MADDALONI (Caserta) – È tempo oramai che l’opinionista Carlo Scalera, anche con la sua trasmissione radiofonica “Dietro l’Angolo”, di norma in onda il sabato mattina dall’emittente New Radio Network, interviene su temi caldi spesso anticipando (qualcuno dice anche in luogo – in assenza di dibattiti) i partiti, sia nelle sedi ufficiali che in quelle mediatiche.

Questa volta Scalera ci ha sorpreso perché è intervenuto il 16 giugno intervenendo su un tema scottante dell’affaire dei “furbetti del cartellino”, e lo fa con cognizione di causa essendo un ex funzionario dell’Amministrazione Provinciale del Settore che viveva da vicino il mondo del lavoro. Lo fa in pieno momento elettorale il 19 giugno tirando in ballo talune posizioni, o comunque esprimendo il suo parere personale, circa il partito di maggioranza di Governo, ed infine, si fa per dire considerando la premessa, ha parlato l’indomani dell’elezioni rioffrendo un parere, lettura della tornata elettorale.
Ma andiamo in ordine.

La prima nota del 16 giugno 2016 è quella titolata “A PROPOSITO DEI FANNULLONI DEL CARTELLINO” (fonte).
Ecco il testo della nota:
“Allontanarsi dal lavoro è reato, significa essere infedeli nell’esercizio delle proprie funzioni pubbliche, certamente è una pratica certamente da censurare e prevenire non foss’altro per tentare di ripristinare il disarticolato rapporto tra cittadini e lo stato. Nel contesto di un’ampia casistica, le forme di assenteismo (furbetti del cartellino) sembrano quelle prese più di mira dagli organi d’informazione. Non ultimo il pseudo giornalista, pagato con i soldi nostri, ovvero Giletti nel suo programma domenicale “L’Arena”. Ci sorge però spontanea una domanda: ma ciò che si chiede al dipendente della Pubblica Amministrazione è solo il rispetto delle timbrature? Diventa forse un dipendente modello solo chi timbra puntualmente la propria presenza senza nulla chiedere in ordine a ciò che fa ed a come lo fa (potenziale fannullone). Secondo me si vuole sviare l’opinione pubblica o, comunque, di distrarla da un problema altrettanto fondamentale: la produttività del dipendente pubblico. Nel patto che i cittadini hanno sottoscritto con lo Stato è scritto che in cambio della fiscalità generale lo Stato deve assicurare funzioni e servizi in coerenza con i principi di buon andamento dell’azione amministrativa. In sostanza al dipendente pubblico deve essere chiesto il conto non solo del carico di lavoro che ha assegnato ma anche della qualità attraverso la quale impregna le rispettive prestazioni. Quella che oggi più comunemente viene definita performance altro non è che un obiettivo che il dipendente pubblico deve assicurare, ognuno in proporzione al rispettivo livello di responsabilità che ha. Nessuno di questi giornalisti “d’attacco” sembra interessato a quegli istituti previsti dall’ordinamento per far funzionare meglio la Pubblica Amministrazione. Meritocrazia, performance, valutazione dei risultati, controlli interni ed esterni e responsabilità dirigenziali sembrano concetti non presenti nel vocabolario di questi giornalisti, ma solo mettere alla berlina persone che fino ad ieri erano considerate persone perbene, onesti lavoratori, che forse non hanno mai preso una multa o violato nessuna legge, in poche parole si sta facendo passare come messaggio il solo rispetto della forma e non della sostanza. Noi che paghiamo le tasse, certamente anche per dialogare con dipendenti pubblici che ci piacerebbe trovare al proprio posto di lavoro, ma soprattutto per avere beni e servizi in grado di assicurare un decente livello qualitativo della propria vita sociale. Il disegno politico di chi ha lanciato la campagna contro i “fannulloni” è chiaro ed è stato perseguito con decisione e grande dispiegamento di forze: la denigrazione dei dipendenti pubblici come strumento per la drastica riduzione del loro numero e per la privatizzazione di gran parte dei servizi da loro svolti. Ma, forse, questo disegno è stato anticipato da un altro piano, molto più sottile: quello di non mettere mano, o farlo soltanto per finta, alla riorganizzazione del lavoro resa necessaria dalla rivoluzione informatica. L’inefficienza del servizio è, nella stragrande maggioranza dei casi, frutto di carenze nella direzione complessiva dell’apparato, non del singolo individuo, al quale, in un contesto meglio organizzato, si potrebbero affidare altre mansioni più utili. Andiamo sempre peggio, io credo che la politica, oggi, subito, debba mettere mano con decisione a questo problema, a partire dalla riqualificazione dell’immagine del dipendente pubblico, ridotto ai minimi termini, senza contratto e senza garanzie e tutto questo grazie ad una classe sindacale che ha svenduto tutti i diritti, lasciando solo i doveri, in cambio di uno stipendio da fame. Ricordiamocene, quando ci sarà la prossima calamità naturale e qualcuno si sporcherà le mani per tirarci fuori dai guai”.
In verità questa nota, da verifica fatta sul social Facebook dove è stata pubblicata è stata poco condivisa sui propri profili e poco commentata. Questo fa sorgere una domanda: al cittadino ha deciso di convivere con il verificarsi di certi episodi perché magari nel proprio piccolo commette altre infrazioni rispetto allo sdegno della condotta, laddove dovesse essere confermata dagli organi giudiziari, dei dipendenti detti “furbetti dal cartellino”?

Passiamo ora alla seconda nota Social su Facebook che è quella del 19 giugno 2016 che porta il titolo “È meglio capitare tra i corvi che tra gli adulatori: gli uni divorano i cadaveri, gli altri i vivi. (Antistene)” (fonte).
Segue il testo della nota:
“Generalmente, cerco di stare lontano dalle polemiche o da chi difende l’indifendibile. Personalmente non appartengo ad alcun partito politico nazionale , se non a quello di credere in forti valori di onestà e di giustizia sociale. E, per carità, non sono nemmeno un grillino, anche se ho una forte ammirazione per i giovani che ci militano. E allora chi sono? Sono semplicemente una persona che vorrebbe vedere la sua Maddaloni, la sua Regione, la sua Nazione come le altre città, regioni e nazioni che funzionano. Molti in passato e anche oggi mi accusano di essere un sognatore. Ma tutto questo è possibile. Ci vuole solo la volontà politica, quella che non ha il Partito Democratico. Ecco perché mi fa disgusto (non ho scritto schifo) questo partito: perché non ha la volontà politica che i giovani chiedono, perché non ho mai visto nessuno del PD fare qualcosa di concreto per il Villaggio dei Ragazzi o per l’interporto o per i rifiuti, solo chiacchiere e belle parole . E questo partito mi fa senso perché non ho mai sentito un qualunque suo esponente parlare di applicare la Costituzione, specie l’art.116, l’ho sentito solo dai giovani che restano inascoltati. Il PD mi crea insofferenza perché, oltre a prendere in giro i propri elettori, prende in giro anche i suoi giovani, i Giovani Democratici. Vorrei chiedere a qualcuno che mi legge del Pd cosa ha fatto il partito per loro? Li ha fatti crescere al suo interno? Ha trasformato in fatti qualche loro idea, qualche loro progetto? No. Li ha sempre e solo usati come bacino di voti per eleggere sempre gli stessi fregnoni. E i giovani non se ne accorgono perché sperano di fare come disse Ingrao (“I partiti vi rappresentano? Lo fanno male? E allora ditelo, manifestate il vostro dissenso. Fate capire che così le cose non vanno. Entrate nei partiti, cambiateli o fatene di nuovi”). Molti mi hanno invitato ad entrare nel PD e cambiarlo, sinceramente avrei bisogno per farlo di un mitra o di un bazuca, ma essendo un pacifista preferisco restarne fuori . Stendo un velo pietoso su quello che sta succedendo in queste ore a Napoli, nel villaggio dei ragazzi , su tutti quelli del PD eletti alla Regione, dicendo solo che il loro silenzio è vergognoso, avevano promesso ai dipendenti del villaggio, stipendi, nuovi progetti, invece sento parlare di licenziamenti e di riduzioni di stipendi, un villaggio che muore ogni giorno che passa. Questo partito oggi è esattamente il pd di renzi: formato da gente che deve stare con lui, deve per forza, per soddisfare la propria sete di potere. Il presidente della Regione de luca è solo uno dei tanti, purchè disposti a rinnegare in tempo record quello che dicevano di renzi fino a due giorni fa. Ecco che oggi (i pecoroni) si attaccano tutti al carro del vincitore, il quale vincitore del resto ha bisogno di loro, di questo piccolo esercito di assolute nullità che risponde sì all’unisono ogni volta che arriva la comanda, sostenendo l’insostenibile, con faccia tosta quella sì, apprezzabile, con l’unica spinta nella fiducia di un premio che effettivamente quasi sempre arriva (da buon padrone vecchio stampo, renzi sa premiare la fedeltà, anzi, è l’unica cosa che apprezza). Citando il poeta e scrittore Charles Bukowski: «La gente è il più grande spettacolo del mondo. E non si paga il biglietto». Questo pensiero dovremmo sempre tenerlo bene in mente. Di seguito alcune citazioni sugli adulatori, i ruffiani, i tirapiedi o lecchini, come ognuno di noi preferisce chiamarli. Io preferisco chiamarli semplicemente esseri inutili, così come quei capi che adorano essere adulati. È meglio capitare tra i corvi che tra gli adulatori: gli uni divorano i cadaveri, gli altri i vivi. Antistene”.
Questa nota, diversamente dalla prima ha animato un certo dibattito ed in particolare si segnala il commento del collega Dario Bocchetti che scrive: “Caro Carlo, solo ora ho letto la tua nota. Una disamina che anticipava un esito negativo per il Partito Democratico, frutto dell’insofferenza generale e di uno stato di degrado che impietosisce e mortifica la collettività. Oggi il centro sinistra è un partito che governa grazie al placet di Berlusconi (vedi patto del Nazareno) e che di sinistra non ha nulla. Ci troviamo un presidente del consiglio illegittimo che ricopre una carica così prestigiosa senza consenso elettorale. Per quel che riguarda la nostra città, questo partito è ostaggio delle velleità e dei capricci di persone che leggittimano un qualcosa (non mi chiedere cosa che potrei andare in difficoltà) e sono distanti da una sintesi da un decennio. Pertanto, tacciono innanzi ai problemi della città, impotenti nell’esprimere un giudizio politico e/o amministrativo. Nemmeno il commissariamento ha potuto nulla al cospetto di tante incomprensioni e distanze fra i membri che rappresentano correnti politiche o pseudo tali. I giovani democratici sono ragazzi che hanno idee e cultura, ma non devono essere prede di squali pronti a divorare carne fresca…. bensì iniziassero a togliersi l’etichetta di giovani e partecipare con carattere e determinazione alle riunioni di partito, senza timori reverenziali. Questa città non ha bisogno di partorire partitocrazia ma idee, passione, umiltà e abnegazione”.

Giungiamo, quindi, alla terza nota quella del 20 giugno 2016 dal titolo “E a sorpresa è uscito Mastella, che sconfigge il Pd” (fonte).
Segue il testo della nota:
“La vera sorpresa di queste elezioni è stato certamente Il fondatore dell’udeur, sostenuto da Forza Italia e Udc, ha battuto al ballottaggio il pd Del Vecchio, amico del rottamatore Renzi facendo una campagna elettorale attaccando i 5 Stelle. Ma i numeri dicono che al secondo turno ha beneficiato dei loro consensi. Possiamo dire che in Italia vincono i sindaci che non hanno avuto i partiti tradizionale alle spalle. Hanno vinto a Roma e Torino le candidate 5 stelle, vince De Magistris a Napoli e Mastella a Benevento. Da questo momento molte città sono in mano a persone nuove (Mastella si è rifatta l’ennesima verginità) che non vogliono inceneritori e che vogliono il porta a porta, che sono per le energie rinnovabili e che invece dei poteri forti e infami sono dalla parte della gente comune. Mentre il centro il centrosinistra vince solo dove è rimasto non renziano puro o bersaniano a Bologna o più spesso con Sel e dintorni come a Cagliari e a Milano, il partito della nazione insomma mi pare oggettivamente andato a farsi friggere , per il momento! Dalle parti nostre, Marcianise, Caserta e Aversa c’è stata la prova del voto”.
Anche questo post non ha risparmiato di animare dibattito.
Si riporta, per circoscrivere gli interventi solo un botta e risposta che vede coinvolto l’opinionista Carlo Scalera e l’amico Giuseppe De Lucia. Quest’ultimo scrive per primo: “Carlo Scalera magari potrebbe essere utile una riflessione più ampia..di tutti i partiti, in questo articolo, hai come obiettivo solo il PD, come se fosse la ragione di tutti i mali di questo paese..mi sembra un pò parziale come lettura, non credi? Inoltre ti definisci non grillino, eppure hai preso di mira solo Renzi (nessuna parola su Berlusconi ed il centro destra, la Lega, etc..). Al contrario di quanto dici, il PD dove ha schierato persone nuove e per bene, ha vinto (leggi Milano e, a te più vicino, Marcianise – entrambi renziani).
Di Benevento non conosco il contesto, ma certo che se la cittadinanza ha scelto Mastella a fronte di un candidato giovane e capace, non è certamente colpa del PD. I Giovani Democratici di Maddaloni sono bravissimi e non credo che la tua descrizione sia parziale e non credo che i ragazzi si sentano bacino elettorale per qualcuno. Sul Villaggio dei Ragazzi, mi sembra assurdo immaginare che una struttura del genere, possa oggettivamente continuare a sopravvivere senza un minimo di rivisitazione della propria pianta organica – sembra che d’un tratto hai dimenticato che negli anni molte persone siano state assunte, anche senza un’effettiva necessità – trovare una mediazione, come quella condivisa dai dipendenti, non mi sembra assurdo ( o sei anche tu come quei sindacalisti fuori dal tempo , che non ascoltano i propri iscritti e votano si al 70%??) . Condivido con te che molte cose sono indifendibili, ma ti assicuro che ci sono molte persone in gamba, che lavorano e fanno molto per la comunità e, caro Carlo, sarà assurdo , ma sono del Partito Democratico.. Mi dispiace se le tue sensazioni sono la nausea ..lo comunicherò a tanti amici per bene del PD, in modo che ti stiano alla larga…così eviteranno di farti star male… con affetto”.
Da qui la replica di Scalera “Carissimo Giuseppe de Lucia, il mio scritto è un grido di allarme e se le mie considerazioni negative sono rivolte solo al Pd, è solo perché il Pd oggi sta fallendo e sta distruggendo quel poco che è rimasto della sinistra. Mi aspettavo che il Pd, selezionasse una nuova classe dirigente, trattasse la questione morale: era in cima alla lista delle priorità. Adesso meglio non parlarne. Quello che gli italiani invocavano già ai tempi della famigerata Lottizzazione in voga nella Prima Repubblica. Invece per lui il problema nemmeno esiste.
Per questo motivo io credo che noi cittadini attivi non possiamo smettere un solo istante di pretendere che insieme ai sacrifici che tutti saremo chiamati a fare (e speriamo in maniera equa) ci sia ridato il voto con una nuova legge elettorale che ci restituisca la voglia di andare a votare, la facoltà di scegliere chi mandare nel prossimo Parlamento e la possibilità di interloquire e controllare i nostri eletti. Sul Villaggio, è meglio far scendere un velo pietoso, visto il fallimento che sta andando incontro. Infine ti comunico che la nausea che mi ha colpito è nient’altro la stessa patologia che ha colpito molti elettori del nostro territorio, una grande epidemia che ha bisogno di una forte cura di credibilità. Con affetto”.
Al di là della condivisione o meno del pensiero di Scalera, del resto potrebbe essere il suo anche un modo per spronare le reali posizioni a fronte di un amo lanciato …, resta il fatto che intanto Lui il dibattito lo ha aperto, Lui si!
