Pepsi, al via il conto alla rovescia per la Juve con la Fileni Jesi al Palamaggiò

CASERTA – E’ cominciato il conto alla rovescia per gara 1 delle finali playoffs di Legadue. E’ la finale più giusta, e forse la più prevedibile nonostante Jesi partisse dall’ultimo posto del ranking. Ci arrivano le due squadre più in forma, quelle dal roster più prestigioso, due squadre in grado di esprimere basket ad alto livello. Non sappiamo se l’importanza della posta in palio inciderà sullo spettacolo, e forse il nervosismo prevarrà sulla tecnica e le giocate da cinema; ma una finale è spettacolo in sé, per le vibrazioni sugli spalti e l’adrenalina in campo.

IL TESORO

Entrambe le squadre faranno tesoro delle sfide in regular season, e per motivi opposti: la Juve per non ripetere gli errori che sono costati due sconfitte cocenti, Jesi per provare con le stesse armi a rimettere in difficoltà i quintetti di Frates.

LA CHIAVE

La chiave delle sfide precedenti è stata la difesa asfissiante ed aggressiva degli uomini di Capobianco, capaci di togliere lucidità a Childress, e di conseguenza a tutto l’attacco casertano. Il professore dovrà essere abile a sfuggire alla morsa dei vari Rossini e Maestranzi, e la circolazione di palla sarà fondamentale per mettere in ritmo i tiratori bianconeri, capaci di percentuali dall’arco eccellenti in questi playoffs. Dall’altro lato, Frates proverà a tenere fuori partita Hoover, senza però togliere pressione dentro l’area, dove Maggioli sa e può far male.

PEPSI E FILENI

Concetti tattici semplici, ma complicati da eseguire, sia per la Pepsi che per la Fileni. Ma siamo certi che il peso delle panchine, in una serie playoffs così serrata, non può essere trascurato, ed è proprio la panchina l’arma in più dei casertani, capaci di ruotare giocatori senza perdere intensità né in attacco né in difesa; per Jesi invece è impensabile rinunciare ad un paio di uomini del quintetto senza perdere peso in attacco come in difesa. Ed allora il tempo può essere un fattore favorevole agli uomini di Frates, il quale avrà dalla sua una maggiore capacità di cambiare in corsa gli assetti tattici del match. Ma ovviamente è obbligatorio diffidare dei blu-arancio marchigiani, e non solo per i precedenti in stagione regolare.

DIAZ E HOOVER

Anche per la Pepsi, fermare contemporaneamente Maggioli ed Hoover, Moss e Maestranzi, non sarà impresa facile, nonostante Diaz e Brkic possano essere le armi in più da utilizzare; inoltre, con Ghiacci impegnato a lottare (e litigare?) con Moss, ci sarà superlavoro anche per Diaz, che dovrà aiutare Childress sia in difesa, sia in attacco per allentare la pressione che le guardie di Capobianco proveranno a montare sul professore. E resta il problema Maggioli; Frosini può limitarlo vicino a canestro, ma lo soffre appena il pivot si allontana per il tiro dai quattro metri; l’esatto contrario per Brkic, che può contrastarlo in altezza, ma non in stazza. Tutto sommato la cosa più semplice, ammesso che esistano cose semplici in una finale playoffs, sarà evitare che la palla arrivi con continuità ad hoover e Maggioli, e vedere poi che succede.

LA DIFESA

Il problema difesa per Capobianco è forse più complicato ancora, anche se in passato ha pagato la pressione su Childress, che toglieva lucidità e ritmo a tutta la squadra; ma adesso con un Diaz in più, questo compito diventa dannatamente più arduo, e se la Juve gioca in ritmo in attacco, son dolori per chiunque. Probabilmente proprio Guillermo Diaz può diventare il rebus più intricato per la fileni; Hoover non sembra avere il fisico per contenerlo, ed altre marcature sul portoricano innescherebbero una serie di miss-match favorevoli alla Pepsi, che per fortuna, di uomini capaci di far male ne ha tanti.

LE VARIABILI

Sono tante le variabili che possono far pendere la bilancia di questa sfida da un lato o dall’altra. Abbiamo la consapevolezza di avere molte più cartucce da sparare rispetto a Jesi, compresa quella di un pubblico da brividi, ma alla fine vincerà chi metterà più colpi a segno. E’ Jesi che deve rincorrere la Juve, e non viceversa; se scendiamo in campo con questa consapevolezza, e leggiamo negli occhi dei bianconeri la determinazione che abbiamo visto finora, siamo già a metà dell’opera.

Ma queste sono chiacchiere, ipotesi, idee, speranze; tutti noi non vediamo l’ora che sia il campo a parlare, anzi ad urlare “Forza Juve”.