CASERTA – Una città che pian piano si tinge di bianconero. Un venerdì all’apparenza normale, la gente che si incontra la bar per un caffè, si sfogliano i giornali. Da giorni ci sono scambi di sms per chi ha deciso di muoversi verso Jesi: “Partiamo?†“Trovati i biglietti?†“Quanti siamo in macchina?†“Roma-L’Aquila chiusa, passiamo da Pescara?†e via così. Il tam tam di notizie che arrivano dalle Marche, danno in realtà una disponibilità di tagliandi superiore ai 100 consegnati alla società , ed inoltre molti dei biglietti venduti a Jesi sono stati accaparrati da “emigranti†casertani. Insomma, la voce dell’Inferno Bianconero sarà ben udibile anche stasera, nella prima sfida match point di questa finale.
Non è un punto senza ritorno, Caserta ha il vantaggio di non essere “costretta†a vincere, ma nessuno ci sente da questo orecchio; l’imperativo è sferrare il colpo del ko, non dare possibilità alla Fileni di uscire dall’angolo, di riprendersi dall’uno-due mortifero che l’ha messa sulle ginocchia.
C’è una voglia incredibile di vincere ancora, di non prolungare oltre questa lunga e sfibrante maratona post season; c’è voglia di incontrarsi tutti ed abbracciarsi, ma mancano ancora 40 minuti di parquet e telecamere per sapere cosa scrivere domani.
Superfluo parlare di tattiche e di previsioni. Il canovaccio appare ormai chiaro, con Jesi che proverà a riavviare il cecchino Hoover, che in casa sua tenterà di nuovo di finalizzare gli attacchi preparati da Capobianco, e magari cercherà di provocare ancora gli avversari, in quella che ultimamente è la cosa che gli riesce meglio. Maggioli rinnoverà la sfida a Frosini, magari sperando in un aiuto degli uomini in grigio, misteriosamente tirati in causa dall’entourage Fileni dopo gara due.
Non parliamo mai degli arbitri, e crediamo che chi lo fa, spesso non ha argomenti migliori, quindi chiudiamo immediatamente il discorso.
Jesi va rispettata, perché è la finalista, perché ha orgoglio e gioca in casa; ma la Pepsi sa vincere, contro chiunque ed ovunque. Ed oggi c’è una motivazione in più per farlo; una motivazione lunga quindici anni e larga migliaia di persone; una motivazione comune che ognuno sa come personalizzare, da Caputo a Betti, da Frates ai giocatori, fino all’ultimo dei tifosi. Ognuno con i suoi ricordi, con le sue sofferenze da cancellare, con le sue speranze per il futuro.
Ascoltare il presidente o i giocatori in questi giorni di interviste sempre uguali, con risposte sempre uguali, è davvero strano. Un misto di tranquillità , prudenza, calma apparente, che non riescono però a nascondere totalmente il fuoco che cova dentro, che aspetta solo di poter uscire senza più alcuna forma di pudore o autocensura.
Caserta stasera potrebbe anche perdere, e non sarebbe né una vergogna, né un dramma. Ma Jesi dovrà mettere sul campo, e sulla bilancia, la stessa voglia di vincere che una città intera porterà al PalaTriccoli, e vedremo alla fine da che parte penderà questa bilancia.
