LIBERATO è morto

Foto copertina RADIO LIBERATO

ROMA – Come ogni 9 maggio, ho ascoltato il nuovo album di Liberato. Se lo scorso anno con Liberato III l’artista era già apparso un po’ scarico, privo di quei colpi di genio che avevano caratterizzato la sua musica e la sua poetica, con RADIO LIBERATO possiamo dirlo senza giri di parole: Liberato è artisticamente morto. Poche idee e per di più confuse. L’album non evolve mai e non offre alcun motivo reale per essere riascoltato. Gran parte dei brani sono remix di canzoni del passato che non aggiungono nulla all’originale; al contrario, finiscono per depotenziarle, cancellando quella magia, quel mistero e quella sorta di sacralità che avevano reso Liberato un fenomeno unico. Oggi Liberato è un artista senza urgenza, pigro, svogliato, forse semplicemente arrivato alla fine di un ciclo creativo molto fertile. Per spiegare la sensazione che lascia questo disco, mi viene spontaneo un parallelo con il cinema: Liberato appare come Paolo Sorrentino in Parthenope. La stessa difficoltà ispirazionale. Lì un film piatto che non aveva molto da raccontare; qui un album piatto che non ha un reale motivo di esistere. Eppure proprio in questo smarrimento, Liberato continua a essere un perfetto sismografo del sentimento del tempo, perché viviamo un momento storico in cui l’arte sembra fare fatica a esistere davvero. E Liberato oggi ne è a pieno titolo un sintomo evidente.

Lascia un commento