La Snaidero conquista anche il vantaggio eventuale negli scontri diretti
UDINE – Sacchetti recupera Anderson e lascia un acciaccato Torres fuori dai dodici, mentre per la Eldo torna in quintetto Michelori. L’inizio è subito all’insegna del tiro a segno, e si capisce subito che la partita sta prendendo la piega voluta dai friulani, che amano giocare aperti sui due lati del campo.
L’avvio di partita
La Eldo fa male in attacco, dove tira (e segna) soltanto da tre, ma riesce a far peggio in difesa, dove Slay commette 2 falli in tre minuti e lascia spazi enormi a Romero che ringrazia con 9 punti in 6’. In più c’è Larranaga, che entra inspiegabilmente al posto di Foster (che aveva tenuto abbastanza bene Anderson) e commette tre falli in fila senza dare contributo all’attacco. Il primo fallo della Snaidero arriva all’ ottavo minuto, e questo dà la misura della poca pericolosità dei bianconeri, che provano a restare in partita con le bombe (4 nel primo periodo) ma chiudono in rottura prolungata, con Udine che vola al 29-18 del primo intervallo.
La seconda frazione: via dolorosa
Non cambia la musica nella seconda frazione, anzi! I lunghi di Udine fanno polpettine degli svogliati Michelori e Frosini, e Antonutti fa il Romero, con 9 punti nel quarto, ma anche Ortner (10 punti) e Di Giuliomaria mettono punti importanti, mentre Forte ed Anderson incidono meno del previsto.
Ma se in difesa la musica non cambia, nonostante un pallido tentativo di zona dei bianconeri, in attacco le cose vanno ancora peggio, con Diaz che sparisce dalla scena, ed il solo Frosini a provare (5 punti di fila) a scuotere i suoi. Ma le bombe di Foster e Slay sono piccoli lampi nel buio della prestazione della Eldo. Il primo time out di Frates arriva al 15’ sul 38-23 e questo sembra essere il sintomo di una assenza di reattività di tutta la squadra, panchina compresa. La liberatoria sirena dell’intervallo vede il tabellone segnare un impietoso, ma giusto, 49-33.
Il terzo tempo: pianto dirotto
Una bomba di Slay porta la Juve a – 9 (53 – 44) ma subito dopo il primo canestro di Forte riporta i suoi in doppia cifra di vantaggio, e da questo momento il divario non scenderà più sotto i dodici punti. Nel terzo quarto almeno la Eldo prova a chiudere in difesa, concedendo poco ai friulani, ma in attacco combina poco, e trova punti solo da Slay. Dall’altro lato Antonutti sembra un gigante, e ridicolizza Foster che non lo vede mai.
Il quarto
Il quarto si chiude sul 64-52, ma proprio una bomba di Antonutti ad inizio dell’ultimo periodo fanno capire che la partita è andata, e che è questa la partita che il giovane talento della Snaidero racconterà un giorno ai nipotini (per lui 25 punti alla fine con percentuali strepitose). La Eldo non solo smette di crederci, ma abbandona in fretta anche la possibilità di salvare il saldo canestri (all’andata vincemmo di 12 punti) giocando il suo peggior basket, quello per intenderci fatto vedere nelle trasferte di gennaio.
Dura fines sed fines
Finisce 89-74 e ancora una volta si smette di sognare prima ancora di cominciare, così come era successo ad Avellino quando all’orizzonte c’era il miraggio della Final Eight. E’ meglio che la Eldo continui a stare con la testa alla salvezza, che è ancora tutta da conquistare, e passerà per le partite del Palamaggiò, tutte assolutamente da vincere.
La Juve paga
Come al solito la Juve paga i cali di tensione e di motivazione che accompagnano le partite meno drammatiche, e paradossalmente più abbordabili; evidentemente i ragazzi di Caputo hanno bisogno di emozioni forti per dare il meglio, e quando giocano partite sulla carta equilibrate, riescono ad esprimere il peggio del loro repertorio.
Con tutti i meriti ed il rispetto per la Snaidero, 15 punti di margine (che potevano essere anche di più) sono davvero troppi, soprattutto per come sono arrivati, per la mancanza di cattiveria agonistica, che si legge nelle percentuali al tiro dei friulani (intorno al 60%) e alla voce rimbalzi, che recita un impietoso 34 a 20 per i ragazzi di Sacchetti.
Si volta pagina, e lo si faccia con orgoglio e determinazione, perché domenica arriva Biella, ed è un’altra partita delicata e fondamentale nel cammino verso una salvezza che è nelle nostre mani.
