Basket, dopo i quarti primi verdetti e prime riflessioni. Caputo è pronto alla scelta per la Eldo

Biella sogna e fa sognare, le due Virtus piangono e riflettono

CASERTA – Fatto salvo lo strapotere di Siena, a cui Treviso proverà a mettere i bastoni tra le ruote, i playoff al primo turno hanno confermato l’estremo equilibrio di questo campionato, con sfide avvincenti e verdetti sorprendenti.

 

Roma e Virtus Bologna in lacrime

Escono, e con le ossa rotte, le due squadre che in estate avevano le armi migliori per contrastare Siena, ovvero quelle che più avevano speso sul mercato e ambivano legittimamente a traguardi importanti. Virtus Bologna e Virtus Roma confermano ciò che il campionato aveva già clamorosamente e drammaticamente affermato attraverso la retrocessione della Fortitudo; ovvero, che i soldi da soli non bastano a far grande una squadra, e soprattutto non si diventa grandi in una stagione.

All’indomani dell’eliminazione dai playoff, Sabatini e Toti, artefici e padroni delle rispettive corazzate, lanciano messaggi disfattistici, disillusi e devastati da una delusione grande solo quanto il loro budget, lasciando intendere (ma ci saranno i soliti dietrofront estivi) di voler mollare tutto, o comunque di essere stanchi di spendere tanto per città e tifosi che non meritano i loro sforzi.

Ogni anno il presidente deluso di turno si lancia in lamentosi s.o.s. sperando che istituzioni, sponsor o eventuali acquirenti abbocchino all’amo, salvo poi ritrovarsi a ricominciare a spendere, promettere, proclamare per l’anno successivo.

Lavorare in silenzio: via per il successo?

Di solito invece, chi lavora nel silenzio, ottiene molto più in termini di risultati e soddisfazioni,e ormai il mondo dello sport italiano, ed in particolare il basket, vive di queste asimmetrie gestionali, tra chi attraverso il basket (o il calcio) cerca visibilità spendendo soldi senza competenza né controllo, e chi invece, amando profondamente il proprio giocattolo, cerca con prudenza e oculatezza di dare presente e futuro ai propri progetti, sapendo quanto sottile sia la striscia di asfalto da percorrere senza finire fuori strada all’improvviso.

Teramo e Biella hanno dato un segnale importante al movimento cestistico italiano. I loro successi hanno chiaramente detto che per arrivare in alto servono progetti seri, programmazioni attente, persone competenti, cercando di evitare con cura avventurieri stagionali, capitani di ventura all’esclusiva ricerca dell’ingaggio più alto, siano essi giocatori, allenatori o figure manageriali.

I dilemmi di Caputo per la Eldo

Il presidente della Eldo Rosario Caputo, sembra aver capito in fretta la lezione, dopo appena un anno di esperienza in serie A, e nella conferenza stampa di martedì ha più volte posto l’accento sulla gestione del bilancio e sull’attaccamento al progetto Juve già dall’immediato futuro. E il messaggio arriva chiaro anche sul fronte mercato, con l’abitudine di non cadere mai in trattative lunghissime, che presuppongono scelte legate allo stipendio più che alla condivisione del progetto tecnico (capiremo subito quanto Lardo abbia voglia di venire a Caserta, tradotto in parole povere).

In momenti di crisi come questi, si vedono troppo spesso episodi di giocatori che non si allenano per un arretrato di pagamento, che smettono di giocare appena raggiunto un obiettivo minimo, che cambiano 10 squadre in 10 anni.

Ciò è in parte inevitabile, nello sport professionistico di questi anni, ma è certamente più sano provare a creare un gruppo, sposare un progetto, portare in squadra chi davvero dimostra di scegliere non solo in base alle offerte, ma anche ponderando questioni tecniche, ambientali, personali.

La delusione di Teramo e la favola di Biella

Teramo è uscita contro Milano, pur avendo il fattore campo a suo favore; ma resta una delle vere vincitrici di questo torneo, perché ha tracciato un solco che molti farebbero bene a seguire.

Mister Capobianco

Capobianco, arrivando, ha portato un progetto, un modo di vedere la pallacanestro, si è portato dietro il proprio staff tecnico, i suoi giocatori di fiducia (Moss, Hoover) ha chiesto ed ottenuto dal mercato giocatori di temperamento, con grandi motivazioni e voglia di sacrificarsi senza pretese da star (Amoroso, Jaacks, Cerella). Una simbiosi riuscita tra presidente ed allenatore, difficilmente replicabile ma non impossibile.

Biella invece continua a sognare, ma anche in Piemonte la programmazione parte da lontano, con crescite impercettibili ma continue in termini di risultati e soprattutto di solidità organizzativa, fino alla costruzione del nuovo Palazzetto (di cui l’Angelico ha la gestione per i prossimi anni, altra cosa interessantissima e da copiare) ed al sogno di una semifinale playoff nemmeno impossibile.

Anche qui i nomi attorno ai quali ruota tutto un meccanismo di squadra, sono gli stessi da anni. Il coach Bechi, il d.s. Baiesi, una struttura societaria sana che fa capo a più soci e non ad un solo “padre padrone” (anche in questo Caputo sembra aver capito quali sono gli esempi sani da seguire).

Soldi = successo? Non sempre è vero

I giocatori? Importanti ma mai indispensabili. Biella ha perso Langford e si ritrova in semifinale, con giocatori (Gist, Jerebko) che perderà il prossimo anno, ma con professionisti seri senza stipendi a sei zeri (Smith, Gaines, Spinelli) che credono nel progetto, si divertono, e prima di fare le valigie ci penseranno su due volte, nonostante pioveranno offerte da ogni parte.

La Virtus Bologna

La Virtus Bologna invece Langford l’ha pescato in estate, ed è stato un grande affare; ma non è bastato, nonostante attorno a lui avesse giocatori di prima grandezza, da Boykins in giù. Stranezze di uno sport che sembra non avere logica, ma che guardato da un’altra prospettiva, la logica ce l’ha, ed è sempre la stessa da quando esiste lo sport di squadra.

Qualcuno obietterà: facile parlare così, ma senza i soldi di Siena non potrai mai ambire a vincere con continuità in Italia e fuori. Vero, verissimo! Ma il tempo delle Caserta, Livorno, Cantù, che vincevano o si giocavano uno scudetto partendo dalla provincia e senza budget enormi, è probabilmente finito da un pezzo.

Lo sport, e non solo il basket, si divide in due mondi: quelli che vogliono vincere o primeggiare a livello internazionale, e quelli a cui basta esserci stabilmente e senza fare salti mortali ogni stagione.

Due mondi distanti anni luce, che però oggi hanno forse capito di avere un comune denominatore; la necessità di programmare, di spendere i propri soldi con professionalità ed oculatezza, che siano dieci, cento o mille.

Langford

Perché Langford ha reso molto più di Boykins, e Jaaber; perchè Gigli, Hutson e Datome costano la metà di Brezec e Jennings e rendono dieci volte tanto. Perché Siena vince da anni, incontrastata, aggiungendo ad una struttura sempre più oliata, non giocatori stanchi dal passato pluridecorato, ma gente emergente, spesso proveniente da squadre minori.

Tasselli da aggiungere ad un mosaico creato negli anni, con pazienza ed indubbia capacità; McIntyre, Sato, Eze, Finley, gente venuta non da chissà quale pianeta, ma da Rieti, Jesi, Reggio Calabria, con la voglia di migliorare e di contribuire ad un progetto preciso.

Siena ha soldi, tanti soldi; quelli che servono a trattenere gente come Lavrinovic e Mc Intyre. Ma chi pensa che sono i soldi il motivo per cui Siena ha vinto e continua a vincere, dimostra di non aver capito nulla di come vanno le cose; e gli strepiti di Toti e Sabatini sono un rumore distorto e fastidioso che contrasta il discreto silenzio di chi lavora nell’ombra, con efficacia e tanta passione, come l’Antonetti del miracolo teramano.

Benetton Treviso tenta l’impresa impossibile

E intanto a sfidare Siena c’è arrivata la Benetton Treviso, altra società che ne ha vissute tante negli scorsi anni, che ha forse rinnegato gli uomini, ma mai il suo progetto, che è sano, importante ed ambizioso, e si basa su una struttura di vivaio da fare invidia.

Anche quest’anno, molti dei nomi emergenti giocano a Treviso o sono usciti dal vivaio Benetton, come succede ormai da oltre un decennio. La Benetton ha vissuto alti e bassi altamente prevedibili in stagione; la squadra era rivoluzionata, giovane e da amalgamare; ma alla fine è arrivato un terzo posto in volata, oggi la semifinale scudetto, e domani Eurolega.

I conti, alla fine, tornano sempre, o non tornano mai. Tutto dipende da chi spende i soldi, e come li spende; i tifosi casertani non devono sentirsi allarmati perché il budget per il 2010 sarà sensibilmente ridotto.

Questo vuol dire tante cose in casa Juvecaserta: aver imparato la lezione, aver fatto la inevitabile gavetta in serie A, aver voglia di dare un futuro ad un progetto sportivo, aver voglia di creare un gruppo che non sia ogni stagione da ricostruire daccapo.

Per fare questo, ci vuole tanta pazienza ed una buona dose di fortuna, ma è l’unica strada che Caserta può permettersi di percorrere, ed è sicuramente quella più divertente da seguire, se gli esempi di Teramo, Biella, Ferrara significano qualcosa.