Napoli, Mazzarri disegna la squadra che verrà:arriveremo a lottare per lo scudetto

 NAPOLI – E’ universalmente riconosciuto come il principale protagonista della bella stagione azzurra. Parliamo di Mazzarri il cui arrivo sulla panchian del Napoli ha avuto il salvifico evvetto di modificare in bene una stagione altrimenti decisamente negativa.

Oggi l’allenatore livornese, che nulla ha da invidiare ai presunti santoni del calcio bravi solo ad autopromuoversi guidando autentiche Formula Uno, ma mai cimentatisi su delle utilitarie, è saldamente alla guida del progetto Napoli, ne disegna  e plasma la crescita, ne fissa gli obbiettivvi.

Oggi è l’unico allenatore della serie A con un contratto triennale

“Non era mai successo, prima d’ora, anche se ne avevo avuto l’opportunità. Mi pia­ceva andare avanti al mas­simo con un biennale ma qui mi sento amato, avver­to il fascino della città e della storia del club, mi sento responsabilizzato. Poi, al Sud, il calcio è rival­sa sociale e queste sono sfi­de che mi entusiasmano”.

Tra lei e De Laurentiis è stato amore a prima vista.

“Mi ha sorpreso, sùbito. E anche ora, con questo prolungamento del contrat­to: avrebbe voluto un ac­cordo persino più ampio. Ma va bene così. Il ciclo giusto, per cominciare, è un triennio. Io qui sto be­nissimo, con me stesso e con la gente; ci sono le con­dizioni per migliorarsi, per lavorare seguendo un per­corso che abbiamo traccia­to insieme e nel quale cre­diamo entrambi”.

Obbiettivi importanti Mazzarri non nasconde di inseguirli. Il sogno è lottare per qualcosa di concreto, anche lo scudetto o una Coppa.

 Cresciamo gradualmente. Il sesto posto dell’ultima sta­gione vale qualcosa in più, perché nel periodo sotto la mia gestione abbiamo fatto un punto in più della Sam­pdoria. Sarebbe bello, un giorno, essere competitivi per qualcosa di concreto. Lo scudetto? Non poniamo­ci limiti ma serve giudizio e calma».

Per la prossima stagione ritocchi di qualità, ma la base rimarrà la stessa.

“Il gruppo ha un valo­re indiscutibile e che par­tendo con me, sin dal ritiro, può avere maggior conti­nuità di lavoro. Abbiamo un altro vantaggio: restere­mo per larga parte quelli che siamo, il che vuol dire sapere già cosa bisogna fa­re. Io conosco loro, loro co­noscono me. All’ 80% saremo quelli che siamo. E’ un gruppo forte, omogeneo, solido, sufficientemente istruito. E questo costituisce un aiuti­no niente male. I risultati del campionato valgono, hanno offerto indicazioni importanti sullo spessore di questo Napoli e noi ne te­niamo conto, com’è giusto che sia».