
CASERTA – Jochen Rindt…la vittoria a.m.del Campionato del Mondo 1970…arriva Emerson Fittipaldi.
Nel 1969 la Lotus porta in pista il primo finanziatore non tecnico. La classica colorazione verde-gialla lascia il posto al bianco-rosso-oro delle sigarette Gold Leaf. Un’altra novità targata Lotus. In scuderia arriva il velocissimo Jochen Rindt
L’austriaco vince solo una gara, a Watkins Glen, negli Usa, e conclude quarto nella classifica piloti. Nel 1970 Jochen Rindt vince cinque gare: Montecarlo, Olanda, Francia, Gran Bretagna, Germania.
Guida prima la 49C e poi la quasi imbattibile 72, il cui vero papà non è Chapman, ma ancora Maurice Philippe.
Come tutte le Lotus, era estremamente innovativa: barre di torsione nelle sospensioni, radiatori montati nei fianchi ed alettone posteriore – Philippe è laureato in ingegneria avio – a sbalzo.
In quell’annata il destino sarà davvero cinico, oltre che baro.
La Lotus è saldamente in testa al campionato del mondo alla vigilia del GP d’Italia. Al sabato, durante le prove ufficiali, dalla Parabolica di Monza si alza però il beffardo ghigno della nemica di tutti: Jochen esce di strada a causa del cedimento del semiasse anteriore, che collegava anche il disco del freno allla ruota, essendo l’impianto inboard.
La Lotus, squilibrata andò contro il guardrail.
Il pilota avrebbe forse potuto salvarsi, se una delle ruote non si fosse impuntata in una buca scavata nel terreno.
La vettura, scardinata nella parte anteriore, fece perno e rientrò lungo la via di fuga ruotando su se stessa.
Ai soccorritori si presentò una scena davvero raccapricciante.
Fu aperta l’ennesima inchiesta della magistratura italiana che stavolta puntò con decisione il dito contro la Lotus ed i suoi progettisti: Chapman e Philippe, per la presunta scarsa sicurezza del mezzo.
I due, per anni non entrarono più in Italia per timore di essere arrestati.
Ironia della sorte, durante una intervista concessa poco prima da Rindt al collega Heinz Pruller, commentatore sportivo della televisione di Stato austriaca ORF, troviamo questo dialogo:
J. RINDT: “mi voglio ritirare quando diventerò campione del mondo”
H. PRULLER: “ma se vinci il titolo, non vorresti continuare e provare a battere il record dei gran premi vinti di Jim Clark?”
J. RINDT: “no, guarda Jimmy dov’è ora”.
Il destino, si sa, è uso ad essere beffardo.
Nessuno degli avversari dell’austriaco riuscirà a fare meglio di lui in classifica nelle ultime quattro gare rimaste.
Quello del 1970 sarà dunque l’unico titolo che la Fia assegnerà ad memoriam.
La pergamena verrà ritirata da una piangente Nina Lincoln, moglie dello sfortunato pilota.
Nina (per tutti Nina Rindt: quasi nessuno ricorderà il suo nome da nubile) dopo la morte del marito, verserà spesso in condizioni economiche difficili.
Per aiutarla, il giornalista svizzero Pablo Foletti organizzerà un salone dell’auto sportiva a Lugano – facendosi aiutare da Clay Regazzoni – i cui incassi andranno alla famiglia di Jochen.
Il resto della stagione 1970 vede Emerson Fittipaldi promosso a leader del team (dopo l’abbandono di John Miles).
Emmo impedisce a Jacky Ickx di conquistare il titolo con la Ferrari.
Inoltre, il signorile asso belga dichiarerà che certo non gli sarebbe piaciuto vincere contro un avversario che non poteva ovviamente più difendersi.
Fittipaldi vincerà il GP degli Stati Uniti (Watkins Glen).
Il team sperimenterà per molto tempo un motore dotato di una turbina a gas Pratt & Witney, ed una vettura a quattro ruote motrici, spesso combinando assieme le due soluzioni.
