Caserta alle Olimpiadi, Clemente arrabbiato e contento

PECHINO – “Dedico questa medaglia d’argento a tutte le persone che soffrono in Cina, perchè qui ce ne sono tante. Credo che comunque le Olimpiadi contribuiranno a cambiare le cose”.

Smaltita la delusione per l’esito della finale dei pesi massimi del torneo di pugilato delle Olimpiadi, che l’aveva portato a piangere sul podio, l’azzurro Clemente Russo vuole fare una dedica speciale e, visto che i Giochi sono ormai alla fine, parla del problema dei diritti umani in Cina che sente particolarmente anche se su questo argomento aveva polemizzato con la ministro Giorgia Meloni, che aveva chiesto agli atleti italiani di non partecipare alla cerimonia d’apertura.

 

L’ABBRACCIO ALLA MELONI

“Se ci ricevono al Quirinale e c’è anche la Meloni, io l’abbraccio nonostante la polemica che abbiamo avuto. In fondo mi ha portato fortuna augurandomi di vincere una medaglia”.

Le altre due dediche per questo argento sono “a me stesso e ai ragazzi di Marcianise e della provincia di Caserta, affinchè seguano il mio esempio e non buttino via la vita in strada o entrando nella malavita. Mi aspettavo l’oro ed è un peccato che non sia arrivato – conclude Russo – perchè adesso sfumano tanti progetti per il mio futuro. Ma non posso dire di essere infelice, perchè sportivamente sarebbe una bestemmia: ho pur sempre vinto un argento alle Olimpiadi”.

“Sono arrabbiato, stavolta non vedete il Clemente allegro delle altre sere”. L’azzurro Russo voleva ad ogni costo l’oro olimpico dei pesi massimi, forse se lo sentiva già in tasca: il suo sogno è sfumato ed ora recrimina “su un paio di colpi che non mi sono stati assegnati nelle ultime fasi del match, mentre a lui ne hanno dato uno che al massimo era finito sulla spalla”.

Detto però che nè il ct Damiani nè il presidente federale Falcinelli (“Russo si è lasciato prendere dalla tensione”) recriminano sulla pulizia del risultato, Russo ammette: “Se potessi rifare l’incontro adotterei senz’altro una tattica diversa”.

RUSSO: VOLEVO L’ORO

La rabbia l’ha sfogata con il pianto sul podio, nelle interviste successive alla premiazione spiega: “Sono deluso perchè mi aspettavo l’oro, ma dire che sono profondamente infelice sarebbe una bestemmia sportiva: in fondo ho pur sempre vinto l’argento delle Olimpiadi”.

Che però gli lascia un altro rammarico: “Se avessi conquistato l’oro per me c’erano alcuni progetti interessanti, adesso è tutto sfumato”.

A 26 anni, non sa neppure se nel suo futuro ci sarà un’altra Olimpiade: “Londra è lontana, mancano quattro anni, chissà se ci sarò”.

Per il suo argento Russo ha comunque tre dediche da fare, e tiene a dirlo, al punto da alzare la voce e scandire bene le parole: “A me stesso, alla gente della Cina che soffre perchè qui ce n’è tanta, e ai ragazzi di Marcianise affinchè seguano il mio esempio e non buttino via la vita per strada. Vorrei che si parlasse della provincia di Caserta anche per cose pulite come il pugilato e non solo per fatti di malavita”.

In attesa di rientrare in Italia e prendersi una vacanza (“un pò al mare e un pò in montagna”), domani tornerà al Palazzo dei Lavoratori in veste di tifoso, per sostenere il compagno, amico e collega poliziotto Roberto Cammarelle, impegnato nella finale dei supermassimi contro il cinese Zhang.

“Non deve farsi toccare, altrimenti sapete tutti cosa succede – dice Russo -: se hanno assegnato colpi che non c’erano al mio avversario, figuratevi cosa può capitare con un cinese”.

Meno preoccupato, e consapevole del valore di Cammarelle, è il ct Francesco Damiani: “Il fattore campo può pesare. Ma Roberto deve andare sul ring e fare il suo lavoro: se combatte come in semifinale (quando ha ‘distruttò il britannico Price, ndr) non ci sono problemi: domani ci riprendiamo”.

LA GARA VISTA DA MARCIANISE

Non ci sono stati nè il carosello di auto nè lo sventolio di bandiere organizzati da alcuni giovanissimi tifosi. Ma, nonostante l’occasione perduta per conquistare l’oro olimpico da parte di Clemente Russo, sono state ugualmente stappate numerose bottiglie di spumante e consumati pasticcini davanti al bar California di Marcianise, Comune natio di Russo, dove un centinaio di concittadini del campione ha seguito la finale.

“Abbiamo accettato tutti con serenità e sportività il verdetto del ring”, hanno affermato il maestro Domenico Brillantino e la medaglia di bronzo di Los Angeles, Angelo Musone, che hanno insegnato al poliziotto a muovere i primi passi nel mondo del pugilato.

Brillantino e Musone hanno seguito su uno schermo all’esterno del bar l’incontro del loro allievo insieme con il parlamentare dell’Udc Domenico Zinzi, giovani pugili della palestra Excelsior Boxe e numerosi tifosi. Musone, al quale Clemente Russo avrebbe dedicato la conquista della medaglia d’oro, ha commentato con serenità il verdetto.

“Clemente è apparso molto contratto e non è riuscito a liberare i colpi, nonostante i richiami di Damiani. Aspettavamo l’oro ma la medaglia d’argento costituisce pur sempre un risultato di grabde prestigio”.

Anche se Clemente Russo non è riuscito a conquistare la medaglia d’oro, i suoi colleghi del Gruppo sportivo della Polizia lo attendono per festeggiare l’impresa compiuta dall’atleta di Marcianise. E proprio da questo comune del casertano, territorio a forte concentrazione di camorra, ma a anche vivaio di pugili, che nasce la storia di Clemente Russo, che oggi è un agente scelto della Polizia di Stato, particolarmente impegnata con le altre istituzioni in questa area. Lo stesso Capo della Polizia, Antonio Manganelli, ha tra l’altro voluto organizzare le celebrazioni del 156/o anniversario della Polizia di Stato proprio a Casal di Principe, nel territorio dei clan camorristici, ricordando nei suoi interventi la presenza dello Stato e soprattutto la costituzione di una Sezione distaccata della Squadra Mobile di Caserta, per rendere più incisiva l’azione di controllo e contrasto nella provincia.