Eldo, dietro il ko di Treviso vecchi e nuovi difetti. Juve bella solo a sprazzi

Le potenzialità dei bianconeri si esprimono solo a tratti

Caserta – Visti da fuori, classifica e risultati della Eldo non sono drammatici. Una vittoria e tre sconfitte erano un pronostico abbastanza corretto da azzardare prima dell’inizio del campionato. Ma viste da dentro, le quattro prestazioni della nuova Eldo, alimentano più di un dubbio, soprattutto per l’altalena di rendimento e di intensità mostrate finora.

LE PREOCCUPAZIONI

Potremmo sembrare eccessivi, ma dopo Treviso ci assalgono preoccupazioni maggiori di quelle provate contro Cantù. Infatti contro Cantù era facile capire che tutto, ma proprio tutto, era andato storto, e quella partita poteva essere archiviata come un brutto episodio da cui ripartire.

Contro Treviso non è andato tutto male, anzi; ma emergono dei difetti di squadra che rischiano di rivelarsi strutturali, nel gioco e negli uomini, e su cui occorre riflettere tanto.

La Benetton ha cominciato adattando il suo quintetto alle caratteristiche Eldo, e quindi rinunciando in partenza a uomini di stazza (Nicevic e Wallace) ed affidandosi ai più veloci Renzi e Rancik. I primi tentativi di giocar palla sotto sembravano dar fiducia agli uomini di Frates, ma dopo qualche minuto, ed i primi due canestri di Michelori, praticamente abbiamo smesso di cercare i pivot, e quando l’abbiamo fatto, Slay ha commesso fallo in attacco (ben 3 volte).

L’ASSE PLAY – PIVOT

La cosa che più balza alla vista è la difficoltà di giocare sull’asse play-pivot, perché Butler non cerca mai la penetrazione, e così facendo non attira i raddoppi che potrebbero liberare l’uomo sotto canestro. Quando invece porta palla Diaz, i raddoppi arrivano eccome, ma Diaz non è un passatore puro, e tende ad andare fino in fondo.

Un po’ il contrario di ciò che subiamo in difesa, con gli avversari che cercano ripetutamente il centro dell’area per poi liberare gli esterni sugli scarichi; e se poi si tira come ha fatto ieri la Benetton, è notte fonda.

I SINGOLI

L’altro evidente problema della Eldo, è che spesso Diaz porta palla anche quando Butler è in campo, e questo rende ancora meno utile il ruolo del rookie americano all’interno della squadra; se poi è invece Butler a portar palla, l’unica soluzione è cercare Diaz, che in genere riceve a nove metri dal canestro dopo una decina di secondi, e prova ad inventare qualcosa.

Insomma, troppo poco, e soprattutto questo schema alla lunga non paga, perché le difese prima o poi si adeguano e Superman alla fine resta anche a corto di fiato (anche ieri ha giocato ben 38 minuti). E’ assolutamente importante che altri giocatori provino ad aggredire il canestro, magari partendo dall’uno contro uno. In questo, ieri Foster è sembrato l’ombra del giocatore ammirato quest’estate; timido e senza idee, ha chiuso con zero punti, ma soprattutto zero coraggio. E Butler non è un penetratore, e questo complica le cose.

In parole povere, non riusciamo a muovere le difese, e creare quindi le condizioni ideali per permettere ai nostri attaccanti di sfruttare difese fuori equilibrio, o ai nostri lunghi di beneficiare di scarichi che derivano dai raddoppi dei difensori.

E’ tutto così nefasto? No di certo. Perché ieri abbiamo tenuto a rimbalzo, e perché abbiamo tirato 27 liberi contro 8 di Treviso. Ma proprio questo è un altro aspetto negativo dell’atteggiamento bianconero in campo. Nonostante abbiamo caricato da subito di falli gli avversari, non abbiamo aggredito la difesa muovendo la palla, e questo ha facilitato il compito a Dixon e compagni.

SENZA CONTROPIEDE

Ed infine, per una squadra potenzialmente dinamica come la nostra, è inspiegabile non aver visto un solo contropiede in quattro gare; né una transizione degna di questo nome, una schiacciata, un canestro dopo 4 secondi di possesso. Ogni realizzazione della Eldo è frutto del talento dei singoli, o comunque di un’azione elaborata e sofferta, mentre ieri la Benetton in campo aperto ha segnato almeno dieci canestri.

Eppure, nonostante ciò, diamo spesso l’impressione di potercela giocare, almeno a tratti, contro squadre che sembrano più equilibrate della nostra. Anche se ieri in realtà l’unico quarto positivo della Eldo è stato frutto di una serie di canestri dalla distanza, più che di un gioco corale convincente.

Insomma, crescono di pari passo la consapevolezza delle potenzialità della Eldo, ma anche dei suoi difetti, strutturali o di atteggiamento, che finora ne hanno limitato il rendimento.

Preoccupano soprattutto l’approccio impalpabile di Foster e Butler, e l’incostanza di Slay, che però paga soprattutto problemi che derivano dalla front line della squadra di Frates. Ed in più, dopo la partenza di Tutt, non abbiamo un cambio nel ruolo di tre, e quindi quando esce Foster, dobbiamo per forza di cose giocare con tre piccoli, pagando spesso soprattutto in difesa questo squilibrio.

RIFLETTERE E LAVORARE

C’è tanto su cui riflettere e lavorare, ed il tempo comincia a giocare contro i piani della Juve, visto che domenica viene a trovarci una Scavolini in gran spolvero dopo la schiacciante vittoria contro Bologna, e poi ci aspetteranno due trasferte delicate contro avversarie dirette.

Si parte dalle certezze, che sono poche, e dalle potenzialità, che sono invece tante, per cercare di superare i problemi di questo inizio stagione. Ma occorre lavorare su due fronti: quello dell’atteggiamento, che in serie A deve essere aggressivo ed agonistico sempre e comunque; e quello tecnico, per capire se questa squadra può svoltare così com’è, oppure occorre cambiare qualche pedina in corso d’opera.