Caserta, LOTUS IN PILLOLE ( XXI PARTE); TUTTI GLI UOMINI DEL MITO…ELIO DE ANGELIS

 

de angelis

CASERTA – Elio De Angelis nacque a Roma il 26 marzo 1958 e ben presto divenne un simbolo, una icona italiana dentro un tempo frenetico e persino spensierato, nonostante i rischi, gli azzardi tecnologici di una Formula 1 per molti versi ancora scellerata.
Indimenticabili le 6 stagioni con il Team Lotus, con il quale arrivò 10 volte sul podio ed ottenne 3 pole position.

Campione nazionale di Formula 3 nel 1977, debuttò due anni dopo in Formula 1 nel Gran Premio d’Argentina, con la Shadow. Nel 1981 passò alla Lotus, con la quale ottenne le uniche sue vittorie, al Gran Premio d’Austria 1982 e al Gran Premio di San Marino 1985.

Elio si iscrisse al liceo scientifico, poi ad Architettura, poi ancora ad Economia e Commercio. Ma con gli studi non andò avanti, impossibile conciliarli con la vita da giramondo di un pilota

I motori erano una passione di famiglia. Elio ancora bambino e già andava sabato e domenica sui circuiti acquatici frequentati dal padre. All’ età di 14 anni invece di andare a giocare con gli altri ragazzi, usciva da scuola e andava sulla Tiburtina, dove c’ era la Pista d’ oro, saliva sul kart, girava come un pazzo e poi il cameriere-meccanico-autista lo riaccompagnava a casa. Nei kart, insostituibile palestra di pilotaggio, raggiunse il titolo di vicecampione del mondo.

A diciotto anni, ci fu un consiglio di famiglia. Tutti decisero che a continuare con le corse sarebbe stato solo Elio e non anche suo fratello Roberto che se la cavava niente male e visti i brillanti risultati conseguiti, tra cui la vittoria del titolo europeo nel 1976, la famiglia decise di fargli continuare la carriera da pilota ed il padre, ricco costruttore e campione di motonautica,visto che Elio festeggiava i diciotto anni gli regalò una Chevron di Formula 3 con due motori di ricambio e gli disse: “Ora arrangiati”. e non ricevette più alcun finanziamento dai genitori.

Sulla Chevron regalatagli dal padre sarebbe poi diventato campione italiano.

Nel 1977 De Angelis vinse il campionato italiano di categoria e l’anno seguente passò in Formula 2, in cui non ottenne però grandi risultati, e vinse il Gran Premio di Monaco di Formula 3.
Questo successo gli valse l’interessamento di varie scuderie, tra cui Brabham e Tyrrell.
Fu proprio quest’ultima ad offrirgli un contratto per la stagione seguente, ma improvvisamente Ken Tyrrell si tirò indietro.
Il pilota fece quindi causa alla scuderia, che perse, ma i soldi ottenuti non furono sufficienti a De Angelis nemmeno per pagarsi le spese legali.

Poi, un giorno, dopo una gara di F2 a Misano, arrivò la telefonata dell’ ingegner Ferrari che lo invitava a colazione a Maranello per il giorno dopo.
A 19 anni credeva di aver toccato il cielo con un dito, ma Ferrari non lo prese, a quell’ epoca di piloti italiani non voleva sentirne neppure parlare ma che comunque al termine dell’incontro, lo inserì nel programma giovani, offrendogli un posto in Minardi in Formula 2,team con il quale non combino’ granche’.

Grazie alla Shadow, De Angelis riuscì a debuttare in Formula 1 nella stagione 1979.
Il contratto prevedeva però che dovesse pagare 25.000 dollari ogni Gran Premio per assicurarsi il posto di pilota.
Si procurò da solo il denaro contattando vari sponsor, e poté disputare l’intera stagione.
Durante l’annata arrivò settimo due volte; nel Gran Premio degli Stati Uniti d’America-Est conquistò un quarto posto.
Per le sue ottime prestazioni, il patron della Lotus, Colin Chapman, a fine anno lo convocò per un provino, al termine del quale fu assunto.
Poiché il pilota romano aveva un contratto di tre anni con la Shadow, l’ingegnere inglese dovette versare una gravosa penale per liberarlo, e per il primo anno non gli versò alcuno stipendio.
Infatti Elio fu assunto subito ma Chapman gli disse: “Bada che per un anno non ti do una lira”.

Arrivato nel Team Lotus nel 1980 con un contratto da secondo pilota, vi rimase sei stagioni.
Durante il primo anno si mise in luce nel corso della seconda gara di campionato, il Gran Premio del Brasile, giungendo alle spalle di René Arnoux e, a 21 anni, mancò di poco il record per il più giovane vincitore di tutti i tempi in un Gran Premio di Formula 1.
Durante la prima parte del campionato non ci furono altre prestazioni degne di nota, poiché la macchina evidenziò problemi di trazione e di telaio.
Solo verso la fine della stagione De Angelis riuscì a conquistare altri punti, chiudendo settimo in classifica piloti e battendo il compagno di squadra, un demotivato Mario Andretti.

L’inizio della stagione 1981 vide il Team Lotus in difficoltà: la FIA aveva dichiarato illegale la Lotus 88 e David Thieme, uno dei principali sponsor della scuderia, era stato arrestato.
De Angelis ottenne comunque punti in due delle prime tre gare, poi fu costretto a saltare il Gran Premio di San Marino, boicottato dalla sua scuderia per protesta nei confronti della Federazione contro la non ammissione della 88,con grande amarezza da parte di De Angelis, il quale dichiarò successivamente che, viste le condizioni del tracciato, anche con la vettura dell’anno precedente avrebbe potuto ottenere un buon risultato.
A partire dal Gran Premio di Monaco poté disporre della nuova vettura, la Lotus 87.
Al successivo appuntamento mondiale giunse quinto, a meno di un secondo e mezzo dal vincitore.
Nelle successive gare si mantenne sempre tra i primi, senza mai riuscire a salire sul podio.
A fine stagione risultò ottavo con quattordici punti, battendo il suo nuovo compagno di squadra, l’inglese Nigel Mansell.
Durante la pausa invernale circolò voce di un suo passaggio all’Alfa Romeo, con cui effettivamente il pilota romano aveva già firmato un contratto, ma alla fine rimase alla Lotus: le penali da pagare sarebbero state troppo elevate per la casa italiana.

Dopo aver disputato la prima gara della stagione 1982 con una vecchia Lotus 87 modificata, a partire dal Gran Premio del Brasile De Angelis poté disporre della nuova Lotus 91.
Dopo aver conquistato vari punti durante la stagione, ottenne la prima vittoria in carriera alGran Premio d’Austria, all’Österreichring: a cinque giri dalla fine si ritrovò in testa e a un giro dal termine aveva oltre un secondo e mezzo di vantaggio su Keke Rosberg, ma, a causa di un errore in un cambio di una marcia, il finlandese riuscì a recuperare lo svantaggio.
I due giunsero appaiati al traguardo, distanziati di appena 5 centesimi. Questa fu anche l’ultima vittoria del suo ingegnere Colin Chapman.
Dopo questo successo Elio ottenne un sesto posto in Svizzera, prima di chiudere il campionato nono, a ventiquattro punti.

Nella stagione 1983, la Lotus visse un’annata di transizione.
Dopo la morte di Chapman, avvenuta nel dicembre 1982, il comando della scuderia fu assunto da Peter Warr.
A differenza del costruttore inglese, che considerava il pilota italiano come un figlio, De Angelis non ebbe mai un buon rapporto con Warr.
Inoltre il progetto della nuova vettura, la Lotus 93T, partì molto in ritardo e lo stesso pilota definì più volte inguidabile la monoposto.
Il team inglese era passato ai pneumatici Pirelli e aveva concluso con la Renault un contratto di fornitura per motori turbo.
La prima parte del campionato fu un calvario per De Angelis, che giunse al traguardo una volta sola.
Con l’arrivo del progettista Gérard Ducarouge la situazione migliorò: in cinque settimane il francese mise a disposizione dei piloti la nuova 94T e, dopo aver ottenuto i primi punti a Monza, De Angelis conquistò la sua prima pole position al Gran Premio d’Europa; in gara fu coinvolto in un incidente e fu costretto a ritirarsi.
Chiuse quindi la stagione con soli due punti; meglio fece il compagno di squadra Mansell, che almeno riuscì a salire una volta sul podio.

Durante i test invernali relativi al Campionato Mondiale 1984, De Angelis ottenne ottimi tempi, soprattutto sul circuito Paul Ricard, mentre ebbe difficoltà a Kyalami, dove le elevate temperature crearono problemi al motore.
La stagione 1984 iniziò positivamente per De Angelis, che alla prima gara conquistò la pole position e giunse terzo.
Nei successivi Gran Premi ottenne qualche piazzamento e a San Marino tornò sul podio, nonostante avesse rischiato di non tagliare il traguardo a causa del serbatoio quasi vuoto.
Ottenne poi un secondo posto, suo migliore risultato in una stagione dominata dalle McLaren, al Gran Premio degli Stati Uniti, seguito da un altro podio a Dallas. In estate, il pilota rinnovò il contratto con il team inglese per un altro anno, nonostante voci di un suo passaggio alla Renault, visto anche il suo crescente aumento di popolarità in Francia.
Staccato di appena sei punti dalla vetta dopo il Gran Premio di Gran Bretagna, nel finale di stagione non andò oltre due piazzamenti a punti, ma fu sufficiente per concludere terzo nel campionato piloti dietro a Niki Lauda ed Alain Prost.

La stagione 1985 iniziò molto bene: dopo un podio ottenuto alla prima gara e un quarto posto in Portogallo, De Angelis conquistò a San Marino la sua seconda e ultima vittoria, propiziata anche dalla squalifica di Alain Prost, per una vettura risultata sottopeso di due chili alle verifiche.
Il pilota italiano si trovò quindi in testa alla classifica del campionato mondiale, risultato che mantenne fino al Gran Premio del Canada, dove aveva ottenuto la pole position, quando venne scalzato da Michele Alboreto.
Nella seconda parte della stagione non andò oltre una serie di quinti posti. All’ultima gara della stagione fu squalificato per aver preso il via in maniera irregolare: dopo aver fatto spegnere il motore all’avvio del giro di ricognizione, De Angelis era partito dalla decima posizione invece di retrocedere in fondo al gruppo.
Chiuse infine il campionato al quinto posto con trentatré punti ottenuti.
A settembre, poi, vinse il Trofeo Riccardo Paletti per essere riuscito a classificarsi primo tra gli italiani sulla linea di partenza al Gran Premio d’Italia.
De Angelis lasciò la Lotus a fine stagione, quando divenne chiaro che la squadra si sarebbe concentrata sul suo compagno di squadra Ayrton Senna, con cui non era mai stato in buoni rapporti.

Nel 1986, De Angelis passò al team Brabham, come sostituto del due volte Campione del Mondo Nelson Piquet.
Arrivato alla Brabham per la nuova stagione, trovò come compagno di squadra Riccardo Patrese, con cui fino a quel momento non aveva avuto un buon rapporto, ma in seguito instaurò con lui una sincera amicizia.
La vettura, però, era un’automobile totalmente nuova e talmente bassa da essere soprannominata “sogliola”: questa tuttavia si rivelò poco competitiva e non riuscì a riportare la squadra ai livelli dei primi anni ottanta.
Nei primi Gran Premi non andò oltre l’ottavo posto in Brasile e fu costretto a partire ultimo a Monaco. Ciononostante, De Angelis lavorò duramente per contribuire agli sviluppi della macchina. Il pilota, però, era sempre più deluso dalla BT55, ritenendola inoltre poco sicura.

Durante una serie di prove sul circuito francese di Paul Ricard a Le Castellet, l’alettone posteriore della BT55 si staccò mentre De Angelis procedeva ad alta velocità, facendo perdere stabilità al retrotreno della vettura, che, dopo diversi cappottamenti, finì contro una barriera e prese fuoco. Diversi piloti, tra cui Alan Jones e Nigel Mansell, si fermarono a prestare soccorso e scesi dalle loro vetture con gli estintori in mano li scaricarono sulla macchina di Elio in fiamme. De Angelis era intrappolato sotto la carcassa. Prost non esitò a tuffarsi tra le fiamme per cercare di tirare fuori Elio, ma non c’era niente da fare. Mentre i piloti andavano in cerca di altri estintori per domare il rogo, il serbatoio di carburante della Brabham esplose appiccando il fuoco perfino ad un pino che costeggiava il circuito in quel punto.

Soltanto dopo diversi minuti i commissari e alcuni meccanici giunti a piedi dai box e privi di tuta ignifuga, riuscirono a tirare fuori De Angelis dall’abitacolo.
L’elicottero d’emergenza arrivò oltre 30 minuti dopo;poiché era una sessione di test privati, i proprietari del circuito non erano tenuti allo stesso dispiegamento di mezzi di soccorso richiesto per i Gran Premi.
I piloti fecero notare alla Federazione le mancanze e in seguito la FIA impose anche per i test i medesimi standard di sicurezza delle gare.

L’impatto non uccise il pilota, ma provocò gravi danni alla testa e il distacco della colonna vertebrale, oltre alla frattura della clavicola e alcune bruciature; De Angelis morì a causa dell’asfissia provocata dal fumo dell’incendio, essendo rimasto intrappolato nell’abitacolo per sette minuti, anche a causa della mancata prontezza dei soccorsi e dei vigili del fuoco.
Trasportato all’ospedale di Marsiglia, vi spirò il giorno dopo.

Era il 15 maggio del 1986 poco meno di due mesi prima, aveva compiuto 28 anni.
Le spoglie del pilota riposano nel Cimitero del Verano, a Roma.

La sua morte fu accolta con grande commozione, non solo nel mondo della Formula 1;Diego Armando Maradona, amico del pilota romano, espresse pubblicamente il suo dolore.
I piloti si riunirono pochi giorni dopo in un’assemblea straordinaria e minacciarono di non partecipare al successivo Gran Premio del Belgio se non fossero state adottate norme per migliorare la sicurezza René Arnoux criticò aspramente la FIA.
De Angelis fu l’ultimo pilota a morire in una macchina di F1 fino alla scomparsa di Roland Ratzenberger ed Ayrton Senna, otto anni più tardi, ad Imola nel 1994.
I colori e i disegni del suo casco sono stati ripresi da Jean Alesi, che ha voluto in questo modo rendere omaggio alla sua memoria.