Eldo: le analisi del giorno dopo. Sensazioni in chiaroscuro per la squadra di Frates

CASERTA – La ferita è ancora fresca, ma ormai la sconfitta di Roma è già il passato, ed occorre ripartire da quanto di buono si è visto al PalaLottomatica.

E’ ovvio che a caldo, tra le sensazioni contrastanti, prevalgano rabbia e delusione; e Frates ha subito sottolineato che quello che conta sono i due punti, ed in un campionato così equilibrato bisognerà porre più attenzione ai piccoli episodi che decidono una partita.

Altrettanto ovvio che se la bomba allo scadere di Di Bella fosse entrata, o se fosse uscito quel tiro sbilenco di Jaaber, staremmo parlando di tutt’altra partita, con esaltazione ed euforia.

Usciamo dal tempio dell’Eur con la consapevolezza che la Eldo è in grado di competere a questi livelli, ma anche che l’esperienza (di squadra e dei singoli) ha un peso specifico enorme in certi frangenti.

E quindi non resta che voltar pagina e pensare da subito a Cantù, per l’esordio casalingo di stagione, contro un’avversaria ben più insidiosa di quanto abbia detto il campo alla prima.

Cosa portiamo a casa dopo i primi quaranta minuti di campionato? Una valigia piena di certezze, ma anche una borsa piena di dubbi e di nodi da sciogliere.

LE CERTEZZE

Il valore complessivo di squadra, a prescindere dalle prestazioni individuali; su questo eravamo pronti a giurare da tempo, ma era naturale aspettare la prova del campo prima di sbilanciarsi. La Eldo ha retto, quale che fosse il quintetto schierato, e non ha mai subìto parziali clamorosi, dando la sensazione che la squadra è tecnicamente matura per questo campionato. Altro importante segnale, la profondità della panchina che permette sia di variare gli assetti tattici in campo, sia di reggere fisicamente per tutto l’incontro, senza cali atletici o di tensione; un vero lusso per squadre di seconda fascia. Se a ciò aggiungiamo che c’è ancora la carta Martin da giocare, le prospettive diventano ancora più lusinghiere. I 39 punti prodotti dalla panchina bianconera (contro i 21 della Virtus Roma) sono un elemento da non sottovalutare.

 

I DUBBI

Occorre adesso lavorare sugli aspetti tattici ancora non convincenti, come il ruolo di Slay, ancora non ben definito tra esterno e centro, o il coinvolgimento di Foster, che ha bisogno di essere “acceso” dalla squadra, al contrario di Diaz, che è in grado di prendere il pallino in mano da solo. Va detto che il periodo di rodaggio per un gruppo così giovane sarà ancora lungo, come è stato tante volte detto dallo staff tecnico in questi mesi di preparazione.

Foster e Butler hanno pagato l’approccio al basket vero, e hanno bisogno di un periodo di ambientamento certamente più lungo, ma il loro valore tecnico è fuori discussione. Più evidente e cristallina la classe di Foster, mentre Butler ha un gioco meno appariscente ma non per questo meno incisivo; non può e non deve fuorviare il loro modesto rendimento all’esordio.

Leggermente diverso il discorso su Slay; l’ex Pesaro ha l’istinto evidente a giocare sul perimetro, ma così facendo tende ad intasare l’arco e a lasciare poche alternative di gioco nei pressi dell’area colorata. Non si può pretendere dal lungo casertano un gioco da pivot puro, spalle a canestro a fare a sportellate; ma siamo convinti che il suo raggio d’azione intorno all’area colorata, magari fronte a canestro, possa amplificare le sue eccellenti doti tecniche, e mettere in difficoltà le difese che lo affronteranno. Dai 4 metri Slay può far molto male, sia col tiro in sospensione che con il suo primo passo, ma su questo occorre ancora lavorare, sia sugli schemi che sull’aspetto mentale del giocatore.

E’ vero, non potremo pretendere che Diaz e Di Bella giochino sempre partite così devastanti, ma allo stesso modo si può tranquillamente prevedere che gli altri tre Usa messi insieme producano più dei 10 punti complessivi della partita di Roma.

Certo, la Lottomatica si è dimostrata meno devastante di quanto ci si aspettasse, ed i cambi di Repesa non sempre hanno convinto. Ma quando una squadra non gioca bene, spesso è per merito dell’avversario, e la Eldo vista ieri ha mostrato di poter tenere soprattutto in difesa, dove cominciano a funzionare aiuti, cambi difensivi, e pressione sul passaggio. Che poi si possa soffrire a rimbalzo, questo lo sappiamo, ma contro una squadra muscolare come Roma non ci sembra che i rimbalzi (seppur a sfavore) abbiano deciso la partita.

PANCHINA LUNGA

Quel che più salta agli occhi dopo i 40 minuti di Roma, è l’equilibrio con cui la squadra sembra sia stata costruita. Gestire una panchina di dieci uomini, che diventeranno undici con Martin, non è cosa semplice; ancora una volta Frates si è dimostrato abilissimo nella gestione, e la squadra non è mai parsa squilibrata pur avendo variato spesso quintetti ed assetto tattico. Va dato merito al tecnico, ed all’esperienza di Betti, aver costruito un roster che ad oggi appare competitivo, e che ha ancora ampi margini di crescita, a patto che si resti umili, uniti, e coi piedi per terra. Perché in questo campionato restano ancora 29 battaglie da affrontare, e ci vorranno tonnellate di pazienza, sudore e forza d’animo per raggiungere l’obiettivo della salvezza.