori, quello di Ganapini che aggiunge un gassificatore e abbiamo quello che stanno facendo i Comuni che hanno aderito al bando per gli impianti anaerobici ecc.. Della raccolta non si capisce niente tra Regione, Province, Consorzi e Comuni, con l’affermarsi dello schema Alitalia: il business ai privati, i guai e i debiti al servizio pubblico e quindi a tutti i cittadini. Ma anche l’economia privata deve rispondere ad un etica degli interessi generali prima ancora che personali e/o di categoriaâ€.
Se la Politica, invece, resta a guardare o si genuflette solo agli interessi di una parte…
