NAPOLI – C’era il clima delle grandi attese stamane a Castelvolturno. Già mezz’ora prima del previsto inizio della conferenza stampa, la sala era gremita di giornalisti ed operatori radiotelevisivi. Dovranno aspettare un bel pò prima di mettersi al lavoro, visto che la conferenza prevista per le 9:45 è cominciata soltanto alle 10:20.
Presenti Walter Mazzarri, il nuovo direttore sportivo Riccardo Bigon, Aurelio De Laurentiis e suo figlio Edoardo. Primo a prendere la pzrola il numero uno azzurro che presenta Bigon e rivela come il nome di Walter Mazzarri circolasse nel Calcio Napoli e in Filmauro da due anni.
“In realtà – le parole di De Laurentiis – due anni fa avevo chiesto a Marino di trattare Mazzarri. Poi la trattativa non so perchè non si è conclusa. Il nostro obiettivo è costruire una squadra da quarto posto».
Il presidente nega di aver mai contattato Mancini e Delio Rossi. In testa aveva solo Mazzarri.
Il ruolo di Riccardo Bigon
“Con Bigon e gli altri si lavorerà insieme con nostri osservatori, sia in Italia che nel resto del mondo. Ma bisogna anche rivalutare il vivaio. Riccardo è giovane, voglio gente giovane. Io sono sempre stato un rivoluzionario, voglio gente che sia sempre in viaggio, con la mente e con il copro. Non voglio gente che soffra di codardia. Bigon è laureato, un avvocato. Detesto l’atteggiamento scolastico nelle aziende: lui attinge da me e io attingo da lui. Ci deve essere scambio. Voglio sempre imparare ed essere coinvolto».
Bigon non sarà solo. Venerdì sarà svelato il nome del direttore tecnico ed a gennaio se non prima il nuovo direttore generale. Insomma, un Napoli che si è rifatto totalmente il look. Sperimao che con esso cambino anche i risultati.
Parola a Mazzarri
Il neo allenatore azzurro, felice , serio, motivato, ha spiegato le motivazioni che lo hanno spinto ad accettare Napoli. Contento di essere qui. Napoli è una grande piazza paragonabile a Juve, Inter, Milan, quindi, quando arriva una chimata da loro, non si può non dire di si. Obiettivi? Devo prima saggiare la squadra. Quest’anno il campionato è molto livellato la differenza la fa il lavoro, come noi riusciamo a far rendere i giocatori. Voglio una squadra con l’anima. Questa è la squadra più dotata che io abbia mai allenato.
Se voi guardate la mia carriera, posso insegnare ogni tipo di modulo. Guarderò in base alla rosa attuale quale è l’atteggiamento tattico ideale. Ho sempre fatto il 3-5-2 perché fino ad oggi mi sono sempre dovuto adattare a ciò che la società mi ha messo a disposizione. A maggior ragione, ora che subentro in corso dovrò adattarmi a ciò che c’è. Se guardate bene la mia Reggina giocava con il 3-4-3, che avrei voluto fare anche alla Sampdoria. Solo che lì il primo anno mi mancavano alcuni giocatori per attuare questo modulo, quindi mi sono dovuto adattare».
Mercato? Prima si deve valutare la rosa e capire i problemi
“Nella Sampdoria gli esterni erano Maggio e Pieri. Ora Maggio è qui, lo conosco bene, sull’altra fascia devo valutare cosa c’è. Potrei adottare delle variazioni tattiche, degli accrogimenti, preparando delle scalate difensive se metterò un esterno più offensivo. Quando sarò padrone della situazione dirò poi alla società se ci sarà bisogno di intervenire sul mercato. Con il 3-5-2 il Napoli era arrivato ai primi posti, giocava bene. Mi ricordo che era partita benissimo. Il modulo non c’entra nulla. Infatti bisogna capire perchè non è andata dopo. Bisogna capire se è una questione di testa».
Uno dei talloni di achille del Napoli è quello degli attaccanti. Spesso utilizzati male, giocano lontano dalla porta, calciatori normali scambiati per campioni.
Con Mazzarri le punte hanno sempre avuto fortuna disputando stagioni di assoluto livello.
“Con me Amoruso ha segnato il massimo dei suoi gol alla Reggina, la stessa cosa vale per gli altri attaccanti che hanno giocato con le mie squadre. Ovviamente è la squadra che deve mettere in grado l’attaccante di segnare, ma l’importante è l’atteggiamento della squadra, vorrei che i calciatori stessero male quando si perde come sto male io”.
Lavezzi non è Cassano
C’è stato anche un passaggio dedicato al pocho, certamente con Hamsik e Quaglairella il calciatore più quotato degli azzurri.
“Lavezzi e Cassano non sonoidentici, affatto. Un giocatore non può essere un clone di un altro. Due garndi campioni che avrò avuto il piacere di allenare. per me- ha chiosato Mazzarri – contano molto il carattere e la disciplina tattica. Devo conoscere i giocatori per avere le idee precise: li ho visti solo in televisione, ma così non hai un’idea chiara. Non posso dare giudizi. Non posso capire tutto ciò che c’è da capire per fare le mie scelte”
