CASERTA – Battendo due a zero il Casapesenna, la Casertana ha festeggiato l’immediato ritorno in serei D. Dura, quindi, un solo anno la terza permanenza in Eccellenza da parte dei falchetti, un torneo che, dopo, l’ennesimo fallimento di alcune stagioni fa, in città si auguravano di non dover più disputare. Invece le cose sono andate in maniera differente.
Oggi, però, la gloriosa squadra rossosblu è riuscita a tornare in serie D, categoria, va detto, ancora non consona alla passione dei suoi tifosi, al blasone del club e l’importanza della città .
Comunque, un passo è stato fatto, e, in un ideale giro d’ Italia, i falchetti si sono aggiudicati una tappa di media difficoltà , ora arraiveranno le montagne, bisogna essere bravi a scalarle si da arrivare al traguardo finale con la maglia rosa ben salda sulle spalle.
Abbaimo incontrato l’ architetto Salvatore Farina, memoria storica del club, membro del consiglio direttivo, professionista che da da oltre trent’anni vive di pane e Casertana.
” Vincere un campionato non è mai facile”. Ha spiegato Farina, il cui papà Commendatore Antonio, fu il presidente che condusse la squadra alla C1 tenendo ben saldi i bilanci e portando avanti un sano progetto di crescita. Nei giorni della crisi immediata alal retrocessione è stato tra i pochissimi ad esser rimasto vicino al presidente Sparaco ed ora con lui ne condivide le gioie della promozione.
” La retrocessione in Eccellenza è stata un brutto colpo, pensavamo di non correre più simili pericoli, poi è successo quel che tutit sanno e si è dovuto ripartire per l’ennesima volta. Ora, però godiamoci questo successo difficle più di quanto il netto divario sulle rivali non possa far immagianre. Siamo partiti in ritardo, non si sapeva che fine avrebbe fatto la Casertana, addirittura si era paventata l’ipotesi che si sarebbe fatta in Eccellenza un torneo di basso profilo. Poi Sparaco, spinto da amici fidati, ha ripreso vigore, forza e volontà ed ha deciso di ripartire. I mgliori calciatori si erano già accasati altrove, si è lavorato con perspicacia, puntato su atleti che fossero prima uomini, su di un allenatore ambizioso e bravo come Feola. All’ inizio abbiamo un pò stentato, poi, si è messo il turbo. In più vorrei ricordare che si è giocato tra la fredezza dell’ambiente”.
Già , i tifosi. L’amore verso i colori rososblu è rimasto quello di sempre, solo che stavolta gli appassionati hanno voluto seguire da lontano le gesta della squadra e con la stessa pacatezza con la quale hanno seguito il torneo, ne hanno festeggiato, pure, la promozione. Oggi sono li, alla finestra ad attendere gli eventi
“Il calcio in città è importante quanto il basket – prosegue Farina – Nel passato è stato un importante veicolo di pubblciità per il nostro territorio. La Casertana era il faro dell’intero movimento calcistico provinciale. oggi non è più così.Stiamo lavorando per tornare a quei livelli. Inutile fare promesse, ora. Da diverso tempo militiamo in categorie poco consone alla storia del club ed alla passione dei tifosi. Rimbocchiamoci le maniche e, partendo da questo ritorno in D, proviamo a crescere ancora, a proseguire il programma serio ed ambizioso che Sparaco, Falocco, Gadola e l’intero staff tecnico hanno così egregiamente cominciato quest’anno”.
Domenica mattina, intanto, i tifosi potranno tributare un giusto applauso alla squadra.
La Casertana affronta al Pinto l’Arzanese in uno stadio che si spera sia il più pieno possibile. Il risultato conterà poco, anche se difficilmente i falchetti rinunceranno alla possibilità di aggiungere una nuova perla alal loro positiva stagione.
Fischio d’inizio ore 11,00.
