Basket, Childress si riscatta da campione. Brunner vincente. Teramo che tonfo!

L’ex play della Juve Caserta grande protagonista della vittoria varesina ai danni della Scavolini

10 – Randy Childress – In sette giorni dal fondo alla testa della classifica; la zampata d’orgoglio del fuoriclasse in discussione, che con una prestazione immacolata condanna la Scavolini in uno scontro diretto tanto importante quanto spettacolare. 23 punti con un solo errore al tiro, i punti decisivi, ed un 30 (e lode) di valutazione. Il Laureato.

9 – Mike Hall – Altro oggetto misterioso dello strano campionato di Milano, che però quando si scatena sa far male in mille modi. Lo si conosce come tiratore micidiale dall’arco, ma contro Treviso sancisce la veemente rimonta dei suoi a forza di rimbalzi (otto, tutti in attacco), recuperi (4) e un 8/9 da due per un totale di 20 punti in 28 minuti. Bucchi ringrazia, perché perdere contro Treviso avrebbe significato ripiombare nell’ennesima crisi. Hall of Fame.

8 – Greg Brunner – Giocatore chiave come ce ne sono pochi in questo campionato; anche in una serata storta (solo 6 punti), mette a segno il canestro decisivo, che vale la clamorosa qualificazione alle final eight, scippata a Teramo in casa propria. Quando si dice l’istinto del killer. Final Greg.

7 – Ibby Jaaber – Si risveglia lui, e si scatena la Lottomatica; troppo facile constatare che è il play finto-bulgaro, la chiave del rendimento di Roma. Contro la Pepsi, prestazione strepitosa, ma soprattutto i 5 punti di gran classe nel momento in cui i bianconeri provavano la rimonta, e il graffio del leader (ritrovato?) su tutto il match. Ibby Ibby Hurra!

6 – Johann Sangarè – Ferrara ritrova la luce e la vittoria, ma il faro non è , come ci si aspettava, Sharrod Ford, fermo a 6 punti e lontano dalla forma ottimale. Ci pensa Grundy, come da copione; ma nella vittoria, più netta di quanto dica il punteggio, c’è lo zampino del francese, che scrive 16 con 6/8 dal campo, e che, se trova continuità, è il vero valore aggiunto della squadra di Valli. Sangarè e Arena.

5 – Marco Cusin – Finora un campionato di conferma per il pivot della nazionale, che ha dimostrato di poter rendere anche nella massima serie, ed è un punto di riferimento costante nei giochi di coach Cioppi. Ma Cremona, che già convive col fantasna di uno straniero (Forbes), non può permettersi che altri protagonisti buchino una partita, per sperare di vincere, soprattutto in trasferta. E ad Avellino Cusin si è fermato a 2 punti, con un desolante 1/6 dal campo. Traballa coi Lupi.

4 – Fred Jones – Il dilemma continua: star della NBA, o specialista che non può avere il costume di leader? A parte qualche sprazzo di personalità e talento, il Jones biellese viaggia su cifre di rendimento mediocri, spesso con percentuali molto basse, ed un impatto sulla gara inferiore alle attese, nonostante Bechi continui a dargli fiducia nei momenti importanti. Ed intanto se n’è andato il girone d’andata. Pippo o SuperPippo?

3 – Claude Marquis – Termometro del rendimento attuale della Pepsi, il colosso francese è devastante nelle vittorie (in casa) e pressoché impalpabile nelle sconfitte in trasferta. Coincidenza o poca convinzione? Questo ce lo dirà il tempo; ma nel frattempo dal francese ci si aspetta più continuità, per tornare a provare il brivido delle vittorie in viaggio, e non accontentarsi del calore delle mura di casa. Pantofolaio.

2 – Daniel Hackett – Il segno della rifondazione giovane di Treviso è partito dalla scommessa estiva del talentuoso figlio d’arte, ma poi l’equivoco del suo modo di interpretare il ruolo del play, valido per i college, ma discutibile in Europa, è esploso con coach Vitucci, che lo ha presto relegato ai margini delle rotazioni. Arriva Repesa, ed il figlio di Rudy pensa “ho una nuova chance!”. Invece, il coach ex Roma, gli dà meno minuti di quanti ne dà a Gentile o De Nicolao, tanto per fargli capire che la musica non è cambiata. Scaldapanchina.

1 – Tercas Teramo – Succede spesso; l’ebbrezza dell’Europa gioca brutti scherzi a squadre non abituate ai tripli salti mortali in avanti. Teramo ha giocato la carta della continuità, blindando Poeta, Amoroso e coach Capobianco. Ma i risultati non sono all’altezza degli sforzi compiuti, anche perché americani e comunitari sono un rebus, e non si capisce chi sia leader e chi operaio nella squadra del coach di Venafro, che nel frattempo ha perso Europa e Final Eight, ma soprattutto non riesce più ad esprimere quel gioco brillante visto lo scorso anno, anche perché ai vari Moss, Carroll, Brown sono stati sostituiti con pura manovalanza del parquet. Zappare la Tercas.

0 – Final Eight – Alla fine, tanto rumore per nulla. Le Final Eight si giocheranno ad Avellino; ci si chiede perché aspettare tanto tempo prima di ufficializzarlo, a sole quattro settimane dall’evento. La risposta è fin troppo prevedibile; i soliti giochi di palazzo, per provare a non scontentare nessuno, con mezze promesse, titubanze, improbabili giochi di equilibrismo politico. E adesso, ci sono solo quattro settimane per provare ad organizzare tutto senza affanni, e soprattutto, provare a trovare gli sponsor per una manifestazione che altri sport ci invidiano per la capacità di rivitalizzare una Coppa Italia che prima contava quasi zero, ed oggi è un appuntamento che fa gola a società e pubblico. Insomma, una brillante operazione di sport e marketing che il nuovo corso della Federazione ha rischiato di mortificare. Meglio Tardi che Mai.