CASERTA – Il 25 aprile alle 10.30 si terrà una grande manifestazione in Piazza Ruggiero a Caserta per celebrare la Liberazione, proposta come “momento vivo di memoria, partecipazione e impegno civile”.
L’iniziativa intende mettere al centro i valori della Liberazione e della Costituzione, anche attraverso la mostra “Heart of Gaza”, ospitata in una parte del Museo Diocesano di Caserta.
Sono trascorsi solo 80 anni da quando l’Italia ha concesso il voto alle donne e questa radicale trasformazione sociale è, nel bene e nel male, sotto gli occhi di tutti. E siccome la Memoria è femmina, come la Cultura e la Liberazione, trovo opportuno un piccolo approfondimento sui luoghi dell’evento, che si tiene in via Redentore, una delle strade più iconiche della città.
Qui opera “Profumo di Pane“, uno dei forni più noti e frequentati.
La strada prende il nome dalla Chiesa settecentesca del Divin Redentore, demolita parzialmente nel 1925 per realizzare proprio Piazza Ruggiero, caratterizzata dal Giardino di Pietra di Bruno Donzelli, artista napoletano, classe 1942, reso famoso da un’esposizione tenutasi alla Reggia di Caserta dal 19 febbraio al 12 marzo del 2000.
Nella seconda metà del Settecento l’area ospitava non il giardino di pietra contemporaneo ma quello verde del neoclassico Palazzo Castropignano, un tempo abitato da Zenobia Revertera, dama di Corte preferita da Maria Amalia di Sassonia. Il suo volto ci è noto da un ritratto, normalmente conservato al Museo Campano e oggi esposto alla Mostra delle Regine alla Reggia di Caserta.
Il Palazzo con giardino annesso fu demolito negli anni 60 del Novecento per costruire il moderno Comune di Caserta.
In epoca fascista, al centro del Giardino di Palazzo Castropignano, era possibile apprezzare il Monumento all’Agricoltura, distrutto nel 1949 forse proprio dalla furia devastatrice della cosiddetta Liberazione!
Il monumento era sormontato da una statua in bronzo, che oggi troviamo “maltrattata” nei pressi dei Giardini della Flora, progettati nel 1837 dall’architetto Gaetano de Lillo, contemporaneamente al Regio Archivio, collocato al pianterreno della Reggia di Caserta, proprio dove è tornato 2025.
Nell’impresa l’architetto de Lillo è aiutato dal botanico Giovanni Gussone, che trasforma la Flora in un elegante agrumeto con statue e fontane, recentemente restituito “episodicamente” alla pubblica fruizione.
La nostra donna di bronzo è una personificazione della Terra di Lavoro, provincia tra le più fertili del Regno borbonico, soppressa in epoca fascista e poi ripristinata, più o meno coincidente con l’Antica Campania Felix, la cui documentazione è oggi in gran parte di proprietà dell’Archivio di Stato di Caserta, che gestisce anche il Regio Archivio.
Quanto alla Cappella del Divin Redentore, essa fu costruita nel 1790 in luogo dell’antica Chiesa di San Sebastiano de Turre, distrutta da un incendio nel 1783. A quest’epoca risale certamente anche l’edicola posta all’angolo sinistro di Piazza Ruggiero e il dipinto dell’altare principale – una Madonna con Bambino e Santissimo Sacramento – realizzato nel 1792 da Gaspare Landi per devozione di Vincenzo Mosella.
Viene naturale associare al discorso anche la portantina del SS. Sacramento della Reggia di Caserta, ritenuta a lungo di Pio IX, e invece collocata nella Cappellina della Regina Maria Carolina per le processioni di rappresentanza.
La parrocchia del SS Redentore opera dal 1822, dopo la Restaurazione, al 1925, quando viene ridimensionata per ampliare la strada detta appunto “del Redentore”. A. Palmieri ricostruisce allora in stile neoromanico la facciata e il campanile, senza stravolgere l’interno neoclassico a croce latina.
Alla Cappella del SS Redentore si affianca la Cappella del SS. Rosario nella quale operano sia l’architetto regio Francesco Collecini sia il pittore di corte Domenico Mondo, ma l’architettura viene radicalmente trasformata nel 1972, perdendo preziose testimonianze storiche.
Nel 2011 la Diocesi di Caserta, con il contributo dei fedeli, avvia il recupero delle due cappelle (Rosario e Redentore) e ospita in questi spazi il Museo Diocesano, inaugurato dalla manifestazione “Scatti di vita. Opere di artisti contemporanei per celebrare la vita”, tenutasi dal 7 al 23 febbraio 2011.
Per l’occasione, nell’auspicio che il suo inserimento nel centro storico di Caserta potesse dare vita anche ad un flusso turistico non legato soltanto alla Reggia di Caserta, mons. Pietro Farina scrive: “La sezione museale, che ora viene aperta al pubblico, vuole essere lo scrigno di una gelosa custodia dell’antico e, nel contempo, luogo di incontro e di ascolto delle spinte culturali che animano il territorio“.
Il Museo Diocesano custodisce oggi più di 200 opere che vanno dal Trecento all’Ottocento, tra cui una splendida Immacolata di Onofrio Buccini, lo scultore borbonico autore del Monumento a Luigi Vanvitelli eretto nel 1879 nell’omonima piazza.
Dipinti, sculture, ex voto, arredi liturgici e paramenti sacri sono stati raccolti dal territorio della Diocesi, martoriata dal terremoto del 1980, e ricoverati in questo luogo per sottrarli all’incuria e restituirli alla memoria collettiva.
Si spazia dalle opere del Convento dei Cappuccini di Caserta, ritratto nel famoso quadro del pittore di Ferdinando IV Jacob Phillip Hackert, oggi conservato alla Reggia di Caserta, ai parametri sacri in seta di San Leucio, fino al ritratto di Benedetto XIII, ritoccato per rappresentare Pio IX dopo la proclamazione del Dogma dell’Immacolata Concezione (1856).
Ai lungimiranti esempi di chi ha offerto al territorio un’opportunità di riscatto in tempi precoci, va reso il dovuto merito, come avrebbe voluto Carlo di Borbone. Tra questi mi va di ringraziare Lidia Falcone, autrice di: Caserta. Guida alla città. La Reggia, il centro storico, San Leucio, Vaccheria, San Silvestro, Casertavecchia e altri casali, che nel 2021 ha pubblicato gran parte dei contenuti utilizzati per questo articolo.
Ma noi, si sa, siamo abituati ad ingraziarci gli ultimi arrivati.
