Il LIBRO/ Andreotti: il divo Giulio ha sconfitto anche il bacio. In libreria il volume di Franco

CASERTA – «Col senno di poi, la parte delle indagini che riguardava il famoso bacio di Totò Riina a Giulio Andreotti si sarebbe anche potuta “tagliare”, dal punto di vista probatorio. Ma c’ era ben altro e in abbondanza. Lo prova la sentenza finale», racconta Giancarlo Caselli… Sono alcuni degli estratti dal volume pubblicato da Massimo Franco, giornalista di fama, su “Andreotti, la vita di un politico, la storia di un’epoca” della Mondadori, in libreria da un paio di giorni.

Si tratta di un lavoro corale di Franco sul più importante uomo politico che abbia avuto l’Italia, quello più potente e anche quello più attaccato, che alla fine però è riuscito a superare tutti battendo gli scoglie e le risacche della battaglia politica che diventava personale.

Il lavoro di Franco è importante anche perché per la prima volta utilizza documenti storici che dimostrano il ruolo fondamentale di garante della democrazia e sicurezza dell’Italia di Andreotti tra le varie superpotenze e l’impegno pratico più volte dimostrato per aiutare il Paese a superare momenti difficili. In questo quadro anche chi si diverte a citare la prima parte della sentenza di Palermo – frutto di non approfonditi analisi del contesto – rimane spiazzato di fronte alla levatura di Andreotti, capace di individuare sempre chi reggeva i fili, cercando di sconfiggerli quando andavono contro la giustizia e la democrazia.

“Caselli vuole scacciare l’ ombra della sconfitta – continua il libro di Franco – che si è allungata sulla Procura di Palermo… Per questo ricorda i retroscena e le conseguenze della storia del bacio che, secondo il pentito Baldassarre Di Maggio, il boss mafioso Totò Riina avrebbe dato ad Andreotti in un giorno del settembre 1987. … Verrebbe da dire: maledetto quel bacio. Doveva essere l’ emblema della contiguità, di più, della complicità fra Andreotti e la mafia. E invece, alla fine l’ episodio si trasformò nel tallone d’Achille dell’ inchiesta…

Era lo stesso motivo per cui Caselli e Lo Forte non gli avevano creduto durante il primo interrogatorio a Roma, nel quale si erano sentiti dire dal senatore a vita che non aveva mai conosciuto i Salvo. «Non ci aspettavamo quella risposta sui Salvo» ammette Lo Forte. «C’ era una foto all’ hotel Zagarella che li riprendeva insieme in un gruppo di persone. E poi, non c’ era nulla di strano né di male se li avesse conosciuti: i Salvo furono indagati solo dopo il 1984. Sembrava scontato che li conoscesse. Il suo no era in oggettivo contrasto con l’ indagine. E dunque ci chiedemmo perché lo dicesse…».

… Eppure, è difficile contestare che Andreotti sia stato percepito come “il vincitore”, e Caselli e i suoi sostituti come “gli sconfitti”. «Lo so che è passata l’ idea che il senatore Andreotti abbia vinto» dice Natoli…

Andreotti ricordava bene il primo incontro con Caselli e Lo Forte alla Dia nel 1993. «Mi mostrarono una foto in cui c’ era Nino Salvo. Ero fotografato insieme con il povero Piersanti Mattarella, Attilio Ruffini e un’ altra persona: Salvo, appunto. Vidi i sorrisetti di Caselli e Lo Forte. Sembrava che dicessero: come puoi pensare che ti crediamo? O erano prevenuti, o convinti di trovarsi di fronte il capo della Capula mafiosa…»…

Andreotti puntava il dito contro la sinistra. «Basta andarsi a rileggere il libretto nel quale Gerardo Chiaromonte (ex dirigente di primo piano del Pci) parlava della presa del potere delle sinistre attraverso la via giudiziaria…». L’ episodio La testimonianza e le accuse Il «contatto» con il capomafia Il bacio Il pentito Balduccio Di Maggio raccontò di un incontro nel settembre del 1987 tra Totò Riina (foto) e Giulio Andreotti, durante il quale avrebbero discusso di voti ed elezioni. In quella occasione si sarebbero scambiati un bacio su entrambe le guance. I giudici non gli hanno creduto”.