Gran bella prestazione a Bologna, ma la classifica resta uguale
CASERTA – Era difficile chiedere di più ai ragazzi della Eldo per la trasferta di Bologna contro la Fortezza Virtus, una “mission impossibile†resa ancora più difficile dalle assenze di Slay e Michelori. Eppure fino in fondo, quasi col pudore di chi accarezza un sogno proibito, abbiamo sperato in un miracolo che col passare dei minuti sembrava sempre più a portata di mano. Dopo la brutta figura contro Biella arriva una prestazione di grande carattere, ma la somma di due partite opposte purtroppo ci regala una realtà che parla di due sconfitte, e la amara sensazione di aver perso un bel treno per la salvezza seduti comodamente in prima classe.
Alla vigilia
Alla vigilia avevamo chiesto alla Juve una prova d’orgoglio, la dimostrazione che quando si è sul parquet c’è il dovere di provare a vincere sempre. Questa risposta c’è stata in tutti, e deve far capire, a loro stessi ed a noi, che possiamo e dobbiamo portare a casa quelle vittorie che ci servono per archiviare la stagione in maniera positiva, raggiungendo la tanto sospirata salvezza.
Ma, di contro, sorgono spontanee domande e riflessioni sul cammino alterno e schizofrenico di una squadra che anche ieri ha dimostrato di avere molto più talento di quanto a volte vediamo, e un parco giocatori che tanto modesto e limitato forse non è.
Sulla bocca di tutti c’è il nome di David Brkic, che non è il salvatore della patria, ma se gioca a Bologna 36 minuti mettendone 14, evidentemente non è giocatore da passare spesso e volentieri 40 minuti in panchina. Certo, una rondine non fa primavera, e l’airone di Cesena spesso ha toppato quando è stato chiamato sul campo; ma capita a chiunque di sbagliare partite, purchè si venga messi nelle condizioni di contribuire, crescere ed aumentare la fiducia nei propri mezzi; e francamente a Brkic di occasioni non ne sono state concesse molte.
Recriminazioni
Recriminare sulla sconfitta di ieri può sembrare paradossale, ed è giusto andar fieri della prestazione della Eldo; eppure qualche ombra la vediamo lo stesso, perché Marmarinos (che non aveva demeritato) è stato dimenticato in panchina, e lo stesso Darby, autore di un eccellente primo tempo per intraprendenza e lettura del gioco, avrebbe meritato più minuti nella ripresa. Così come Larranaga, che dopo la grande prestazione del primo tempo ha rivisto il parquet dopo una vita senza più lasciar traccia.
Minuti in più a questi giocatori avrebbero consentito ai vari Frosini, Diaz e Di Bella, di arrivare nei momenti decisivi con quella lucidità che avrebbe forse permesso di infilare quei tiri che invece ci hanno condannati alla sconfitta.
E se recriminare su una partita chiusa dal pronostico può sembrare fuori luogo, non ci sembra sbagliato porre l’accento sulle occasioni perse da questa Eldo, che oggi potrebbe (e dovrebbe) essere già salva, se non avesse commesso degli errori a metà tra presunzione e autopunizione. Ovviamente la mente torna alla partita persa in casa contro Biella, quella Biella che ha perso anche oggi e che quindi doveva esser rimandata a casa Palamaggiò con un pugno di mosche.
Ma detta così può sembrare banale dietrologia di chi è bravo a commentare solo dopo i fatti.
Dubbi
Scansiamo ogni dubbio chiarendo il succo del nostro commento; la Juve di quest’anno ha affrontato il campionato con tanta umiltà , persino troppa. E questo ha portato, andando avanti nel tempo, a convincersi di essere quasi sempre un gradino al di sotto degli altri, in quanto neopromossa, priva di esperienza e così via.
Così facendo la Eldo ha perso quel briciolo di sfrontatezza che serve per provare imprese che a noi non sono mai riuscite nel girone di ritorno, perché dall’inizio del campionato si ripeteva che la salvezza si conquista al Palamaggiò. Partite come quella di ieri dimostrano il contrario, ma il primo grande segnale di quanto fosse obbligatorio provare a vincere sempre, l’avevamo avuto già alla prima giornata a Roma, ma quel segnale evidentemente non è stato colto.
Rinunciare sistematicamente all’apporto di certi giocatori (Brkic in primis) dà la sensazione di volersi autolimitare senza mai provare a mischiare le carte, e con questo non vogliamo certo affermare che un maggiore utilizzo di Brkic ci avrebbe regalato più punti.
Diciamo semplicemente che questa Juve fa il suo compitino, e vince quando mette quella grinta che sposta inerzia ed equilibri, ma non prova mai a spingere sull’acceleratore, tanto che il contropiede è diventato una voce sconosciuta del basket Eldo, col risultato che a Bologna siamo riusciti a perder palla in tre contropiede consecutivi, con errori banalissimi (passi di Diaz e Di Bella, non certo giocatori a cui mancano i fondamentali).
Non è mai troppo tardi
Non è mai troppo tardi per raccogliere segnali ed indicazioni, ed anche a 5 giornate dalla fine si può far tesoro di quello che succede in una partita, e la Eldo oggi deve pensare che può vincere le partite che servono, ma soprattutto può farlo con tanti giocatori.
Restano le ottime sensazioni di una squadra che, guarda caso, dà il meglio di sé quando è in emergenza o quando gioca con squadre decisamente superiori per tecnica ed organico. Eppure, la sana follia di giocatori che hanno indubbiamente talento, se gestita in maniera positiva, è quell’arma in più che la Juve spesso lascia nel cassetto, senza nemmeno provare ad usarla.
Nel basket la proprietà transitiva non vale, e quindi nessuno ci autorizza a pensare che aver perso di 5 a Bologna vuol dire automaticamente dover vincere contro Montegranaro. Si torna a lavorare, si proverà a recuperare gli infortunati, ma consapevoli di avere in ogni caso una squadra, e non c’è scusa di infermeria che tenga.
