Bianconeri inguardabili, aldilà dei meriti della Air. I dubbi tattici da risolvere in fretta in casa bianconera
AVELLINO – In una cornice di pubblico spettacolare, calorosissima e corretta, la Eldo fa la figura dell’intrusa nella vittoria convincente della Scandone, che così potrà difendere a febbraio a Bologna la storica Coppa Italia conquistata lo scorso anno.
La cornice di pubblico
Come previsto, l’impatto visivo e sonoro del pubblico è incredibile da tutt’e due i lati, con oltre mille casertani ad occupare un intero spicchio del Paladelmauro, mentre nel pre partita i due presidenti fanno il giro del campo abbracciati tra gli applausi incrociati, a suggellare gli ottimi rapporti tra le due squadre campane che oggi si ritrovano finalmente al più alto livello in una sfida che oltre ai due punti, regala anche l’accesso alle Final Eight.
L’inizio del match è già la sua storia
In quintetto per Frates c’è ancora Jenkins, mentre l’Air Avellino ha Williams e tiene fuori dai dodici Tamar Slay. E’ proprio Williams a dare i primi segnali di uno strapotere sotto canestro mai messo in discussione, con i primi 4 punti del match, contro un Michelori assolutamente frastornato.
Avellino scappa subito (11-2) e manterrà per tutto il match un vantaggio superiore ai 6 punti, rintuzzando con grande puntualità ogni tentativo di rimonta della Eldo.
La “non” cronaca
Fare la cronaca di una partita che non ha praticamente mai cambiato registro, sarebbe di una noia mortale per chi scrive, e soprattutto per chi legge. Il canovaccio dell’incontro è leggibile fin dall’inizio, con l’Air Avellino che cerca di sfruttare al meglio i pick and roll con i suoi lunghi, in maniera piuttosto efficace (Williams 14 punti nel primo tempo e 8 su 8 totale per lui), mentre nell’altra metà campo, la difesa aggressiva sui tiratori costringe le guardie casertane a cercare penetrazioni rischiose, in un’area presidiata dai colossi irpini.
Il più grave difetto dei bianconeri è quello di non riuscire mai, in 40 minuti, a cambiare l’inerzia del gioco o gli assetti tattici, dimostrando una preoccupante inferiorità soprattutto mentale, prima ancora che fisica o tecnica.
Manifesta inferioritÃ
E nonostante la partita resti per tre quarti tutto sommato aperta nel punteggio, Slay e compagni non danno mai l’impressione di poter completare una rimonta, andando a sbattere contro un dinamismo degli avversari imbarazzante. I numeri non dicono mai tutto, ma a volte raccontano verità inconfutabili; 42 a 22 il totale rimbalzi per Avellino, solo 15 falli Eldo contro i 22 Air, ed un 10 su 20 da tre per gli irpini contro il desolante 2 su 13 della Juve.
Con questi numeri, oltre a perdere di brutto, si denota una differenza agonistica e di motivazione enorme, palesata per tutta la gara, in cui si salvano forse Jenkins, Di Bella e Frosini, ma tutti gli altri vengono praticamente cancellati dai rispettivi avversari. E l’infortunio alla caviglia patito da Diaz nei primi minuti è un alibi troppo debole, se poi la squadra non dimostra di avere alternative alle solite iniziative in palleggio del portoricano, tra l’altro visibilmente menomato e timoroso in attacco. Colpevole Diaz a forzare nonostante tutto (-1 di valutazione finale) e colpevole Frates ad insistere su questo gioco che ultimamente non ha pagato nemmeno quando Diaz era integro.
Il mediocre 2009 della Juve
Il risultato finale di 85-58 è forse una punizione eccessiva per i bianconeri, ma anche il crollo finale è un brutto sintomo di mancanza di fiducia, orgoglio e volontà in una partita che, oltre ad essere un derby, meritava ben altro approccio se non altro per i mille, encomiabili, tifosi presenti, che non meritano il pessimo spettacolo offerto dai propri giocatori.
Senza nulla togliere ai meriti di Markowsky (ottima lettura degli avversari) e dei suoi giocatori, questa è soprattutto una sconfitta della Eldo, che nel 2009 ha finora offerto il suo basket peggiore, nonostante la vittoria ottenuta contro la Fortitudo. E stavolta non convince nemmeno Frates, che toglie dal match per lunghissimo tempo Foster, giocando per quasi tutto il secondo tempo con Diaz, Jenkins e Di Bella insieme.
L’equivoco Foster
E’ vero, Foster in attacco è esitante, ma pare che ormai la squadra lo stia poco a poco isolando, facendo mancare quella fiducia di cui avrebbe bisogno il rookie di Vanderbilt. La sensazione è che Shan pensi a passar la palla piuttosto che a cercare di attaccare il canestro o pensare al tiro; se questo è un suo limite o un dettame tattico, non sta a noi deciderlo. Però la Eldo non può giocare senza un “3†di ruolo, questo è un lusso che non possiamo permetterci quasi mai. Il risultato è che Chris Warren segna solo 2 punti (in tap-in) nel primo tempo, in cui Foster gioca 17 minuti, e ben 25 nella ripresa, in cui a marcarlo si alternano, senza alcun successo, un Diaz menomato, Di Bella, o Larranaga, mentre Foster guarda dalla panchina.
A questo punto pare necessario mettere chiarezza su quello che sta diventando il vero equivoco della Eldo del 2009; o si prova a recuperare un giocatore che ormai puntualmente regaliamo agli avversari, oppure, se non ci si fida di lui, tanto vale dargli il benservito e provare a sondare il mercato.
Ad Avellino si è vista una squadra in involuzione dal punto di vista tecnico (24% da tre nelle ultime tre gare), incapace di gestire i ritmi di gioco, con l’attacco ancora una volta sotto i 60 punti; ma preoccupa la mancanza di collaborazione tra i reparti, con Slay prima testardamente cercato e poi abbandonato al suo destino, col risultato che anche in difesa Ron ha dato il peggio di sé, rinunciando a lottare sotto canestro.
Frates
Cattivo voto anche per Frates, poco ispirato nelle scelte e incapace di provare a variare i quintetti di fronte allo strapotere degli avversari. In una partita dove l’inerzia è sempre dall’altro lato, si fa fatica a giustificare le poche rotazioni, la rinuncia a Brkic (altro giocatore che stiamo inesorabilmente perdendo), la rinuncia a provare la zona, e due sospensioni chiamate negli ultimi due minuti di gara quando ormai la partita è morta e sepolta. Forse anche lui, come la squadra, in questo momento non ha grande fiducia nei mezzi di cui dispone, o più semplicemente si tratta di una giornata storta.
Il tempo
Il tempo per mettere le cose a posto c’è, ma il momento è davvero delicato, perché ci aspetta la sfida con una lanciatissima Roma, e poi due trasferte a Cantù e Milano, ed il rischio di ritrovarsi in striscia negativa, e con la classifica che piange, è concreto. Non aiutano le vittorie di Rieti e Ferrara, ma oggi come oggi, ci sentiamo di dire che il peggiore avversario della Eldo è sé stessa, e quella perduta concretezza e compattezza che sembravano le più convincenti basi per un campionato positivo e tranquillo. Tempo ce n’è, purchè lo si utilizzi per lavorare e riflettere.
