Eldo, la Juve era troppo brutta domenica sera contro la Ngc Cantù per essere vera

CASERTA – Era una partita tosta, e lo sapevamo: non sapevamo che lo scoglio Cantù sarebbe diventato, nel corso dei minuti, una montagna sempre più inaccessibile per i nostri giocatori, costretti da subito ad un inseguimento vano ed infruttuoso per tutti i quaranta minuti.

GLI OMAGGI

Si comincia con l’omaggio commovente a Nunzio Mari che non c’è più, e con la standing ovation per le 500 in A di Fabrizio Frates, che proprio a Cantù ha raccolto i suoi primi importanti successi.

L’INIZIO

La squadra di Dalmonte presenta Pinkney come vertice di un quintetto molto atletico ed aggressivo. Slay prova subito a convincere i suoi che può essere come e meglio del centro ex Biella che in estate ha rifiutato Caserta. Il suo primo movimento spalle a canestro è eccellente, e sono i primi due punti. Ma da quel momento sarà Pinkney ad imperversare, segnando 10 punti e costringendo Slay e Michelori a caricarsi di falli.

LA GABBIA

La gabbia predisposta da Dalmonte per contenere Diaz funziona alla grande, e Guillermo non riesce mai a trovare il canestro, ma dagli scarichi per gli esterni escono 4 bombe di un trasformato Butler. E finchè il play la mette dentro, la Eldo sembra camuffare le sue lacune, anche se in difesa i ragazzi di Frates fanno una fatica inaudita, perdendo sistematicamente gli uno contro uno avversari, che trovano il canestro con facilità disarmante.

I dolori nascono quando le percentuali da tre della Eldo si abbassano, e Cantù scappa via, per non essere più riavvicinata in una progressione inarrestabile. La NGC gioca un basket piacevole e ficcante, mostrando ottime individualità, e soprattutto una cattiveria non scalfita dalla brutta batosta contro Siena. Invece il giocattolo Eldo mostra ancora tutte le sue fragilità, dimostrando di non avere alternative di gioco se Diaz non inventa, con Foster ancora troppo fuori dagli schemi, e Butler troppo timido in impostazione.

E’ su questo che Frates dovrà lavorare in fretta, per portare la Eldo al livello delle singole individualità, che restano potenzialmente molto promettenti. Anche gli inserimenti di Di Bella e Martin non danno i frutti sperati, nonostante un buon inizio del play ex nazionale. E con Slay e Michelori in panchina a meditare, il gioco non ha sbocchi vicino al canestro, e la Eldo sbatte il muso contro gli anticipi della difesa canturina, vedendo scendere percentuali e fluidità di gioco.

LA FUGA CANTURINA

Nonostante il buon inizio, Butler si dimostra ancora poco aggressivo, limitandosi ad impostare il primo passaggio senza dare profondità all’attacco bianconero, e così facendo non toglie pressione a Diaz e Foster, costretti agli straordinari per potersi liberare in ricezione. Emblematiche le tre recuperate di Rich in anticipo su passaggi molli di Butler, che valgono altrettanti contropiede mortiferi di Cantù. Il risultato è un 15-25 del primo quarto, che diventa 31-44 all’intervallo.

La zona predisposta da Frates verso la fine del primo tempo non viene riproposta nella ripresa, ed al rientro sul campo un devastante 9-0 canturino spegne definitivamente ogni velleità di rimonta dei bianconeri. Dal 31-53 solo un miracolo potrebbe rimettere in gioco la Juve, ma i miracoli si chiamano così proprio perché non succedono quasi mai, e Cantù mantiene un vantaggio del tutto rassicurante per tutto il terzo quarto, nonostante Dalmonte si affidi a massicce rotazioni dei suoi, tenendo a riposo i positivissimi Tourè, Rich e Pinkney, senza risentirne troppo sui due lati del campo. Per la Eldo ci sono solo scossoni di uno Slay in crescita, mentre Di Bella si spegne, e Butler non trova più il canestro.

L’ILLUSIONE DELLA RIMONTA

L’unico vero momento di gloria casertano è ad inizio ultimo quarto, con una difesa finalmente aggressiva (la Eldo ha i mezzi per difendere duro) ed un Foster capace di 9 punti in poco tempo. Gli oltre 5000 del Palamaggiò si scaldano, e la Eldo con un 7-0 si porta al -12 (53-65) ma proprio Foster sbaglia le due bombe che avrebbero potuto portare al meno 9 e rimettere in corsa una Eldo trasformata. Ma l’immenso B.J. Elder, devastante per tutto il match, rimette le cose a posto, ed il lumicino bianconero si spegne definitivamente. Finisce con Cantù che passeggia fino al 62-86 finale, tra lo sconcerto del pubblico, che certo non si aspettava un esordio casalingo così traumatico, soprattutto dopo la quasi impresa di Roma.

L’ANALISI

Frates nel dopo partita fa fatica a trovare un punto di partenza per analizzare la sconfitta, in una partita in cui abbiamo perso “in tutte le voci statistiche”, dalla valutazione ai rimbalzi alle percentuali. Ma ci sono cose che non si spiegano coi numeri, e che si sommano alle negatività espresse dallo scout. E parliamo della poca aggressività mostrata in difesa, che ha permesso a Cantù di giocare attaccando il canestro con gli uno contro uno di Gaines, Elder e Rich.

In attacco invece non si è trovato l’antidoto alla gabbia predisposta su Diaz, con Cantù chiusa nella sua area, e Butler e Foster poco aggressivi nell’attaccare e togliere pressione al portoricano. Caserta non può permettersi di inventare gioco solo col Superman caraibico, e ha bisogno di aggredire l’area avversaria con maggior convinzione, perché i mezzi tecnici ci sono tutti, e mancano forse quelli mentali. La Eldo non è né questa squadra timida ed insicura vista contro Cantù, né forse la brillante matricola di Roma.

E’ una squadra ancora in cerca della propria fisionomia di gioco, che non può prescindere da un’aggressività mostrata a tratti in precampionato, e che dovrebbe essere un elemento fondamentale per una squadra giovane e dotata atleticamente come quella bianconera. C’è la sensazione che i ragazzi di Frates insistano fin troppo a svolgere un compitino disciplinato, perdendo così aggressività ed imprevedibilità, ed allo stesso tempo tendono a subire in difesa senza tirar fuori le unghie. E’ emblematico che in due partite non si è quasi mai vista una transizione od un contropiede, eppure questa dovrebbe essere un’opzione fondamentale nel gioco della Eldo.

GUARDARE AVANTI E REAGIRE

Adesso c’è Milano, ed è ancora più dura. C’è il rischio di cominciare il campionato ad handicap, perché dopo ci saranno Treviso, Pesaro e Teramo, ed occorre lavorare con tranquillità ed acquisire quella convinzione che manca ai ragazzi di Frates. Occorre pazienza e fiducia, ed una forza mentale che sarà messa a dura prova in questo inizio di campionato; la squadra è stata costruita bene, e ne restiamo convinti. Non bisognava esaltarsi dopo Roma, non bisogna deprimersi dopo Cantù; c’è ancora tanto da lavorare, e domenica avremo di fronte all’ora di pranzo due squadre ferite nell’orgoglio dopo due brutte sconfitte.

Milano parte ovviamente favorita, ma questo potrebbe giocare a vantaggio della Eldo, che non avendo molto da perdere potrà gettare via il grembiulino da alunno modello, e vestire i panni sporchi di piccola peste.