ROMA- Abbiamo appreso che da meno di 24 ore è nato al Cielo l’on. Elio Rosati, maddalonese, democristiano, amico di Aldo Moro e di don Salvatore d’Angelo[1].
Approntare uno studio dettagliato del profilo biografico in poche ore non era possibile da qui, fermo restando i punti salienti della sua storia politica, si è deciso di proporre alcune testimonianze forniteci dai diretti interessati ed altre suggeriteci dal web e dalla stampa.
Innanzitutto sappiamo che l’on. Elio Rosati nasce a Maddaloni il 21 febbraio del 1923 ed è stata da sempre figura di spicco della Democrazia Cristiana. Persona dotta, con laurea in filosofia, fu parlamentare a Montecitorio per 5 diverse legislature e per ben tre volte rivestì il ruolo di sottosegretario di Stato nei governi Rumor I, II e III e successivamente fu sottosegretario nel governo Colombo ed ancora nel governo Andreotti I.
Infatti lo troviamo nella Camera dei Deputati nel gruppo DC dal 5 giugno 1968 al 24 maggio 1972 (II Legislatura Camera – IV Legislatura Camera – V Legislatura Camera – VI Legislatura Camera – VII Legislatura Camera), mentre per il dettaglio Incarichi e uffici ricoperti nella Legislatura va ricordato nel:
- Governo Rumor-I: Sottosegretario di Stato per la pubblica istruzione dal 14 dicembre 1968 al 4 agosto 1969;
- Governo Rumor-II: Sottosegretario di Stato per la pubblica istruzione dal 7 agosto 1969 al 26 marzo 1970;
- Governo Rumor-III: Sottosegretario di Stato per la pubblica istruzione dal 2 aprile 1970 al 5 agosto 1970;
- Governo Colombo: Sottosegretario di Stato per la pubblica istruzione dal 7 agosto 1970 al 16 febbraio 1972;
- Governo Andreotti-I: Sottosegretario di Stato per la pubblica istruzione dal 17 febbraio 1972 al 24 giugno 1972.
Dall’Archivio Storico della Camera apprendiamo che al suo attivo ha avuto 3 Incarichi di governo, ha collaborato alla redazione di 67 Progetti di legge presentati, di ben 10 Atti di indirizzo e controllo ed è intervenuto per ben 135 volte nel Parlamento.
Il Direttore della nostra testata “L’Eco di Caserta”, prof. avv. Luigi Ferraiuolo, appena ha saputo del triste evento ha dichiarato: «Elio Rosati non era solo un parlamentare sopraffino ed un galantuomo, un maddalonese soprattutto ed un casertano, era anche l’amico caro, l’uomo con cui confrontarsi, di uno dei maggiori esponenti politici italiani che hanno segnato la storia del nostro Paese e che hanno sacrificato la propria vita per la democrazia: Aldo Moro.
Elio Rosati era l’uomo che, spesso, traduce in realtà i pensieri e le idee di Aldo Moro. Collaborava e si confrontava con Lui e poi era anche l’amico filiale, l’uomo con cui confrontarsi, quello che non abbassava mai la testa, quello di cui don Salvatore poteva fidarsi cecamente, di don Salvatore d’Angelo, fondatore del Villaggio dei Ragazzi. Quindi, una perdita colossale questa per Terra di Lavoro, per Caserta che perde uno degli ultimi Politici pensanti, anche se non più operativi, uno degli ultimi intellettuali veri della nostra Terra. Un uomo che nel bisogno non ha mai fatto venire meno il suo sostegno al Villaggio dei Ragazzi ».
In commento ad un post dell’amico Giovanni Matteo Centore[2] su Facebook dell’on. Gero Grassi ha scritto «Elio Rosati è stata persona perbene e politico vero amico di Moro fino alla fine ed anche dopo. A noi, i ragazzi di Moro, il presidente parlava sempre con stima ed affetto di Elio Rosati cui dedicò anche una bella lettera dalla prigione brigatista. Ciao professore ti ricorderemo».
Lo stesso Grassi più di una volta di recente ha parlato a Maddaloni della figura e del rapporto di Rosati e Moro,
Tra i tanti ricordi vi è quello della prigionia di Aldo Moro allorquando questi scrisse una lettera allo stesso Rosati destinata, ed apprendiamo che nel ricco epistolario (G. Selva – E. Marcucci, “Aldo Moro. Quei terribili 55 giorni”, Edizioni Rubbettino 2003, pag. 393/394) si legge[3]:
«Aggiungo una lettera appello per Elio Rosati, che è la persona che più amo e stimo. Anch’essa è urgente anzi urgentissima per una mobilitazione dell’opinione pubblica che finora è mancata. Dispiace molto questo scarso rispetto della verità e, poi, dell’utilità del Partito. A parte i membri del Governo, la cui posizione è particolare (ma che potrebbero ispirare altri), ce n’è altri da recuperare. Freato ci riesce almeno un po’? E’ possibile far capire che quello che si propone ed ora si respinge è il meglio per laD.C. e sarà rimpianto tra pochissimi giorni? Che pensa dell’iniziativa di Craxi? Ha uno spessore? Freatoriesce a pilotareSignorile?
Affettuosamente
Aldo Moro
Non so l’indirizzo di Rosati. O è alla Camera o in casa non lontano dalla mia. Forse Freato lo conosce o può conoscere».
Lettera questa, questa, poi condivisa nel corso del 12 giugno 2016 dal dott. Giovanni Matteo Centore sul suo profilo facebook:
« Mio carissimo Elio,
non solo per l’antica e cara amicizia che ti porto, ma per istintiva intuizione ho pensato a te, mano a mano che andavo considerando, giorno per giorno, la situazione ed, in essa, da un lato la mia, dall’altro quella della D.C.. Del poco che so, so almeno questo, che fedele al tuo costume, non hai avuto incertezze e paure hai rifiutato il conformismo ed il quieto vivere, ti sei impegnato con una posizione autonoma, quando altri si andavano imbrancando acriticamente sotto il pretesto dell’interesse di partito e di una unità malintesa, della D.C. Oggi quello che si nota è la mancanza di coraggio e questo fa sì che il nostro appaia un partito acritico, tutto arroccato su una medesima posizione. E tu sai che questo non è invece mai avvenuto e che la dialettica è stata aperta tra noi. Ebbene, oggi tu rimani pressoché solo ad adempiere questo compito essenziale, tu rimani solo a rompere il ghiaccio. Ma sai pure, che sotto la scorza dell’indifferenza e del conformismo, una parte notevole della base democristiana ripugna profondamente alla mia attuale condizione ed al grosso rischio che essa comporta. Nessuno parla, ma molti temono. Ed io credo che se uno alzasse la sua voce, una voce limpida, come la tua, proprio in questi giorni che coincidono con una grossa riunione della Direzione DC, le voci di consenso, sensibili, anche se forse non maggioritarie, non mancherebbero. Io non vedo altri che te che possa dire questa parola e guidare, al massimo possibile insieme con Misasi, un movimento di opinione pubblica che bilanci le ferree esigenze di regime che si esprimono sulla stampa. Bisogna parlare subito, alto, forte, con chiarezza, utilizzando la stampa anche settimanale e, ovviamente, tenendo d’occhio l’andamento della Direzione sulla quale non mi faccio però soverchie illusioni. Poiché si tratta di problemi di coscienza (e nessuna è più limpida della tua), desidero dirti, per così dire, solennemente che la proposta di scambio od altra simile, specie se attuata immediatamente, sarebbe stata la meno onerosa per la D.C.
Aggiungo che tutte le altre saranno forzatamente più onerose e sarebbero perciò da evitare, se prevalesse, come dovrebbe prevalere, il buon senso. Tutto quello che farai nei prossimi giorni, con la forza della disperazione, (e cerca di farlo capire agli altri) è il meglio per la D.C., è un salto di salvezza su di un abisso.
Non ti dico altro, perché so che tu capisci per immediata intuizione. Mi auguro tanto che tu riesca, associando tutte le altre forze disponibili. Perché tanti amici sono diventati così timidi: se fossero insieme quelli sui quali abbiamo sempre contato, la partita sarebbe vinta. Il silenzio è un delitto. Che c’è di male chiedere la salvezza di un amico quando, oltretutto, altrimenti, si corre un rischio mortale? Datti da fare dunque come avrai già fatto. Non si parli di elezioni. Nelle condizioni presenti, pagheremmo un prezzo estremamente alto.
Grazie per quanto farai, parlando in giro e nei corridoi delle camere, raccogliendo firme, rilasciando interviste.
Ricordami ai tuoi ed abbiti il più cordiale abbraccio
Tuo
Aldo
P.S. Anche gli amici di Bari hanno attenuato la loro voce per presunte ragioni elettorali. Dì loro che rischiano di essere puniti ben più gravemente, che se avessero detto che intendevano salvare un vecchio amico per ragioni umanitarie.».
Nella formazione politica iniziale va detto che il giovane Rosati, così come altri suoi coetanei (Salvatore Cardillo, Salvatore d’Angelo – poi don, Giuseppe Caliendo, etc) erano seguiti (quale componente maschile) nella formazione preparazione spirituale politica dal can. arciprete Michele Cerreto presso l’arcipretura di San Pietro Apostolo, mentre le componenti femminili avevano come punto la chiesa di San Benedetto Abate con il can. e vicario foraneo fon Giuseppe Santonastaso ed i gruppi Pia Casa di Assistenza e il Centro Italiano Femminile[4].
Circa il periodo di formazione dell’on. Elio Rosati ci giunge la testimonianza dello storico del Convitto Nazionale Statale “Giordano Bruno” di Maddaloni prof. Antonio Pagliato:
« L’on. Elio Rosati in gioventù fu un istitutore assistente del Convitto nazionale Statale “G. Bruno” di Maddaloni e la sua assunzione fu deliberata nella seduta del 4 dicembre 1941ai tempi del rettore Giuseppe D’Ovidio. Nell’a. s. 1941/42-anno XX dell’era fascista, Elio Rosati era uno studente universitario e per mantenersi agli studi fece domanda di assunzione al rettore del Convitto la quale fu accettata e deliberata dai membri del Consiglio amministrativo, tra i quali figurava il preside Gaspare Caliendo, il notaio Giuseppe Iorio, l’avv. Antonio Brancaccio, l’avv. Giuseppe Castaldo e il vice rettore Giuseppe Guida. Le squadre dei convittori da assistere erano diventate 6 per l’aumento del numero dei nuovi ammessi. In quella seduta furono assunti 8 istitutori assistenti, due in più, con contrattoa tempo determinato, per consentire una rotazione nei giorni di riposo degli stessi istitutori che dovevano coprire la settimana lavorativa. La sua esperienza si concluse alla fine del successivo anno scolastico»[5].
Elio Rosati è stata una figura politica del Dopo Guerra e che è stata sempre presente nei momenti clou della politica amministrativa cittadina[6] fino ad essere con don Salvatore d’Angelo artefice del primo compromesso storico e che poteva servirsi di un fare Politica onesto per la Città anche con la collaborazione dell’antagonista partitico, il PCI, dove nei momenti del bisogno, per la Città, trovava un alleato capeggiato in questa visione dal Senatore Salvatore Pellegrino[7].
Seguono due contributi, uno inedito ed uno di richiamo. Quello inedito è del giovano storiografo cittadino dott. Antonio Cembrola, il secondo rimanda a testimonianze recenti rilasciate dall’avv. Francesco Lombardi.
La testimonianza che segue, odierna, è del dott. Antonio Cembrola:
«Elio Rosati è una figura del panorama politico maddalonese che, paradossalmente, ho conosciuto da poco. A gennaio di quest’anno infatti, a causa di ricerche utili alla mia tesi di laurea “Maddaloni: politica e società dal 1900 al 1970”, scoprì il personaggio Elio Rosati, politico di spicco di una Maddaloni che oramai non esiste più. Il 7 aprile 1946, i maddalonesi, dopo vent’anni e più di dittatura e di guerra, tornarono alle urne per eleggere i propri rappresentanti al consiglio comunali; tali elezioni vennero vinte con il 42,7% dalla Democrazia Cristiana. In quel tempo il sindaco veniva eletto in consiglio comunale ed il 20 aprile venne scelto l’avv. Luigi Brancaccio. Tra la compagine democristiana c’è un giovane studente di filosofia, non ancora laureato, che si distingue sin dall’inizio: Elio Rosati appunto. Rosati, durante l’amministrazione Brancaccio, durata due anni, ricoprirà la carica di assessore supplente che, anche se non prestigiosa, gli servirà per ultimare la sua cultura ed azione politica. Come abbiamo già accennato, la giunta Brancaccio nel 1948, a causa di dissidi sul bilancio comunale, darà le dimissioni. Dopo un altro biennio, in cui la guida della città sarà affidata al Cav. Gen. Domenico Renga, il 14 giugno 1950 il consiglio elesse come nuovo sindaco proprio il dott. Elio Rosati, ormai diventato punta di diamante della Dc. In soli quattro anni, Elio Rosati riuscì non solo ad emergere come leader della Dc maddalonese, ma addirittura a conquistare il titolo di primo cittadino; sono dati questi che dimostrano la cultura e l’intuito politico di Rosati. In questa prima fase alla guida della città, Rosati mirò la sua azione amministrativa soprattutto verso l’edilizia popolare: l’8 febbraio 1951 venne avviato l’iter per la costruzione di nuove case popolari da parte della società Ina-Casa nel rione Starza. Il 25 maggio 1952, i maddalonesi tornarono a scegliere i propri rappresentanti in consiglio comunale: anche in queste elezioni il primo partito risultò essere la Dc, che ottenne il 42,2% dei consensi, mentre con 19 voti favorevoli su 30 venne rieletto sindaco proprio Elio Rosati. Diversamente dai suoi predecessori, Rosati riuscì a terminare il suo mandato alla guida della città, riuscendo a completare il suo programma politico. Anche in questa fase il punto di forza della sua azione politica risultò essere l’edilizia popolare: vengono avviate le costruzioni di altri due edifici popolari, sempre in via starza, uno da parte dell’Ina-Casa e l’altro da parte della Iacp (Istituto Autonomo Case Popolari). Contemporaneamente a questi, altro punto importante del programma politico di Rosati fu naturalmente l’istruzione: il sindaco infatti avviò la costruzione di una nuova scuola media nel rione Pescara, e di tre piccoli edifici scolastici nelle zone periferiche della città, dove il grado d’istruzione era molto basso (Montedecoro, Pizzomellone, Grotticella di Cancello). Elio Rosati fu molto vicino anche alla Fondazione Villaggio dei Ragazzi ed alla persona di Don Salvatore d’Angelo. Grazie a questo rapporto, ma anche grazie ad un opportunismo politico, durante la sua amministrazione, il comune di Maddaloni si fece carico delle spese di fornitura elettrica della fondazione. Dopo il secondo mandato come sindaco, Rosati si propose come candidato alla Camera, risultato che raggiunse nel giugno del 1953. Da qui inizia la carriera politica di levatura nazionale di Rosati che per ben tre volte fu Sottosegretario alla Pubblica istruzione (1969-1972), e poi senatore dal 1976 al 1979.
Con la sua morte, scompare non solo una delle massime figure politiche del panorama nostrano, ma anche un esempio di onesta dedizione alle istituzioni dello Stato ed alla comunità, sia essa locale o nazionale. Una pagina limpida che, rapportata al marciume degl’ultimi vent’anni, non può non essere incorniciata con un intreccio di gratitudine ed onore».
Giungiamo ora alla seconda testimonianza che porta al primo caso di compromesso storico per essa si veda il racconto del suo vice capogruppo, avvocato Francesco d’Angelo, rilasciata non più tardi di qualche settimana: Maddaloni, l’ex sindaco Francesco d’Angelo: da poco sessantacinquenne, una vita per la Città[8].
In effetti ci si riferisce alla legislatura 1979/1983, anomala già per il fatto che durò quattro anni. Questa acquista una importanza storia in quanto ad essa sono collegati eventi di notevole portata come la gestione del terremoto ed il compromesso storico con l’ingresso del PCI in giunta.
I consiglieri della consiliatura sono 20 della Dc, 12 del Pci, 4 Psi, 2 Psdi e 2 Msi. Sindaco è Giovanni Di Cerbo, capogruppo DC l’on. Elio Rosati e suo vice Francesco d’Angelo, momento di grande esperienza e formazione.
Nel corso della consiliatura, con la prima giunta costituita dalla sola rappresentanza democristiana, non vi era stabilità, non solo perché tutti nuovi ma anche per l’emergenza del terremoto, al punto tale che il bilancio del 1980 sarà approvato solo con il voto tecnico del rappresentante Psi Francesco La Spina. Le difficoltà oggettive rappresentate da una giunta minoritaria e dagli eventi sismici non garantivo più la governabilità e l’ombra del commissariamento prefettizio era alle porte per l’amministrazione comunale. La necessità, il senso di responsabilità verso la città e del mandato ricevuto, don Salvatore d’Angelo e l’On. Elio Rosati si prodigarono con tutte le forze politiche dell’arco costituzionale, e convinsero il PCI, il PSI ed il PSDI, alla prima alleanza storica con la sinistra, con la responsabilità di governo della città del PCI. Tra i più forti sostenitori, della nuova esperienza, la prima in Italia, vi era il senatore Salvatore Pellegrino ed il segretario del PCI Vittorio Colamonici, La Spina e D’Onofrio per il PSI, Adinolfi e Reitano Giovanni per il PSDI.
Così dal 1981 e fino al 1983, al termine del naturale mandato, la giunta vedrà l’alleanza politica tra la Dc con Psi, Psdi e Pci, 38 consiglieri su quaranta, guidata dal dott. Giovanni Di Cerbo.
In occasione dello stesso ricordo (Maddaloni, l’ex sindaco Francesco d’Angelo: da poco sessantacinquenne, una vita per la Città.) l’avv. d’Angelo richiama, tra i tanti aneddoti, uno di quelli che lo lega a don Salvatore d’Angelo ed all’on. Elio Rosati. I tre sono a Roma, nel giorno del ritrovamento del cadavere di Aldo Moro. L’avvocato alla guida della vettura ed i due nei sedili posteriori. In questa occasione si vede uomini dei servizi segreti raggiungere la vettura per prelevare l’on. Rosati. Qui a nulla valsero i tentativi di don Salvatore (tutti ancora ignari della esigenza che si richiedeva a Rosati cioè avvisare la moglie del Presidente Moro del suo ritrovamento deceduto) di far seguire la propria vettura con Rosati. Don Salvatore fece si che il nipote Francesco si mettesse alla volta delle auto dei servizi per capire la destinazione. Qui si crearono i giusti impedimenti per bloccare dopo poco l’auto guidata da Francesco d’Angelo e con dentro don Salvatore. Il resto è storia.
Per capire lo spessore politico ed il legame con il territorio dell’On. Elio Rosati si riporta la testimonianza odierna rilasciataci dal dott. Giovanni Matteo Centore: «Ho conosciuto l’On. Elio Rosati, di cui avevo sentito parlare non poche volte in famiglia, da mio padre in primis, nel 1996. Nonostante vivesse a Caserta, soleva venire a Maddaloni con frequenza.
Il mio primo intervento in un’assemblea pubblica fu alla sua presenza, in occasione dell’apertura della campagna elettorale per le elezioni politiche del 1996, quelle che videro la vittoria dell’Ulivo. Quell’Assemblea fu conclusa proprio da Lui, con un Discorso che rapì la platea, a cominciare da me.
Negli anni successivi, furono varie le occasioni di frequentazione sia in forma privata, presso la sua abitazione in via Ferrarecce, che pubblica. Gli incontri erano per il sottoscritto, che si avvicinava alla politica con il gusto per lo studio ed approfondimento, delle vere e proprie lezioni.
Molto forte era il rapporto che lo legava a Salvatore Cardillo. I percorsi umani e politici erano strettamente connessi. Entrambi avevano scelto l’indirizzo classico per i propri studi e poi l’impegno politico nell’immediato dopoguerra. Chiara la scelta nel campo cattolico e la collocazione dentro i filoni più progressisti della Democrazia Cristiana. Cardillo amava evidenziare come la sua generazione fu presto chiamata ad esercitare le più importanti responsabilità istituzionali. Proprio Cardillo divenne, appena qualche tempo dopo Rosati, Sindaco della Città. E sottolineava quanto fosse decisivo lo studio ed il confronto culturale, in una fase storica in cui andava ricostruito tutto. Di quanto fosse alto il senso del bene comune, al di là delle distinzioni ideologiche. Cardillo e Rosati avevano percorsi paralleli e caratteristiche diverse. Cardillo più teso alla scrittura, Rosati più incline al discorso orale, grazie ad un eloquio raffinato, colto ed elegante.
Alla fine degli anni Novanta, Elio Rosati compì un gesto che confermava il suo amore per la sua Città di origine e per le nuove generazioni. Decise di “donare” parte significativa della sua biblioteca privata ai Padri Carmelitani, perché i giovani studenti di Maddaloni (e non solo) potessero accedere ai volumi, alle collane, alle riviste, ai giornali, collezionati nel corso dei decenni. Ad aiutarlo a compiere l’inventario ed al trasferimento degli stessi fummo io, Arcangelo Correra e Lello Menditto. Per me, fu un grande onore. Trascorsi intere giornate a contatto con opere grandiose, da Maritain a Mounier, da Dossetti a Capograssi, da Carr a Smith, solo per citare alcuni autori.
Un altro emozionante incontro fu quello tra Lui e l’Onorevole Giovanni Galloni, più volte Ministro e vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura. I due, dopo un comizio in piazza della Vittoria, nel 1997, si ritrovarono nella sezione locale del Partito Popolare. Ascoltarli parlare fu uno straordinario arricchimento. In quel colloquio emerse la statura di una generazione di politici, capaci di scrivere la storia repubblicana e di determinare condizioni di autentico progresso per la società.
L’ultimo comizio pubblico di Elio Rosati fu in Piazza Ferrara, nella primavera del 2011, alla vigilia del turno di ballottaggio per le comunali. In quella campagna elettorale, Egli mantenne un profilo discreto ma presente. Ne ricordo la partecipazione al Teatro Alambra, ad un’iniziativa con Ciriaco De Mita. Il suo nome fu più volte richiamato negli interventi di Gaetano Pascarella, Piero Squeglia, Franco Lombardi e dello stesso De Mita, il quale ricordò la partecipazione di Rosati ad un congresso provinciale della DC di Avellino, molti anni prima, in qualità di garante nazionale. Egli, che sedeva accanto all’amico di sempre Cardillo, rispose a quelle manifestazioni di stima ed affetto con un filo di emozione che, per una volta, superava il solito aplomb. Subito dopo il primo turno, il senatore Compagna, durante un intervento a sostegno del candidato del centrodestra Nicola Corbo, dichiarò che Rosati, in coerenza con la sua inclinazione culturale, avrebbe dovuto appoggiare proprio Corbo. Rosati, appresa la dichiarazione, restò offeso e chiese immediatamente una possibilità di replica in pubblico. E fu così che la sera della chiusura della campagna elettorale di Franco Lombardi, candidato a Sindaco per il centrosinistra, Egli salì sul palco per concludere quel comizio ed affermare che mai la sua storia politica ed ideale lo avrebbe posto nella condizione anche solo di valutare il sostegno ad un candidato di destra.
Il destino conosce percorsi particolari. Cinque anni dopo, fu nuovamente Rosati ad intervenire in pubblico per parlare di Franco Lombardi. Era il 17 ottobre del 2006, quando tutta Maddaloni si ritrovò nella Basilica Minore del Corpus Domini per l’ultimo saluto a Lombardi, la cui giovane esistenza fu spezzata da un male incurabile. Elio Rosati, con parole struggenti, ne pronunciò l’orazione funebre».
Tanti sono i ricordi e le testimonianze che ci giungono, tra queste quella, rilasciata in data odierna, di Felice Del Monaco, punto di riferimento della Segreteria provinciale DC per diversi decenni: «Come tanti giovani che militavano nella DC ho avuto modo di stare vicino all’on Rosati. A maggior ragione quando facevo parte della direzione della DC. Va ricordato a tutti che lui come capo gruppo consiliare fu il primo a provare a fare il compromesso storico in Italia partendo dal Comune di Maddaloni, dopo Tangentopoli . Lui, insieme all’on Mancini, fu anche commissario del comitato provinciale di Caserta.
Dopo qualche mese commissariò quasi tutte le sezioni della provincia, scatenando anche un malcontento di tutti, ma lui con caparbietà andò avanti. Ripeteva sempre “se non mi lasciano fare vado via”… poi aprì una sottoscrizione volontaria per sanare le casse del partito. La sua persona era molto voluta nel gruppo moroteo. Ricordo, ancora, perfettamente tutti i maddalonesi che parteciparono alla sottoscrizione per suo rispetto. Bella figura Politica, Locale, Provinciale e Nazionale. Maddaloni era conosciuta nel “Mondo” grazie a lui e don Salvatore.
Un fatto personale che ricordo con simpatia: per partecipare ad un incontro provinciale rischiava di fare tardi a Montecitorio dove in mattinata era previsto un suo intervento. Era molto agitato ed alle ore 9 stava ancora al corso Trieste. Io lo avvicinai per dirgli “Onorevole se per strada non mi dite niente (alludendo alla possibilità di andare oltre il limite consentito) voi prima delle 11 state al Parlamento”. Lui mi disse: “va bene”. Ebbene, io con una alfa romeo 2000 partii per Roma, ed alle 10.45 eravamo all’ingresso del Parlamento. Lui con una pacca sulle spalle mi disse, “anche se debbo raddoppiare le mie pillole giornaliere….sei stato bravo”. Mi associo ai tanti nel fare tante sentite Condoglianze».
Riporto di seguito due testimonianze della stessa persona, il prof. Marco Lombardi, figlio di Vito amico e segretario dell’onorevole Rosati.
La prima è del 12 giugno 2016 ed è stata messa a commento della foto di copertina del profilo facebook e Lombardi e ritrae il prof. Lombardi il giorno del suo matrimonio con l’on. Elio Rosati: «La persona che vedete fotografata accanto a me, nel giorno del mio matrimonio, si chiamava Elio Rosati e nella vita faceva il deputato della Repubblica. Era nato a Maddaloni dove aveva condotto gli studi presso Il nostro liceo “Giordano Bruno” ,per poi intraprese una brillante carriera politica al fianco Aldo Moro. Ma il ricordo che voglio trasmettere ,agli sventurati che leggeranno questo post, non è di natura politica ma di natura personale. Lo conobbi in una fase della sua vita in cui quasi sessantenne aveva lasciato la politica ,senza alcun rimpianto ma con una grossa amarezza. Diventato, quindi, un pensionato della politica ,si dedicò con maggiore lena alla lettura , ed ogni qualvolta gli facevo visita lo trovavo immerso negli studi. Ero piccolo di età , facevo le Elementari, e ne avevo già timore, quel timore che si prova al cospetto degli uomini di grande cultura, quelli che con costante entusiasmo leggono di tutto e scrivono magnificamente. Quando ,con estrema gentilezza , mi chiedeva dei miei risultati scolastici, o intraprendeva con una conversazione su di un argomento qualsiasi , mi faceva letteralmente “tremar le vene e i polsi”. Ne avevo troppa stima! E’ stato per anni un misuratore inconsapevole del mio apprendere, m’interessavo più il suo giudizio che quello dei miei docenti. Mi ha sempre ripetuto del valore dello studio, della libertà che la cultura determina e del “farsi da solo” .Molto del mio modo di essere e di fare in questo campo è frutto di tale frequentazione. Amava i giovani brillanti, i cosiddetti “figli di nessuno” che emergevano con il loro talento, amava l’arte ed aveva un notevole senso estetico .E proprio su tali argomenti negli ultimi anni erano incentrate le nostre conversazioni,nell’ambito della quali notavo, con mio sommo gaudio, la sua sincera attenzione al mio dire».
La seconda in data odierna ci è concessa come testimonianza nel ricordo dell’on. Rosati: «In riferimento all’on. Rosati ha scritto «Lui e mio padre hanno una differenza di età di circa 10anni e mio padre ventenne lo volle conoscere quando era sindaco di Maddaloni .Da quel momento nacque un’amicizia vera. Rosati definiva mio padre un galantuomo e mio padre lo considerava una sua guida. Mi ricordo le serate ad aspettare il ritorno dalla segreteria dell’onorevole, dove collaborava anche il compianto Peppino Ziccardi. Mi ricordo il periodo di Moro sequestrato e del nostro telefono che era controllato dalla polizia perché tutti erano sospettati e tutti erano da proteggere. Rosati aveva la foto di Moro sulla scrivania. Amava il cibo tradizionale e studiava con passione anche l’arte. Parlavamo di chiese e quadri, teneva molto all’abbigliamento curato .Mio padre e lui erano collezionisti di cravatte: ognuno di loro ne aveva circa 300. In confidenza va detto che ama a i bambini ne avrebbe voluti altri».
Una importante testimonianza e ricordo dell’on. Rosati giunge da un post su facebook del Direttore Antonello Velardi[9] del 12 giugno 2016: «Se ne è andato oggi pomeriggio Elio Rosati. È stato uno dei protagonisti della storia non solo politica della provincia di Caserta a partire dal dopoguerra. Più volte sottosegretario, appassionato docente di filosofia, intellettuale raffinato, fu moroteo fino al midollo: a lui Aldo Moro indirizzò numerose lettere dalla prigionia, alcune ancora tuttora sconosciute. Fu grande amico del Villaggio dei Ragazzi e fu grande amico degli ultimi: spartano, essenziale, di una onestà adamantina, non fece nulla se non per l’interesse pubblico. Un gigante rispetto ai nani di oggi, un esempio per i giovani di ieri e di oggi. A lui il mio pensiero in quest’ultima domenica di campagna elettorale. #lapoliticadeglionesti».
Di seguito alcuni interessanti commenti che danno il senso dello spessore dell’on. Rosati:
Salvatore Delli Paoli «Aggiungo al bellissimo ricordo di Antonello che Elio Rosati, originario di Maddaloni, fu un grande amico di Marcianise. Da sottosegretario alla Pubblica Istruzione fu lui a firmare su pressione di Vincenza Capone il decreto di istituzione a Marcianise del Liceo Scientifico, come sede distaccata del Diaz di Caserta».
Achille Natalizio «Lo conoscevo bene. Nella mia gioventù era il riferimento della D.C.nel mio paese:davvero una persona straordinaria R.I.P.».
Vittorio Pisanti «Grande Uomo e Politico, innamorato della sua Maddaloni, lo conoscevo personalmente in quanto riferimento culturale, amico e testimone di nozze del mio compianto Papà Giuseppe».
Mimmo Rosato «Ricordo, se non mi sbaglio, che venne a fare visita a noi studenti nella sede della FUCI».
Elpidio Iorio «Ho avuto il privilegio di fare un corso di formazione politica dove lui portò, in più di una occasione, la sua straordinaria testimonianza di uomo, uomo impegnato in Politica. Indimenticabile esempio di valori testimoniati più che evocati. Che la terra ti sia lieve ».
Luciano Buonanno«Ne conservo un ricordo stupendo, era una persona di animo nobile, colta e di una onestà fuori dal comune. Alla scomparsa di mio Nonno proferì parole commosse, da cui trasparivano il profondo affetto che li legava e la smisurata stima che nutriva per lui. Mi commosse. Questa notizia mi addolora profondamente!».
Teresa Cerreto «Sarà difficile dimenticare le persone che hanno fatto del bene al nostro paese. Sono autentici testimoni di che cosa significa “essere politici”. Un grazie di cuore a persone come Elio Rosati».
Lucio Bernardo «Democristiano e cattolico proprio come i fondatori del partito dello scudo crociato avrebbero voluto i loro iscritti. Sarà sicuramente in paradiso perché era un giusto».
Altra interessante testimonianza è quella dell’opinionista, rilasciata in data odierna, Carlo Scalera: « Per la morte di Elio Rosati non è soltanto Maddaloni o la provincia di Caserta a prendere il lutto, è anche la Politica nazionale, quella con la iniziale maiuscola, ad abbrunare le sue insegne. Per noi giovani ascoltare un comizio di Rosati era come ricevere una lezione universitaria, registravamo i suoi comizi, li commentavamo. Era un grande oratore, ma soprattutto un grande politico che incarnava i veri principi della sinistra democristiana di “Aldo Moro”. Tra i fondatori della Dc in provincia di Caserta già nell’immediato dopoguerra, parlamentare eletto nel 1972 nel Collegio Napoli-Caserta. Maddaloni la sua città di elezione,all’epoca riusciva a mandare in Parlamento coppie di deputati, uno della Dc (Rosati, poi Gaetano Vairo) e uno del Pci (Salvatore Lombardi, poi Francesco Lugnano e Ferdinando Imposimato). Tempi in cui la politica aveva l’ideologia sacrale di Elio Rosati che all’epoca era divenuto uno dei maestri importanti della politica, riuscì con la sua impronta a diventare un teologo affermato dei veri principi politici dei .
Grande intesa politica e personale con Aldo Moro, l’uomo politico pugliese che in una delle sue ultime lettera dalla prigionia brigatista lo indicò “persona che più amo e stimo”. Moroteo da sempre, Elio Rosati, mantenne una grande amicizia e intesa con Giulio Andreotti che lo aiuto nel sostenere don Salvatore D’Angelo fin dai primi passi della istituzione della “Casa del Fanciullo” poi “Fondazione Villaggio dei Ragazzi”.Era un grande parlatore, io ho avuto modo più di una volta di stare insieme con lui e grazie a lui fui affascinato dalla grandiosità di Aldo Moro. Per noi Maddalonesi l’on. Rosati è stato un simbolo di grande cultura, da poco ho saputo che gran parte della sua biblioteca è possibile leggerla presso i padri carmelitani a Maddaloni. La sua grande cultura, la sua immensa preparazione posso oggi affermarlo- furono di grande studio per me affinché diventassi un giovane democratico e cristiano, ma con l’omicidio di Moro, furono la ragione del mio allontanamento da questo storico partito, che allora governava il nostro paese. Con la salita in cielo del preside Caliendo, dell’On Gaetano Vairo, di Don Salvatore D’Angelo, di Salvatore Cardillo e Amedeo Lurini, finiscono tutti i miei ricordi – ed ora posso affermare che non c’è più niente della vecchia e sono sicuro anche che oggi si incontreranno per accogliere il grande “Elio Rosati” e tutti insieme, ancora una volta illumineranno con la loro determinazione la nostra città di Maddaloni».
Forte e considerevole nel tempo è stato l’impegno per la Cultura cittadina e lo troviamo tra i fautori della Biblioteca Comunale a Maddaloni. Infatti, fermo restando che primi i passi per la nascita della Biblioteca cittadina si perdono agli inizi degli anni ’70, solo l’intervento dell’ottobre del 1971 dell’on. Elio Rosati, Sottosegretario di Stato alla Pubblica Istruzione, fece si che venisse concesso un contributo dal medesimo Ministero di lire 2.000.000 così da poter procedere all’acquisto di arredi e libri(Maddaloni, in ricordo della Direttrice prof.ssa Maria Olivieri nata al Cielo il 15 aprile 2014).
Segue il testo del manifesto odierno redatto dalla componente maddalonese del Partito Democratico:
«
Il Partito Democratico di Maddaloni
saluta, con commozione e gratitudine,
l’On. Prof. Elio Rosati
Sindaco di Maddaloni, Deputato della Repubblica e Sottosegretario di Stato.
La Sua opera morale e politica lo colloca tra le personalità più autorevoli e significative di Terra di Lavoro nel dopoguerra e tra i più alti testimoni della vicenda storica dei cattolici democratici e del Presidente Aldo Moro.
La dimensione etica e culturale, la tensione ideale ai valori del confronto e della tolleranza, l’inclinazione costante verso i bisogni dei più deboli resteranno tratti indelebili di un patrimonio inestimabile, consegnato alla memoria più importante e prestigiosa della nostra comunità e del Paese.
La Sua lezione civile continuerà ad essere punto di riferimento imprescindibile e fonte di ispirazione per le generazioni impegnate a costruire le condizioni di un rinnovato e compiuto umanesimo»
Molto bella è anche la testimonianza di Franco Tontoli rilasciata ieri 12 giugno 2016:
«Per la morte di Elio Rosati non è soltanto Maddaloni o la provincia di Caserta a prendere il lutto, è anche la Politica nazionale, quella con la iniziale maiuscola, ad abbrunare le sue insegne.
Tra i fondatori della Dc in provincia di Caserta già nell’immediato dopoguerra, parlamentare nel 1972 nel Collegio Napoli-Caserta, Maddaloni la sua città di elezione, una cittadina che risuciva a mandare in Parlamento coppie di deputati, uno della Dc (Rosati, poi Gaetano Vairo) e uno del Pci (Salvatore Lombardi, poi Francesco Lugnano e Ferdinando Imposimato). Tempi in cui la politica aveva impronta sacrale ed Elio Rosati della politica fu autentico teologo.
Grande intesa politica e personale con Aldo Moro, l’uomo politico pugliese che in una delle sue ultime lettera dalla prigionia brigatista lo indicò “persona che più amo e stimo”. Moroteo, quindi, Elio Rosati, ma di grande amicizia e intesa con Giulio Andreotti nel sostenere don Salvatore D’Angelo fin dai primi passi della istituzione della “Casa del Fanciullo” poi “Fondazione Villaggio dei Ragazzi”.
Elio Rosati è deceduto a Roma nella casa della figlia, dove da Caserta si era trasferito da qualche anno dopo la morte della moglie».
L’ex sindaco di Piedimonte Matese, il prof. Marcellino Diana, che lo ha conosciuto personalmente lo ha definito: «pacato, discreto, sensibile, disponibile e onesto. Questo è stato Elio Rosati, indiscusso “moroteo” della prima ora. Attento protagonista della storia politica della nostra provincia».
Una bellissima testimonianza dell’on. Elio Rosati è quella dell’articolo “Addio Rosati, lamico che Moro stimava di più” con il sottotitolo “Si è spento a 93 anni. A lui lo statista ucciso dalle Br si rivolse dalla «prigione del popolo»” apparso su Il Mattino, edizione di Caserta di oggi, a firma dello storico avv. Alberto Zaza d’Aulisio:
«Elio Rosati l’amico al quale Aldo Moro inviò dalla prigione delle Br una sofferta riflessione sul delicato momento vissuto dal Paese in seguito al drammatico sequestro si è spento serenamente ieri pomeriggio a Roma nella sua abitazione di via Rosazza, assistito dalla figlia Maria. Aveva 93 anni. Le sue ceneri riposeranno nella tomba di famiglia a Casalvieri dopo le esequie previste per domani mattina.
A Guerzoni, dalla prigione del popolo, Moro scriveva: «Aggiungo una lettera appello per Elio Rosati, che è la persona che più amo e stimo. Anchessa è urgente anzi urgentissima per una mobilitazione dellopinione pubblica che finora è mancata. Dispiace molto questo scarso rispetto della verità e, poi, dellutilità del Partito». Con un appunto finale: «Non so lindirizzo di Rosati. O è alla Camera o in casa non lontano dalla mia. Forse Freato lo conosce o può conoscere». E nella lettera: «Il silenzio è un delitto. Che cè di male a chiedere la salvezza di un amico quando oltrettutto altrimenti si corre un rischio mortale?». Sappiamo come è andata a finire.
Sindaco di Maddaloni dove era stato tra i costituenti della Dc il 25 aprile 1945, il 7 giugno 1953 Rosati divenne deputato per la seconda legislatura della Repubblica, andando a rappresentare Caserta insieme con laltro Dc Pietro Lombari, il Pci Corrado Graziadei e il monarchico Francesco Sciaudone. Ancora viva leco dellentusiasmante campagna elettorale nella quale ebbe come madrina deccezione Titina De Filippo, anchessa candidata con la DC nella circoscrizione Napoli-Caserta, che però non fu eletta. La popolare attrice ricorda lex segretario cittadino della DC Lello Menditto, moroteo di ferro – al termine del comizio svoltosi nel cinema Corso a Caserta, lo abbracciò chiamandolo affettuosamente figlio mio! La giovanissima età faceva premio come dimostrarono le urne. Sottosegretario alla Pubblica Istruzione negli anni 70, rinunziò alla designazione per incarico ministeriale, cedendo alla candidatura di Tina Anselmi. Facondo oratore dotato di profonda cultura umanistica formatasi al Liceo Giordano Bruno di Maddaloni ed alla Facoltà di Lettere e Filosofia dellUniversità di Napoli. Espressione tra le più autentiche del laicato cattolico, Elio Rosati ha costituito un esempio di vigorosa coerenza politica, rappresentando un punto di riferimento dellamico Aldo Moro. Lo statista ucciso dalle Br in occasione delle sue frequenti presenze a Caserta, a cui era legato dallepoca dellesperienza della Fuci e del servizio militare durante lultima guerra, puntualmente si incontrava con lamico Elio.
Da Sindaco di Maddaloni la sua casa in via Concezione era sempre aperta a tutti, con la massima disponibilità per conoscere ed affrontare problemi della quotidianità cittadina, soprattutto nel periodo delicatissimo del dopo-guerra quando le esigenze della ricostruzione erano ancora tante. Terminata lesperienza parlamentare per espressa rinunzia ad una ulteriore candidatura, concluse il suo impegno istituzionale quale Consigliere d’Amministrazione dell’Istituto Poligrafico dello Stato. era considerato il «teologo della politica», il ruolo di deputato lo interpretò da subito come un ordinamento sacerdotale. Erano i tempi in cui si votava in circoscrizioni, Caserta era unita a Napoli che spadroneggiava e fagocitava seggi con i famosi resti. Eppure Maddaloni riusciva a eleggere in Parlamento coppie di deputati di senso politico opposto: Elio Rosati per la Dc, Salvatore Pellegrino (e poi Francesco Lugnano) per il Pci. Era lotta, fra i due schieramenti, vivace se non feroce, sempre condotta con la più schietta lealtà. Elio Rosati, in un governo di Giulio Andreotti dei primi anni Settanta, ebbe lincarico di Sottosegretario di Stato alla Pubblica Istruzione. A Maddaloni, come in provincia di Caserta, ci fu poco da fregarsi le mani, chi già vagheggiava sistemazione come bidello, supplenze dinsegnamento, trasferimenti agevolati restò deluso. Elio Rosati non era fatto per la politica clientelare, fedele alla sua teologia della politica, costruiva norme utili per tutti e non per i singoli.
Nella vicinanza al Villaggio dei Ragazzi Elio Rosati non era «moroteo», come Giulio Andreotti non era «andreottiano»: erano le due colonne a sostegno di quellimpianto di assistenza sociale nato nella mente di don Salvatore DAngelo. Per decenni l’alzabandiera e lammainabandiera nel cortile dell’istituto fu scandito dalla recita della «Preghiera del Villaggio», pochi versi, un concentrato di sacralità sociale, lispirazione di don Salvatore, la stesura di Elio Rosati. Un passaggio: «Donaci, o Signore, la sapienza per conoscere le cose vere, buone e belle: aiutaci a credere negli altri, ad amare il lavoro». Una firma, questa di Rosati, in calce ad una vita intera».
L’amico Vincenzo Santangelo, quasi coetaneo dell’on. Rosati, da tempo residente a Roma città che ha ospitato presso la casa della figlia Maria l’on Rosati, così lo ricorda oggi 13 giugno 2016:
«formidabile, politico di vecchio stampo, gran trascinatore di folla coi suoi discorsi molto impegnativi, tanto da attirare applausi ed interruzioni al grido di “Elios!”.
Premetto che l’On. Elio Rosati è entrato a far parte della mia famiglia in quanto amico di mio padre. Nei lontani anni subito dopo la guerra e prima della sua elezione alla camera dei deputati nel 1953 II legislatura della Repubblica; con un folto gruppo di giovani cattolici si riuniva nella Parrocchia di San Pietro Apostolo in Maddaloni: Queste riunioni, preparatorie per il futuro impegno politico , erano tenute dall’Arciprete della Parrocchia, dal preside Gaspare Caliendo e dall’avv. Sena. Ciò mi è stato detto da mio padre abituale frequentatore di quelle riunioni. In seguito l’On. Rosati con piacere fece da padrino di cresima per mio fratello Pasquale.
Ho frequentato molto, da piccolo, la sua casa prima in piazza dell’Orologio, l’onorevole era appena sposato, e successivamente in via della Concezione con mio fratello suo figlioccio. Devo dire che per lui e la moglie fu sempre un piacere passare con noi un po’ del suo tempo informandosi di tutto.
Ricordo un particolare curioso quando alla vigilia della IV legislatura l’avv Sena, faceva parte del comitato elettorale di Rosati, chiamò mio padre e gli consegnò un bel po’ di cartoncini con prestampato il n. 35 invitandolo a distribuirli a tutti quelli che non sapevano scrivere. Mia madre, bracciante agricola analfabeta, fu aiutata da noi figli ad esercitarsi per essere pronta il giorno della votazione. L’altro particolare che ricordo volentieri fu quando per qualche ricorrenza venne a casa nostra, in via Troiani, e tra un pasticcino ed un bicchierino, chiese ai miei di conoscere la sig.na Ester Trapassi insegnante di sua figlia al Convitto “Giordano Bruno”; divennero poi in seguito molto amici. Da giovane DC, tranne che nei comizi che ascoltavo volentieri e qualche stretta di mano nelle sue visite di fine settimana a Maddaloni, l’ho poco frequentato. Si tenga conto che negli anni a far data dal 1963 al 1968 incominciavano a prendere piede e forza in noi giovani le nuove idee del lupo irpino- cattocomunista – Ciriaco De Mita. Importante fu il convegno di San Gregorio Matese organizzato, per il movimento giovanile DC della provincia di Caserta, dal segr. prov.le Severino e da Ninotto D’Angelo relatore fu proprio Ciriaco De Mita. Ho partecipato a quel convegno e devo dire, in tutta onestà, che i concetti espressi dell’aiuto alle fasce deboli ,agli operai, all’anziano sono concetti tuttora validi in questa società che deve necessariamente tendere all’inclusione di chi è escluso dal mondo del lavoro e dall’assistenza sociale. Quelle idee, con la sua verve oratoria, furono esplicitate nei comizi anche dall’On. Rosati. Sento il desiderio dare le mie più sentite condoglianze alla figlia ed ai famigliari tutti».
Giunga alla famiglia tutta un sincero sentimento di condoglianze da parte dello scrivente e da tutta la Redazione de L’Eco di Caserta ad iniziare dal Direttore prof. avv. Luigi Ferraiuolo.
[1] Per i richiami alla figura dell’on. Rosati ed ai rapporti tra questi e don Salvatore si vedano i riferimenti di cui all’articolo Maddaloni, lunedì 30 maggio 2016 don Salvatore D’Angelo avrà una piazza intitolata nella sua città.
[2] Giovanni Matteo Centore sul social Facebook, alla notizia della dipartita, il 12 giugno 2016, ha scritto «Conclude oggi il viaggio nella vita terrena l’on. Elio Rosati, Sindaco di Maddaloni, Parlamentare e Sottosegretario di Stato. Con Lui, se ne va una delle personalità più significative ed autorevoli della Politica di Terra di Lavoro nel dopoguerra ed uno dei più alti testimoni morali del percorso dei cattolici democratici e del Presidente Aldo Moro»
[3] Si veda Maddaloni, il ricordo di Aldo Moro, nella Città di Elio Rosati al “Giordano Bruno”, il 13.
[4] Si veda per approfondimenti Maddaloni, il ricordo del Senatore Salvatore Pellegrino ad un mese dalla morte.
[5] Il prof. Pagliaro ci fornisce anche un interessante articolo dal titolo “Il 150° anno della fondazione (1807/08 – 1957/58)” di cui segue il testo: «Il ciclo delle celebrazioni del 150° annuale della fondazione del Real Collegio di Terra di Lavoro ebbe inizio il 10 novembre 1956 con il Presidente della Camera dei Deputati, On. Prof. Giovanni Leone (futuro Presidente della Repubblica Italiana dal 29 dicembre1971 al 15 giugno1978)e si concluse il 1° dicembre 1957, in concorde spirito di collaborazione tra il Liceo Ginnasio”G. Bruno” e il Convitto Nazionale, nel ricordo delle comuni lontane origini e, per lungo ordine di tempo delle tradizioni di studi e di cultura. La cerimonia si svolse con le seguenti manifestazioni: conferimento delle borse di studio, premiazione degli alunni più meritevoli, scoprimento di due lapidi in onore dei più grandi Maestri e Allievi, e di una lapide alla memoria del capitano Mario Sena, medaglia d’oro al Valor Militare. Ad essa conferì un particolare altissimo significato la presenza dell’On. Prof. G. Battista Scaglia, S. Segretario di Stato alla Pubblica Istruzione, del Prefetto della Provincia, dott. Mario Tino, dei Vescovi di Caserta e Alife, Mons. Bartolomeo Mangino e Mons. Virginio Dondeo, del Direttore Generale dell’IstruzioneClassica, dott. Emilio Prisinzano, del Provveditore agli Studi, dott. Raffaele Ferrante, del Direttore di divisione dei Convitti Nazionali, dott.Giovanni Cutolo, dell’On. prof. Elio Rosati, del Colonnello dei Carabinieri, sig. Umberto Arena, del questore dott. Rocco Aqueci, del Colonnello della S. C. A. M., dott. Orazio Cannata, del Sindaco di Maddaloni dott. Salvatore Cardillo con gli assessori dott. Giuseppe Campolattano, dott. Antonio Correra, dott. Giuseppe Sollitto, rag. Vincenzo Lombardi, di don Salvatore D’Angelo, direttore del « Villaggio dei Ragazzi », del presidente dell’A. N. R. C., avv. Silvio De Lucia, del Commissario provinciale della D. C. dott. Virginio Irmici, del Commissario locale D.C. avv. Renato Sena, del duca Leonardo Tixon, del Presidente Istituto Case Popolari, avv. Angelo Grauso, del rettore del ConvittoNazionale di Roma, dott. Antonino Carrubba, del Rettore del Convitto Nazionale di Napoli, dott. Raffaele Pastore, della nobildonna Alessandra Anna Pascarella, madre di Mario Senae di altre personalità. Con il corpo insegnante del Liceo Ginnasio e il personale dirigente del Convitto Nazionale erano presenti tutti i Capi degli istituti cittadini, la rappresentanza delle forze armate e numerose famiglie degli allievi del Liceo e dei Convittori. Nello storico salone del Convitto, prese per primo la parola il Provveditore agli studi, dott. Raffaele Ferrante, il quale, dopo aver rivolto al rappresentante ufficiale del Governo il saluto della Scuola di Terra di Lavoro, accennò brevemente alle benemerenze culturali e patriottiche dei due istituti. Parlò, poi, il rettore del Convitto, dott. Mario Tassitani il quale illustrò ampiamente l’efficacia dell’unità d’indirizzo nel campo dell’educazione e dell’istruzione, dichiarandosi infine lieto e orgoglioso di aver assunto la direzione del Convitto in un momento particolarmente solenne della sua vita. Si levò dopo a parlare l’oratore ufficiale, prof. Gaspare Caliendo, preside del Liceo Ginnasio, il quale, dopo aver illustrato il significato spirituale della festa del premio di studio che viene conferito agli alunni più meritevoli, rievocò le gloriose tradizioni del primo collegio di studi della provincia, centro in ogni tempo di severa cultura umanistica, faro d’irradiazione del pensiero dei grandi Maestri, fucina d’insigni patrioti e di forti intelletti che onorarono la patria dalla Cattedra, dal Foro, nel Parlamento, sui campi di battaglia di tutte le guerre. Infine, l’On. Scaglia, rivolse la sua calda parola d’incoraggiamento alla gioventù studiosa, esaltando l’alta funzione della scuola e compiacendosi della solenne cerimonia celebrativa delle memorie e tradizioni antiche dell’Ateneo “G. Bruno”. Ebbe poi luogo la premiazione degli alunni più meritevoli. Del convitto nazionale vennero premiati: Giuseppe Longobardi, della seconda Media interna, con medaglia d’oro; gli alunni Michele Di Marzo e Antonietta Iovine, della prima Media internacon medaglia d’argento; Gianna Sarracco, candidata agli esami di ammissione alla prima Media; con medaglia di bronzo e diploma gli alunni:FernandoSinapi, della prima Media interna, Flora Grauso, della seconda Media interna, Francesco Castrillo, Giovanni Di Monaco e Mario Molino, della terza Media interna, Bartolomeo Castrillo, Giuseppe Cioffi, Ferdinando Galeno, Giovanni Lombardi, Michele Lombardi, Giacomo Mennitto, Giuseppina Munno e Giovanni Sciullo, candidati agli esami di ammissione alla Scuola Media interna». Sempre Pagliaro ci riferisce che il testo è tratto dal libro Nel 150° annuale della fondazione 1807/08 – 1957/58 Annuario celebrativo del Liceo Ginnasio Statale “G. Bruno”), ed aggiunge che durante la cerimonia avvenne, tra l’altro, la donazione di una bandiera da parte del rettore del Convitto al preside del Liceo ginnasio, come resta documentato sul numero di Palestra 1/2 del nov./dic. 1956.
[6] Si veda per approfondimenti la nota 9 de Maddaloni, Alberto ricordo di uno sportivo simbolo delle due ruote e della Famiglia Marzaioli
[7] Facendo riferimento alla figura di Pellegrino, il prof. Michele Vigliotti Rettore del Convitto Nazionale Statale Giordano Bruno” di Maddaloni, ebbe dichiarare il giorno 11 dicembre 2015: «Salvatore Pellegrino, storico uomo della politica maddalonese, un gigante che, con don Salvatore ed Elio Rosati ha dato alla politica nazionale un grande contributo di idee ed azioni, contribuendo a fare di Maddaloni un laboratorio politico di grande originalità». Maddaloni, ricco calendario di appuntamenti al Convitto “Giordano Bruno” per dicembre 2015 e Maddaloni, l’ 11 si ricorda la persona, la politica e il contesto in cui ha operato Pellegrino.
[8] In effetti di questo evento storico abbiamo qualche anticipazione del contributo con una testimonianza di don Matteo Coppola nella descrizione della figura di Salvatore Pellegrino Maddaloni, l’ 11 si ricorda la persona, la politica e il contesto in cui ha operato Pellegrino.
[9] Antonello Velardi il 27 luglio 2015 scriveva sempre su facebook il seguente post : «Leggo stamattina della morte della signora Francesca Paparelli. A molti il nome non dirà nulla, per me è tra gli ultimi testimoni di un mondo che non c’è più e di cui ho grande nostalgia. La signora Francesca era l’anziana moglie di Elio Rosati, già sottosegretario, moroteo fino al midollo, esponente di una politica distante anni luce da quella attuale. La signora Francesca è stata una presenza discreta, intelligente, svolgendo un ruolo prezioso accanto al marito, seguendolo senza esitazione – lei che era umbra di Foligno – fino a Caserta. Testimone dei frequenti incontri tra Aldo Moro e il marito, amico oltre che compagno di partito e di corrente, la signora Francesca ha vissuto anche lei la parabola morotea e il dramma della prigionia e del martirio del grande statista. Accanto al marito ha anche vissuto tutte le tribolazioni del Villaggio dei Ragazzi di Maddaloni, che con don Salvatore D’Angelo era la loro seconda grande famiglia. Altri tempi e altri uomini: giganti rispetto ai nani di oggi. Al carissimo onorevole Elio Rosati e alla figlia Maria le più affettuose condoglianze, alla signora Francesca una dolce carezza» . Da questo post nacque l’articolo/speciale sulle consorti Andreotti e Danese Maddaloni, Ricordare don Salvatore d’Angelo … un pensiero alle Sig.re Paparelli e Danese .
