
CASERTA – Zinedine Zidane, storia di un predestinato. L’ex centrocampista della Juventus di Lippi, (1996) approdato quasi per caso un anno e mezzo fa alla prima squadra delle Merengues, si prepara ad affrontare la seconda finale consecutiva di Champions.
Questa volta contro il suo passato.
Questa volta da allenatore spera di riuscire in quello in cui non riuscì da giocatore bianconero proprio contro il Real Madrid, la Juve perse la finale. Era il 20 maggio 1998.
Arrivare a un passo dalla gloria e fermarsi. Alla Juve è successo per ben sei volte: record negativo assoluto nella più importante competizione del vecchio continente.
Questa stagione però è diversa rispetto alle altre, pur trattandosi di una partita secca dove tutto può accadere e dove episodi isolati possono decidere la gara, si respira aria di reale possibilità di vittoria per Bonucci e compagni.
Il motivo di tanta fiducia è dato, prima di tutto, dal fatto che squadre che avevano un valore consuetudinario assoluto non sono più da considerare imbattibili.
E poi c’è la Rosa di Allegri (i cui meriti sono sempre poco apprezzati) che ha guadagnato molto in mezzi tecnici, consapevolezza e esperienza europea.
Non a caso gli acquisti di Cuadrado, Alex Sandro, Dani Alves, Pjanic, Benatia, Higuain e Khedira (tutti giocatori che hanno militato nei maggiori top club d’Europa) hanno reso la squadra più abituata a giocare soluzioni da calcio piazzato che servono per puntare sul serio alla Champions.
Ma la maggiore differenza tra Juve e Real Madrid è la difesa: imperforabile quella bianconera, retroguardia che non ha tremato contro nessuno e che quando ha concesso ha avuto la seconda chance in Buffon.
Non a caso in 12 gare, di reti la Juve ne ha subite solo tre, esattamente il contrario dei blancos che nelle medesime 12 gare, di reti ne hanno subite 17.
Il Real però dalla cintola in su è una macchina da gol e se è vero che non ha una difesa impenetrabile ha Cristiano Ronaldo, Kroos e Marcelo, Modric campioni galattici che assicurano concretezza e fantasia; poi c’è Bale eroe simbolo del Galles che fa paura in progressione, non esiste un difensore in grado di contrastarlo nei primi quattro passi anche se viene da una stagione piena zeppa di infortuni e sarà praticamente impossibile che possa presentarsi in condizione fisica perfetta fra 20 giorni, per la finale che si disputerà proprio a casa sua.
Insomma, una squadra dai nomi altisonanti con una rosa pregiata che paragonata uomo contro uomo con la Juve si fa nettamente preferire, ma a livello di gioco e compattezza non ha le stesse qualità dei bianconeri.
Poi il calcio non è una scienza esatta, è passione, è tifo, è emozioni e qualsiasi sia il risultato prepariamoci a vivere una serata indimenticabile.
