CASERTA – Non era una partita semplice, contro la Banca Tercas Teramo di Capobianco rivelazione del campionato, e capace di esprimersi alla grande anche in trasferta. Non lo era affatto, ma è diventata un’impresa ancora più ardua quando si è capito nel riscaldamento che Michelori a stento riusciva a correre, e Brkic addirittura si è accomodato direttamente in panchina.
Contro una squadra fisica e dinamica come quella abruzzese, affrontare la gara con soli sette giocatori vuol dire partire nettamente sfavoriti. Ma la Eldo Juve Caserta riesce a tirar fuori il meglio di sé nelle emergenze (è già successo dopo l’infortunio a Diaz), e anche stavolta il cuore ha battuto la logica.
D’altronde, il freschissimo esempio di Rieti, che sull’orlo dello sfascio rifila 25 punti alla Virtus Bologna, dimostra (se ce ne fosse bisogno) quanto nel basket la motivazione sia un elemento non quantificabile, ma assolutamente imprescindibile per ottenere dei risultati.
Partenza sprint della Juve
La Eldo è partita molto bene, mettendo subito punti di distanza tra sé e l’avversaria, ma la domanda di molti era “quanto dureranno?”. Con Frosini in campo quasi sempre (29 minuti di grande sostanza per il capitano), senza possibilità di rotazioni tra i lunghi, ed i problemi di falli di molti bianconeri, anche quando il vantaggio è diventato importante, c’era la consapevolezza che la partita poteva riaprirsi in ogni momento. Ed ha fatto bene Teramo a crederci fino in fondo; d’altra parte la squadra di Capobianco è compagine che non si arrende proprio mai, e gli ultimi minuti sono stati vissuti in apnea dai tifosi e dagli stremati giocatori di Caputo.
La vittoria contro la rivelazione del campionato è un buon viatico per affrontare Ferrara con un buon morale, per quella che si preannuncia come una sfida chiave in prospettiva salvezza.
Vittoria del gruppo, ma Foster superstar
Ed è stata la classica vittoria del gruppo, con cinque uomini in doppia cifra, più Frosini ad 8 punti. Ma c’è un giocatore che forse più degli altri merita gli onori di copertina; stiamo parlando di Shan Foster, la matricola dallo sguardo spaesato che per mesi è stato l’oggetto misterioso con la casacca Eldo addosso.
Ma la scelta dell’MVP dell’incontro non è dettata dai suoi 19 punti (con soli 9 tiri), dal 25 in valutazione, che ne fanno in cifre il migliore dei suoi. Foster ha vinto la sua sfida (come ormai spesso accade) prima ancora di disegnare in attacco la cornice della sua prestazione; l’ha vinta nel primo tempo, quando ha tenuto fuori dal gioco Moss, e quando ha marcato per lunghi tratti Amoroso, dovendo adattarsi a giocare da “quattro” contro avversari che lo sovrastavano, ma che poi nell’altra metà campo dovevano arrangiarsi contro uno molto più veloce e tecnico di loro.
Nel primo tempo per il rookie di Vanderbilt ci sono stati solo tre punti, con due tiri tentati; ma anche una gran difesa, recuperi ed assist in transizione per i compagni. Nella ripresa 16 dei 32 punti Eldo sono firmati Foster, compresi quelli dell’allungo decisivo che ha portato la eldo fino al 73-56.
Da quel momento c’è stato il parziale di 11-0 dei teramani, ma in un finale con la spia della riserva accesa la eldo ha potuto sfruttare il vantaggio accumulato nei primi 35 minuti dal match.
La chiave? Quattro piccoli in campo
Fa riflettere il fatto che, forzata da una situazione di emergenza, la Eldo abbia dovuto rischiare i quattro piccoli, senza curarsi di inseguire i quintetti avversari con evidenti miss match in campo. Sarà un caso, ma abbiamo visto per la prima volta la Juve correre, giocare in transizione, tenere punteggi alti pur controllando il ritmo; il rompicapo di come fare a marcare i lunghi avversari, nell’altra metà campo diventava quello di Capobianco, che doveva adattare Amoroso o Brown su uno sgusciante Foster. Ciò che paghi da un lato, spesso lo incassi dall’altro.
Diaz e Sly in ombra
Ancora una volta Diaz e Slay non hanno brillato, e questa è una notizia solo apparentemente cattiva, perché vuol dire che la Eldo sta trovando nuovi protagonisti, e ciò rende più difficile la vita a chi deve preparare una partita contro i bianconeri. Eppure, proprio per Diaz e Slay arrivano parole non proprio dolci da parte di coach Frates, che lascia capire nel post partita che i due si sono allenati in maniera piuttosto svogliata nell’ultimo periodo.
Buono, molto buono, l’esordio di Darby, giocatore che ha più punti nelle mani rispetto a Di Bella, che gioca in maniera più perimetrale ed è capace di far girare la palla in maniera più fluida, lasciando a “Dibo” il compito di guastatore d’area che più gli si addice. A giudicare dal primo impatto, sembra confermata la sensazione che i due possano essere giocatori complementari, e non possibili rivali con caratteristiche simili, come era successo durante l’equivoco Jenkins.
Ma c’è soprattutto la Eldo operaia, quella che quando vince esalta, come era successo contro Virtus, Milano e nella quasi impresa contro i campioni di Siena. Sarà una nostra deformazione, ma veder vincere una squadra che lotta su ogni pallone, ne recupera 19, gioca con quintetti inventati senza mai abbassare la guardia, è uno spettacolo molto gratificante.
Palamaggiò splendido sesto uomo
Il pubblico l’ha capito, aumentando i decibel del proprio incitamento, ma lo hanno capito soprattutto i giocatori, che più di tutti alla fine erano coscienti di come (in queste condizioni) sia stato difficile, importante e clamoroso battere la Tercas. Ed a fine partita sono andati istintivamente a prendersi gli applausi sotto la loro curva (quella dei tifosi “aggressori”) manco fosse uno spareggio o una partita di playoffs.
Ora arriva lo socntro salvezza con Ferrara
Prematuro esaltarsi, perché questo sport un giorno ti manda in Paradiso e l’altro ti manda a calci all’Inferno (e a Caserta siamo bravissimi in questo); prematuro anche perché domenica arriva Ferrara che è in grandissima forma, e vorrà giocarsi proprio al PalaMaggiò una fetta della sua salvezza.
Ma, infortuni permettendo, la Eldo arriva a questa sfida decisiva col vento in poppa di un morale ritrovato dopo settimane a dir poco tempestose, e con una squadra che sta trovando finalmente quegli equilibri necessari ad affrontare con la giusta convinzione la fase più delicata del campionato.
