
MADDALONI (Caserta) – Nei prossimi mesi è prevista la divulgazione di uno studio di indagine storico biografico, sotto forma di “quaderno di musica maddalonese” a cura del Maestro Luigi Pascarella in rappresentanza dell’Associazione Culturale Musicale “I Borgia”, dal titolo “Intermezzo” dedicato alla figura del Maestro Giuseppe Renga (Maddaloni 1909 – Maddaloni 1980).
Questi, infatti, da allievo ed amico di famiglia ha una conoscenza approfondita e ricca di aneddotica ancorché di testimonianza vissuta della figura dell’illustre Maestro bandistico maddalonese.
La Figura del Maestro Giuseppe Renga[i] è a dir poco storica rispetto al ‘900 ed all’esperienza bandistica così da collocare nell’albo degli illustri, per questa disciplina, sicuramente con altre figure dal calibro del Maestro Antonio Grauso. Una esperienza la sua che in Città a Maddaloni[ii], così come fuori, passa dalla direzione della Banda a quella dell’Orchestra.
Uno studio completo ad oggi sulla storia della banda civica maddalonese di fatto non esiste, in effetti vi sono diversi contributi, oltre quelli citati nel presente articolo, utili ed offrono sufficienti fonti per poter approfondire il tema.
Quattro, a mio parere, possono essere le pubblicazioni da cui partire per avere una idea più calzante dell’esperienza bandistica a Maddaloni. In essere riscontriamo la realtà che ha preceduto ed ha interessato direttamente il Maestro Giuseppe Renga.
La prima pubblicazione[iii] contiene due articoli a firma del prof. Pietro Vuolo ed è del 1999. Il primo articolo ha per titolo “La Cultura maddalonese”[iv], qui troviamo uno spaccato della direzione bandistica antecedente al Maestro Renga (“… dei direttori Luigi Picillo, Gaetano Barbato e Antonio Grauso …”), mentre il secondo articolo ha per titolo “Vittorio Emanuele III a Maddaloni”[v].
Sempre a firma del prof. Vuolo è la seconda pubblicazione che si vuole citare, “Maddaloni nella storia di Terra di Lavoro” del 2005, dove è citato anche il Maestro Giuseppe Renga[vi] oltre che naturalmente il Maestro Antonio Grauso[vii]. Qui di sicuro interesse è la figura di Gaetano Barbati o Barbato[viii], e dei suoi successi[ix], che il 10 settembre 1922 si conceda dopo 41 di servizio dal comune per la direzione della banda e insegnamento nella scuola di musica ad essa, a quanto pare, collegata[x].
A seguire si cita l’opera del compianto Francesco d’Orologio “Aspetti della Vita Amministrativa di Maddaloni Tratti dalle Delibere Comunali dal 1900 al 1950”, Maddaloni 2007. In questa di rilievo è il capitolo nono “Vigili urbani, Guardie campestri e Banda musicale”[xi] ed ancora il Regolamento provvisorio per la Banda musicale (Approvato il 13 maggio 1899)[xii], e quindi il .Regolamento per la scuola musicale di Maddaloni e banda annessa (Approvato il 28 giugno 1915)[xiii].
Circa le vicende storiche della banda[xiv] lo stesso ci ricorda dei Consigli comunali del 30 luglio 1900[xv], del 5 gennaio 1901[xvi], del 20 settembre 1901[xvii], del 5 dicembre 1914[xviii] ed ancora degli atti podestarili come quello del 12 dicembre 1932[xix].
Ed ultima, non per importanza, ci ritroviamo la quarta pubblicazione che intendo segnalare, sempre a firma di Vuolo: “Momenti di Vita e di pensiero nella Memoria Storica e nelle testimonianze a Maddaloni e nel Giordano Bruno” del 2012. Qui ritorneranno i riferimenti a Barbati[xx] ed Antonio Grauso[xxi].
Al di là, però, di quella che è stata l’evoluzione della banda civica maddalonese nell’ottocento e nella prima metà del novecento indubbiamente la seconda metà dello stesso secolo è caratterizzata dalla figura del Maestro Giuseppe Renga. E tra i suoi conoscitori il più autorevole è il Maestro Luigi Pascarella.
Ed è proprio questa ricchezza testimoniale che ci ha spinto nei giorni scorsi, al fine di offrire qualche anticipazione per i nostri lettori, ad incontrarlo. Al Maestro Luigi Pascarella, dunque, abbiamo posto alcune domande sulla figura del musicista maddalonese Maestro Giuseppe Renga.
D: Quando e da chi nasce Giuseppe Renga?
R: Giuseppe Renga è nato a Maddaloni il 19 febbraio 1909 da Antonio Renga e Caterina Russo.
D: Quale era l’origine sociale del contesto familiare?
R: Parliamo di un nucleo dignitoso e nella fattispecie tipico di un artigiano di inizio secolo. Infatti, il padre Antonio era “Siggerellaro”, ovvero svolgeva un’attività artigianale, in quel periodo e non solo, molto praticata a Maddaloni ed aveva la bottega presso la propria abitazione di Via Montano.
D: Come vive Giuseppe questo contesto familiare lavorativo e qual è il suo atteggiamento?
R: Il piccolo “Peppino”, così veniva chiamato, tra un compito e l’altro di scuola (ha frequentato la Scuola Elementare “Luigi Settembrini”), frequentava la bottega del papà che lo voleva avviare in questa attività tradizionale. In effetti, dovendola dire tutta, “Peppino” prestava poca attenzione alla costruzione delle sedie, ma spesso si faceva sorprendere dal padre con un piolo di sedia in bocca che usava a mo’ di clarinetto, oppure come bacchetta per dirigere un’orchestra fantastica.
D: Quindi ci troviamo davanti ad una passione innata?
R: Ebbene si! Il papà capì che la passione per la musica era una cosa innata nel figlio e lo affidò alle cure di una vicina che a livello amatoriale suonava il mandolino.
D: Perché questo strumento e questo tipo di approccio alla musica?
R: Siamo ad inizio secolo, certamente gli elettrodomestici funzionali all’ascolto della musica non ci sono e questa nobile arte si diffonde attraverso le piccole orchestre in feste di piazza o in case nobiliari, nelle festività religiose in chiesa ma soprattutto con la Banda comunale che offre alla città il suo repertorio, in molteplici occasioni. E qui, per le strade, che vedendo la Banda e gli strumenti dei musicanti che nasce il desiderio di imitare questi con i loro strumenti. Qui un gioco diventa passione. Una passione che può diventare professione e questo il padre, pur avendo scelto e conducendo una esperienza professionale diversa, lo sa.
D: Quindi il padre investe sul figlio?
R: Certo, ci troviamo davanti comunque ad un artigiano che deve essere stato di larghe vedute e che ha voluto, potendoselo permettere, assecondare la richiesta del figlio.
D: Sappiamo come va questa esperienza formativa?
R: Certamente, sappiamo che “Peppino” porta frutti tanto è vero che dopo poco tempo, l’improvvisata insegnante intuì le potenzialità del bambino e disse al padre: «Mast’Anto’, vedite addo’ l’aite manna’ a sturia’ pecche’ nun e’ cchiu’ cosa mia». L’allievo aveva superato il maestro.
D: E, quindi, che accadde?
R: “Peppino” continuò gli studi scolastici ed in contemporanea all’età di circa dieci anni incominciò a seguire seriamente gli studi musicali sotto la guida di bravissimi insegnanti tra cui il non dimenticato Maestro Antonio Grauso, che lo avviarono allo studio del Clarinetto.
D: Sappiamo di suoi impegni bandistici?
R: Sicuramente avrà esordito al seguito dei suoi Maestri e dello stesso Grauso in qualche Banda e/o manifestazione cittadina, certo è che però 1 marzo 1929 si arruolò nella Polizia di Stato facendo parte della formazione musicale allora detta “Banda della Scientifica”[xxii].
D: Dove svolgeva questa su attività musicale ed in che occasioni?
R: La Banda aveva principalmente sede in Caserta, anche se non mancavano missione fuori il capoluogo. E quindi, va detto ch, durante gli anni passati a Caserta, “Peppino” prese parte a diversi “Concertoni”, che consistevano nella esecuzione di musiche dove gli elementi di diverse bande suonavano insieme, dando luogo ad una colossale formazione composta da diverse centinaia di esecutori.

D: Abbiamo ricordi di queste occasioni?
R: “Peppino” prima ancora che un grande musicista era una persona umile a cui piaceva stare in compagnia, con la giusta moderazione, e se proprio di ricordi, anche fotografici, dobbiamo riferire è giusto farlo in questa vena. Bisogna, sapere, infatti, che spesso queste manifestazioni di cui rima si concludevano con feste e tavolate a cui il nostro “Peppino” partecipava attivamente. Ed a tal proposito vi è una foto in cui lo vediamo col bicchiere alzato a brindare con i colleghi musicanti.
D: Una curiosità, oramai il Maestro Renga, “Peppino” insomma, ha i suoi bei vent’anni, ci sono storie sentimentali o si paventa qualche “accasamento”?
R: “Peppino” conosce Grazia Montano (Maddaloni 2 aprile 1908 – Maddaloni 26 giugno 1999) e con lei decide di formare una famiglia il 22 novembre 1932 nella chiesa San Martino di Maddaloni. Va aggiunto che dalla loro unione nasceranno a Maddaloni Antonio, detto Tonino (4 settembre 1933), Vincenzo (7 luglio 1935 – 8 maggio 2013), Caterina ( 31 luglio 1937), Maria (12 settembre 1940) e Melina (21 settembre 1947).

D: Quindi si sposa e la moglie lo raggiunge a Caserta?
R: No, l’opposto. Dopo il matrimonio nel 1932 con Grazia Montano, si congedò dalla Polizia e incominciò la libera professione di clarinetto concertista nelle migliori bande di “giro” del periodo tra cui Lanciano (CH) e Presicce (LE).
D: Per chi scrive per e per i lettori: che cosa sono le bande di “giro”?
R: La Banda di “giro” è una formazione composta da strumenti a fiato e percussioni che in Italia meridionale hanno avuto una importanza basilare nella diffusione della musica e nella economia dei musicanti.

D. Come si articolava la loro attività?
R: Dopo un periodo di prove che durava anche qualche mese, il lunedì in Albis si usciva per la “prima” e fino agli inizi di ottobre si girava ininterrottamente per i vari paesini della Campania e delle regioni limitrofe.
D: E con che mezzi si rincasava ogni giorno? Sembra piuttosto faticosa l’opera?
R: Lo era si ma non vi era il rincaso. Infatti, per tutto questo periodo non si rientrava mai a casa, tranne quando si suonava in un paesino vicino e gli spostamenti avvenivano con carrette.

D: In che cosa consisteva l’esibizione di queste bandi di “giro”?
R: Durante le loro esibizioni venivano eseguiti brani sinfonici e arie da opere rendendo, come ho anticipato, un servizio utilissimo nella diffusione della musica che veniva portata in ogni paesino, in ogni contrada[xxiii].
D: Come erano formate?
R. Nella banda vi erano i primi strumenti, cioè i cosiddetti solisti: il flicornino (la prima donna), il flicorno tenore (la prima voce maschile), il Flicorno Baritono o Bombardino (una voce maschile grave), il clarinetto solista (l’equivalente del primo Violino). Essi erano considerati dei veri e propri artisti e venivano contesi dalle primarie bande che volevano fregiarsi dei nomi più importanti.
D: A questo punto mi viene una curiosità e di conseguenza chiedo all’esperto prof. Maestro Luigi Pascarella, senza voler fare campanilismo, Maddaloni come si pone rispetto alla proposta di questo tipo di musicanti ed artisti?
R: Maddaloni ha dato i natali a molti di loro tra i quali spiccano il flicornino Michele Murante, detto “il lupo”, compagno di tante avventure con Luigi Pascarella, clarinetto solista, entrambi hanno operato prima degli anni ’50. Da menzionare è anche Antonio Pascarella, clarinetto solista delle rinomate bande di Acquaviva delle Fonti (BA), Gioia del Colle (BA), Sturno (AV) e tante altri negli anni ’50 ed inizio ’60. Certamente sono da ricordare: Peppe Murante (Sassofono), Michele Murante (Tromba), Salvatore Murante (Percussionista), Giacomo Silvestro (Trombone Basso), Salvatore Silvestro (Clarinetto), Antonio d’Angelo (Tromba basso), Pasquale d’Angelo (Trombone), Domenico Senneca (Clarinetto) Mario Ceci (Flicorno Contralto) e tanti altri musicanti che hanno portato alto il nome della musica maddalonese.

D: E vi erano rapporti tra questi ed il Maestro Giuseppe Renga?
R: Certamente, tutti questi negli anni hanno avuto rapporti di collaborazione con il nostro “Peppino” ed insieme hanno dato vita alla crescita culturale della nostra città di Maddaloni e regalato intense emozioni nelle varie occasioni in cui erano chiamati ad esibirsi: processioni, funerali, festini di matrimonio, ecc.
D: Da quelle che si capisce quella del Musicante non è una attività di 12 mesi dell’anno e con una entrata certa, come la affronta questa cosa il Maestro Renga?
R: Infatti, il “Musicante” era, come già detto, un’attività stagionale estiva per cui durante l’inverno, soprattutto negli anni burrascosi della II guerra mondiale e del periodo successivo, doveva inventarsi altre attività per poter mandare avanti i figli. Abbiamo anticipato come nel mentre la famiglia Renga si era ingrandita, infatti, era nato il primogenito Tonino nel ’33, Vincenzo nel ’35, Caterina nel ’37, Maria nel ’40 e l’ultima, Melina nel ’47. E, quindi, “Peppino” durante l’inverno commerciava suole per scarpe, produceva inchiostro e faceva tante piccole cose per sbarcare il lunario.
D: E la musica?
R: Quella c’era sempre, infatti, organizzava e partecipava a festini di nozze che avevano luogo nei cortili dei palazzi e delle masserie. A queste feste non mancavano dolci e panini che venivano consumati in abbondanza sul luogo e finivano anche negli astucci degli strumenti e nel “Chitarrone” per portarli a casa e mangiarli con la famiglia.
D: Ci sono altri impieghi in questo periodo?
R: Si, negli anni del cinema muto aveva partecipato ai commenti sonori di tante proiezioni nel cinema “Esperia” che si trovava in Via G. Marconi dove poi ci sarebbe stata la Palestra della Squadra di Basket della Libertas.
Dopo la guerra, col complesso di musica leggera si era esibito nel Caffè degli Aranci, , che si trovava dove ora c’è la Pizzeria nel vicolo di fronte al dismesso cinema Alambra, alle spalle dell’ex pretura oggi comando vigili sul corso cittadino I° Ottobre, dando vita a bellissime serate danzanti.
Va detto ancora che, tra le sue tante attività fece il Bidello nel Convitto Nazionale Statale “Giordano Bruno”, chiamato dal Preside Rettore Gaspare Caliendo, ma dopo pochissimo tempo dovette smettere perché dichiarato inadatto a questa attività e passò in segreteria con compiti di scritturale. Siamo negli anni legati alle vicende del secondo conflitto bellico mondiale.
D: Che accadde successivamente, dopo questo periodo insomma?
R: Quando passarono gli anni del dopoguerra le cose cominciarono ad andare un poco meglio per tutti ed il Maestro Renga cominciò anche una fiorente attività di compositore e di insegnamento che lo imposero all’attenzione di tutti i concittadini e degli addetti ai lavori dell’Italia Meridionale.
D: Ci può dare qualche riferimento più specifico a riguardo?
R: Certo, molte composizioni riguardano canzoni che parteciparono a manifestazioni, tra cui la “Piedigrotta maddalonese”, la cui prima edizione (1928) ebbe luogo, da quanto ho avuto modo di apprendere, nel Palazzo “Rocco” di Via Trivio.
A questi spettacoli oltre che presentare canzoni di propria composizione, preparò moltissimi artisti che riscossero anche un notevole successo.

D: Qual’era la natura delle sue opere?
R: I testi di queste canzoni rappresentano uno spaccato della nostra storia post-bellica dalla quale emergono anche fatti eclatanti: Il sacco del quartiere (‘A ‘rrobbe do’ quartiere), inaugurazione della strada che porta al Santuario di S. Michele sulla collina (‘A festa da montagna).
D: Ci sono curiosità di questi anni?
R: Due sono le cose che mi sovvengono.
D: Ci dica la prima?
R: In effetti, va detto che agli inizi degli anni ’50 rilevò un’attività commerciale di Bar in Via Nino Bixio, detto appunto “Bar Bixio”, che venne gestito dalla moglie, che diventò un punto di ritrovo e di riferimento per tutti i musicisti e musicanti di Maddaloni.
D: La seconda?
R: Ebbene, va detto che la vita stressata degli anni precedenti, i raffreddamenti continui e le bronchiti non curate bene, gli avevano procurato un’asma bronchiale che si trasformò successivamente in enfisema polmonare e cominciò a provocargli problemi quando suonava il Clarinetto.
D: Come visse questa cosa?
R: Per certi aspetti la accettò come fatto provvidenziale in quanto, stante lo stato di salute era maggiormente predisposto alla direzione piuttosto che alla esibizione come strumentista e quindi, quando nel 1950 gli capitò la possibilità di dirigere come Maestro la Banda di “Riardo”( di cui ne è testimonianza una Cartolina), accettò con piacere.
D: Quindi lo troviamo da qui Direttore di Banda?
R: Inizia qui una lunga carriere di Direttore di Banda, Infatti, già nel 1954 è a “Gioia Sannitica”, mentre nel 1958 è Maestro Direttore del Gran Concerto Musicale “Città di Sora”. Ed ancora sappiamo che dal 1961 al 1967 dirige il concerto Lirico – Sinfonico di “Macerata Campania”, e sappiamo per certo anche il 1972, mentre dal 1973 al 1975 è a “Casale di Carinola”.


D: Tutto ciò alla luce della sua formazione ed esperienza sul campo, dunque?
R: Non solo, il Maestro Giuseppe Renga nel 1951, presso il Conservatorio di Musica “San Pietro a Maiella” di Napoli aveva conseguito la Licenza di Solfeggio (Ramo strumentale Banda), come appare dai documenti, mentre il 15 dicembre 1955 il Ministero della Pubblica Istruzione gli conferisce “L’idoneità all’esercizio della professione di Maestro Direttore di Banda”. Questo titolo, in tarda età, gli permise di ottenere l’insegnamento di Educazione Musicale nelle Scuole medie. Volendo sintetizzare il suo curriculum scolastico va detto che dal 1962 al 1973 sarà insegnante di Orientamento Musicale a tipo bandistico nel Villaggio dei Ragazzi di Maddaloni; per l’anno scolastico 1970/71 insegnerà educazione Musicale a Baia e Latina sez. staccate di Castello d’Alife e Rocca Romana; nell’anno scolastico 1971/72 sarà a San Felice a Cancello, ed ancora negli anni scolastico 1972/73 e 1973/74 sarà a Valle di Maddaloni.

D: A livello personale, sociale che tipo era il Maestro Giuseppe Renga?
R: Dal punto di vista sociale aveva una sua posizione politica. Infatti, anche se mostrava un carattere molto tranquillo, addirittura mansueto, era molto convinto delle proprie idee che lo portarono ad essere tesserato del Partito Comunista Italiano fin dal 1921 e la militanza lo portò a riscuotere il giusto consenso cittadino che gli consentì di entrare nel Consiglio Comunale di Maddaloni il 25 maggio 1952.
D: La sua adesione politica gli comportò una visione di parte del vissuto sociale e cittadino ancorché culturale e politico?
R: No, l’opposto. Proprio perché personale culturalmente elevata, vicina e sensibile alla società ed ai bisogni della comunità era aperto e disponibile alla valorizzazione piuttosto che arroccato alla critica. Era persona d’altri tempi, non solo Lui. Lui faceva parte di quel periodo in cui il Politico era per la comunità e non viceversa. Del resto era normale essere amico di rappresentanti di altre componenti politiche ed amministrative.

D: Ebbe rapporti con don Salvatore d’Angelo?
R: Certamente. All’inizio degli anni ’50 viene chiamato proprio da don Salvatore d’Angelo ad organizzare un complesso bandistico nel Villaggio dei Ragazzi. Per questa banda il Maestro Renga compose una marcia militare “Omaggio al Villaggio dei Ragazzi” che per tanti anni è stata la sigla di apertura e di chiusura di ogni manifestazione.
Diresse la Banda del Villaggio dei Ragazzi fino al 1966 allorquando gli subentrò il Maestro Vincenzo Benincasa fino al 1969 allorquando subentrò il Maestro Stefano D’Angelo fino al 1983 e quindi il Maestro Salvatore Silvestro fino 2000 ed altri dopo.

D: La Banda del Villaggio quindi sostituisce la Banda della Città di Maddaloni?
R: Direi di no! Di fatto sono state complementari. Il Villaggio dei Ragazzi vedeva nella banda per lo più i suoi studenti interni della scuola elementare e della scuola media, che finito questo ciclo di studio per lo più tornavano nei comuni di residenza e lascavano la banda. Magari proseguivano anche l’esperienza bandistica ma non in quella del Villaggio. Se erano maddalonesi sicuramente in quella cittadina che dopo il Maestro Giuseppe Renga ha visto alla guida il Maestro Salvatore Silvestro. Nel mentre va detto che con l’avvento del Maestro D’Angelo la banda del Villaggio dei Ragazzi accoglie anche gli esterni al Villaggio ed in grandi occasioni, una tra tutte l’insediamento di mons. Vito Roberti a Vescovo di Caserta, ed altri eventi importanti anche fuori sede, si serve anche dei musicanti della banda cittadina. Ed è questa collaborazione tra la banda cittadina e quella del Villaggio, e quindi tra Silvestro e D’Angelo, farà si che ad un certo punto le due diventino una in quella del Villaggio con il duo D’Angelo-Silvestro, dove poi resterà solo Silvestro come detto precedentemente.
D: Che legame ebbe con il sacerdote?
R: Con don Salvatore d’Angelo, anche se contrapposto politicamente, ebbe un legame molto intenso nato già anni addietro negli incontri domenicali in casa Rescigno, Vincenzo Rescigno[xxiv], nelle serate dedicate all’ascolto di musica classica e leggera.

D: Di questi anni ha qualche ricordo o curiosità?
R: Si, in effetti va detto che fu naturista e appassionato di erboristeria e curava i suoi mali con le erbe. Famosissime furono le sue sigarette di “Stramonio” che appestavano con il loro odore all’inizio sgradevole, ma a lungo andare divennero anche piacevoli e annunciavano il suo arrivo.
D: Curiosità più propriamente musicali?
R: In effetti, va detto che il Maestro Giuseppe Renga ha influito certamente moltissimo nella formazione musicale di tanti allievi, molti dei quali hanno ottenuto successi ed intrapreso questa attività a livello professionale.
Tra i tanti ricordiamo:
- Antonio Renga, il primogenito, che dopo l’approccio musicale col Clarinetto, si è Diplomato in Pianoforte, docente di Ed. Musicale, Direttore dell’Orchestra “I musici di Galatia” e uno tra i più stimati e meritevoli insegnanti di Pianoforte della nostra città;
- Vincenzo Renga, il secondogenito, Diplomato in Clarinetto, Solista di Banda negli anni ’50, insegnante prima di Ed. musicale in Italia e poi di Clarinetto in un Liceo musicale olandese dove tuttora vive ed opera;
- Luigi Pascarella (Diplomato in Clarinetto)
- Vincenzo Pascarella (Diplomato in Clarinetto)
- Luigi Ceci (Diplomato in Flauto)
- Raffaele Carluccio (Diplomato in Clarinetto, 1. Clarinetto nella Banda dell’Esercito)
- Antonio Carluccio (Diplomato in Clarinetto, 1. Piccolo Mi b nella Banda dell’Esercito)
- Pasquale Posillipo (Diplomato in Clarinetto)
- Carmine Crisci (Diplomato in Clarinetto)
- Antonio Crisci (Valido trombettista)
- Franco Lettieri (Diplomato in Tromba)
- Salvatore Silvestro (Clarinettista e Direttore della Banda di Maddaloni e del Villaggio dei Ragazzi)
- Giacomo Silvestro (Valido Trombettista)
- Domenico Fiorinelli (Diplomato in Clarinetto)
E tanti altri.

D: Quale era la tipicità della sua azione educativa formativa, direttiva?
R: Tutti quanti noi lo ricordiamo con affetto, con quel suo “non parlare” estrinsecato nella Marcia Sinfonica “Lasciate che parlino” con il quale diceva molto più di tante parole e soprattutto insegnavano moltissimo.
D: Quando nasce al Cielo il Maestro Giuseppe Renga?
R: Un lunedì come tanti, lunedì 7 aprile 1980, il Maestro Giuseppe Renga morì serenamente come aveva vissuto.
La sua dipartita passò quasi in modo inosservato, senza tanti clamori, ma certamente il suo insegnamento, il suo esempio e la sua opera sono rimasti scolpiti nei cuori di quanti lo conobbero e hanno il dovere di tramandarli alle future generazioni maddalonesi.
D: Qual è l’eredità artistica che lascia?
R: Le sue composizioni saranno di tipo Religioso, Marcie Sinfoniche, Marcie Militari, Marce funebri e Canzoni. Attualmente sto conducendo un studio volto alla pubblicazione del suo testamento, della sua eredità artistico musicale da lasciare alla consultazione e studio dei posteri presso la locale Biblioteca Comunale con tanto di spartiti.
D: Volendo offrire una visione più dettagliata delle opere suddivise per categorie come appena indicato, potrebbe offrirci un contributo dei titoli delle maggiori composizioni?
R: Certamente ecco una proposta di lettura delle composizioni sotto forma schematica:
Religiose: Intermezzo (Aria religiosa);
Marcie Sinfoniche: Sincerità, Lasciate che parlino;
Marcie Militari: Melina (1947), Omaggio al Villaggio dei Ragazzi, Santa Cecilia;
Marce funebri: Versoi Cipressi.
Sulle canzoni va fatto un ragionamento a parte.
D: Bene, se le è gradito ci faccia questa specifica?
R: Vanno ricordate la canzoni “E’ Comm’o ramo” e “n’albero” su testo di Pasquale De Florio classificatasi seconda alla Piedigrotta casertana del 1956. Sempre canzoni su testo di Pasquale De Florio che hanno partecipato alle Piedigrotte maddalonesi degli anni 40’ come: “Canto dei prigionieri”, “Stornelli d’attualità”, “Canzona e primmavera”, “Povera pupata”, “O miereco d’e pazze, “Lacreme”, “O cunto d’a nonna”(monologo con commento musicale), “Serenata ‘ntussecosa”, “Passa una donna”, “Geppino lo scocciante”, “A rrobba d’o quartiere” (composta per il sacco del Magazzino Militare di Via Roma appena lasciato dai tedeschi in rotta).
Altro ragionamento va fatto per la canzone “A festa d’a muntagna” con la quale il 9 agosto 1956 vinse il primo premio per la festa sull’Eremo di San Michele, sulla montagna maddalonese. Questa canzone fu eseguita dall’Orchestra Azzurra e cantata da Domenico Desiato: al sax Domenico Senneca, al piano Antonio Renga, alla chitarra-basso Ferdinando Gentile.
Tra le altre cose il Maestro Giuseppe Renga compose, inoltre, ballabili (Valzer, polke, Mazurche) per clarinetto che, solitamente, venivano eseguiti durante i festini di matrimoni nei cortili sempre dall’orchestra Azzurra.
Oggi, il Maestro Luigi Pascarella con l’esperienza della Banda Sinfonica della Città di Maddaloni, nata su sua iniziativa nel dicembre 2013, cerca di portare avanti, e lo fa piuttosto egregiamente, la tradizione musicale che in Maestri con Antonio Grauso[xxv] e Giuseppe Renga ha avuto indubbiamente i massimi esponenti di una storia bandistica cittadina, provincia
[i] Fu con il Cav. Salvatore Croce, responsabile dell’eremo di San Michele sulla montagna omonima maddalonese, promotore del primo, a quanto sembra, unico Festival della Canzone Maddalonese sul monte medesimo agli inizi della seconda metà degli anni ’50, forse 1956. Cfr. Michele Schioppa, Aniello ed Antonio Barchetta e la Basilica pontificia Minore del Corpus Domini, Maddaloni 2003, pag. 9.
[ii] Qui con altri fu promotore dell’Orchestra Azzurra o Azzurrina, i ricordi dei testimoni sono discordanti a riguardo. Cfr. Michele Schioppa, Aniello Barchetta, note biografiche sul violinista compositore, Maddaloni 2001, pagg. 19-20, 28.
[iii] AA.VV., Storie Minime maddalonesi, in Quaderno 2 a cura dell’Associazione Culturale “Orizzonti”, Maddaloni 1999.
[iv] L’Articolo lo troviamo alle pagine 51-54 ed è estratto dal numero di Orizzonti novembre dicembre del 1996. In esso, tra le altre cose leggiamo “La musica ed il canto riscuotono tuttora, a Maddaloni, vivo interesse, sebbene l’originario carattere religioso delle manifestazioni sia andato parzialmente perduto. Se, infatti, in un famoso documento del 1113, delle 133 chiese della Diocesi di Caserta, un gran numero si trovava proprio a Maddaloni, in quel lontano medioevo, canti salmodici e rintocchi di campane regolavano diffusamente la vita comunitaria e accompagnavano i singoli individui, dal battesimo alla sepoltura, in ogni manifestazione. Allora il canto corale aveva un valore sociale e il suonar le campane equivaleva, per la comunità, al privilegio della voce angelica contro il male satanico. Particolari tributi erano dovuti: venivano offerti alla Chiesa la cera, l’olio, il pane e tutti i prodotti agricoli, soprattutto il vino: l’elemento sanguigno del Cattolicesimo, quest’ultimo, che, in quel particolare simbolo, era chiamato “alasclassale”. ove s’intende, dalla parola latina “classicum”, ciò che è dovuto per il segnale e per lo squillo della campana. E le funzioni religiose, nel corso dei secoli, hanno conservato, nelle litanie e nel suono dell’organo, questa tale eredità che il mondo profano delle tradizioni pagane ha, invece, trasmesso nelle canzonette e nelle musiche bandistiche. Non a caso, proprio qui, nel 1929, si svolse, per la seconda volta, la manifestazione della piedigrotta maddalonese, per iniziativa di un gruppo di cultori: Franco Balsamo. Antonio Grauso, Antonio Barbato, e tra gli altri, Michele delle Cave, Vincenzo lacobelli, Salvatore Pomponio che facevano recapito al numero 1 di via Bixio, domicilio di Alberto Marzaioli, il più noto mandolino della regione. E non a caso ancora, nel secolo scorso e ai primi del Novecento, la banda musicale del Municipio riscuoteva plausi e riconoscimenti lusinghieri, sotto le bacchette dei direttori Luigi Picillo, Gaetano Barbato e Antonio Grauso. Tuttavia anche oggi la banda musicale del “Villaggio dei ragazzi” tiene alta la tradizione ed i “Musici di Calatia”, animati dal maestro Antonio Renga, spesso allietano gli incontri culturali che si svolgono in città. Talvolta si è esibita, a Maddaloni, anche l’orchestra della provincia di Caserta, diretta dal maestro Luigi Ceci”.
[v] L’articolo lo troviamo alle pagine 74-76 ed è estratto dal numero di Orizzonti dell’aprile 1999. In esso, riprendendo una cronaca, in certi punti malinconica della visita del monarca a Maddaloni del 1935 riferisce: “Come in una belle époque paesana a scoppio ritardato e fuori tempo, nella piazza cittadina si esibiva per consuetudine la banda civica sotto la bacchetta del maestro Antonio Grauso e nel bar di Alberto Di Vico si festeggiava la grandezza della Patria al suono di brindisi con la vérmutte della rinomata ditta omonima”.
[vi] La citazione è a pagina 235.
[vii] Lo troviamo in qualità di giovane musicista per un omaggio al Sindaco Alfonso Raffone, pag. 196, e come organizzatore di una banda musicale civica in occasione della caduta in Libia di Carlo Scalera il 26 ottobre 1938. E qui continuando: “Il 13 aprile 1939, in solenne esecuzione, lo stesso maestro Grauso aveva presentato pubblicamente le marce sinfoniche “Riconoscenza” e “L’africanina a Roma” che aveva composto nel novembre dell’anno precedente”. E alle pagine 234-235: “Il 29 ottobre [1924] fu possibile festeggiare il secondo anniversario della marcia su Roma con l’esibizione di una nuova banda musicale, quella diretta dal professor Antonio Grauso. Da tutti, a Maddaloni, il capo-bidello nelle scuole elementari, Andrea lovane, era riconosciuto quale animatore e validissimo flautista: lo stesso personaggio che era stato anche il sarto della gloriosa banda civica del prof. Barbato, disciolta nel 1915. Ma a tener viva la tradizione musicale cittadina fu Antonio Grauso, con personale sacrificio ed intensa attività. Nato a Maddaloni nel 1885 e conseguito il diploma di licenza e di magistero presso il Conservatorio di Napoli nel 1908, si era specializzato in orchestrazione e concertistica con Raffaele Caravaglios, maestro direttore del Corpo di musica municipale di Napoli. Anche se per circa un decennio era stato lontano da Maddaloni nell’impegno di dirigere la banda musicale di S. Angelo di Brolo in provincia di Messina e successivamente quella di Cervaro nel Frusinate, dal 1923 la competenza musicale del maestro Grauso si impose in città, in maniera indiscussa. Anche la stampa regionale “Il Mattino” del 31 marzo 1923 e il “Roma” del 6 ottobre 1923 – recensì positivamente la sua esibizione nella chiesa di S. Martino e la presentazione, nella chiesa del Corpus Domini, della messa a grande orchestra in onore di S. Michele con la preghiera per solo tenore, di cui lo stesso Grauso era autore. Nel 1927 gli fu conferito dal podestà Sorvillo, a nome di tutta la città, un diploma di benemerenza per le artistiche esecuzioni di scelti programmi musicali e nel 1928 egli si fece promotore della Piedigrotta maddalonese, che trovò più vasta eco nella seconda edizione per la felice cooperazione del violinista cittadino Alberto Marzaioli. Il maestro Grauso presentò un fox-trot per canto e piano, “La preghiera di Pierrot”, con versi composti dal professore Francesco Balsamo. Quest’ultimo era, tra l’altro, l’autore del testo della canzone “Serenata dispettosa”, quella che fu suonata da Alberto Marzaioli col mandolino”. A vantaggio della tradizione musicale maddalonese sempre così viva, il commissario De Spagnolis istituì una cattedra cittadina di musica presso la scuola di arti e mestieri, trasformata, nel frattempo, in scuola di avviamento professionale e che contemplava anche l’insegnamento di agraria, di dattilografia e di artigianato, con particolare riguardo alla fabbricazione delle sedie, attività, questa, assai antica in Città . La tradizione musicale maddalonese si sarebbe consolidata nel corso dei decenni successivi con l’attività di molti musicisti, Giuseppe, Antonio e Vincenzo Renga, Michele Murante, Domenico Senneca, Ferdinando Gentile e soprattutto il violinista compositore Aniello Barchetta, morto nel 1985”.
[viii] In effetti troviamo che lo storico maddalonese ci propone un Gaetano Barbati alle pagine 155 eseguenti con la direzione della banda civica e siamo nell’anno 1885 ed alle pagine 219 e seguenti troviamo un Gaetano Barbato, quindi con la o finale che si conceda dal servizio dopo 41 di direzione etc. Da qui si conviene credere che si tratti della stessa persona. Inoltre, nell’amplia bibliografia a corredo che offre lo studioso, si apprende che presso la Biblioteca del Museo Provinciale Campano esistono le seguenti stampe: G. Barbati: “Ai suoi concittadini in rapporto alla propria vertenza musicale col sig. Luigi Picillo”, Maddaloni 1885; G. Barbati: “Vespro sinfonia e messa a grande orchestra”, Maddaloni 1885; Programmi Galazia “Messa del maestro G. Barbati”, Maddaloni 1885.
[ix] Alle pagine 155 e 156 leggiamo: “Nel clima della nuova Italia, a Maddaloni, vi fu un rifiorire di molteplici attività artistico-culturali. Il Comune nel 1885 stipendiava il maestro Luigi Picillo per una scuola preparatoria musicale, fin dal 12 dicembre 1869 erano stati acquistati gli strumenti musicali su suggerimento del maestro Carlo Troise; al maestro Gaetano Barbati, forte degli insegnamenti di Giuseppe Dell’Orefice, era, invece, riservata la direzione della banda musicale. Ogni domenica mattina, nella buona stagione, la banda di Maddaloni si esibiva in piazza, sotto la bacchetta del maestro Barbati e per i Maddalonesi, riuniti al Bar Casina nella stessa piazza, erano argomento di conversazione le esecuzioni delle sinfonie di Verdi, Mercadante, di qualche marcia del professore di tromba Porcedda o anche dei pezzi dello stesso maestro Barbati, conosciuto da tutti anche come ottimo compositore. Il suo inno “Te splendor et virtus Patris” in onore di S. Michele, con le parole del sacerdote Francesco Lombardi, le sue sinfonie e soprattutto la sua messa di gloria a grande orchestra avevano ricevuto lusinghieri apprezzamenti dalla stampa: ne avevano parlato positivamente la “Beituccia” e il “Campania di mezzodì”. Il giornale “La provincia” aveva scritto: “La musica è riuscitissima” e la “Discussione” faceva eco aggiungendo che “il maestro Barbati ha superato se stesso… ha evitato lo scoglio dell’imitazione”.
Il lunedì 4 maggio 1885 ebbe luogo la più grande manifestazione canoro-concertistica della storia di Maddaloni. Il maestro Barbati convocò nella chiesa del Corpo di Cristo 80 professori di musica per l’esecuzione di una sua messa solenne formata da un inno e sette parti. Già il 30 aprile precedente circolava per Maddaloni un opuscolo ove il Barbati faceva la cronistoria della sua opera con la dedica: “Ai miei diletti concittadini”. Il programma prevedeva l’intervento dei tenori Del Giudice, Belfiore e Criserà, dei baritoni Nobiglione e Bono e soprattutto gli a solo del violoncello Giannini e dell’arpa Sodero. Il successo fu strepitoso, il coro finale del Credo toccò punte di rara emozione. La replica fu effettuata dopo nove anni, alle ore 10 del 29 settembre 1894, nella stessa chiesa del Corpus Domini, quando fu anche eseguito dalla banda cittadina, per musica e direzione del maestro Barbati, l’inno a S. Michele, su testo della maddalonese Evelina Palmieri”.
[x] Tra elogio e vissuto della festa di San Michele, direzione di banda, scioglimento e ripristino della stessa ed ancora scuola di musica segue un estratto, pagg. 218-220, dello studio di Vuolo: “A Maddaloni, quel ceno fervore di vita culturale alimentava anche talune manifestazioni esteriori e talvolta anche con premi, come quella pirotecnica svoltasi nella serata del 29 settembre, festa di S. Michele, del 1912. Anche il cronista del periodico casertano “L’Unione”, nel numero del 5 ottobre, constatava che da ogni paese limitrofo erano convenuti in città gli intenditori, tra i quali don Leucio della delegazione di Casolla. Questa di don Leucio fu detta la giuria del campanello per l’insolita modalità di scuotere, appunto, un campanello, durante la prova pirotecnica, tanto quanto lo pretendeva il favore accordato alla precisione, all’isocronismo, all’espansione e alla vivacità dei colori dei fuochi. La giuria comunale assegno il premio alla ditta Olivieri di Napoli, mentre don Leucio aveva, tra applausi frenetici, maggiormente scosso il campanello durante l’esibizione del fuochista Pasquale Perfetto di S. Antimo. “… Il culto di S. Michele a Maddaloni non soffre affievolimenti di sorta”, aveva, perciò, concluso l’articolista de “L’Unione”, mentre, dal canto suo, il professor Gaetano Barbato dava lustro ai festeggiamenti annuali dirigendo ancora la gloriosa banda musicale cittadina “. Lo scioglimento di essa fu determinato, come si è già detto, il 22 febbraio 1915, essendo troppo gravosa, per il bilancio comunale, la spesa annua di 12500 lire e non essendo sostenibile tale voce in uscita poiché la crisi economica era divenuta troppo pesante. E tuttavia furono ragioni di calcolata convenienza quelle che indussero il commissario prefettizio Michele Gizzio alla costituzione di una scuola musicale, il 4 settembre dello stesso anno: l’assegno annuo di 1400 lire a favore del professor Barbato, a titolo di pensione per i trentacinque anni di direzione bandistica, poteva tornare a buon conto della pubblica amministrazione poiché, con una ulteriore spesa di lire 600, lo stesso professore veniva incaricato di reggere la nuova “Scuola civica musicale” organizzata, con regolare statuto e con l’assegno annuo di lire 2000. Il municipio possedeva gli spartiti della disciolta banda, le uniformi e gli strumenti musicali atti alla costituzione, con i migliori alunni, di un nuovo complesso, da assumere in pianta stabile, ma da retribuire solo in tempi migliori. Le lezioni si sarebbero svolte in apposito locale comunale, da aprile ad ottobre, dalle ore 7,30 alle 10 e, nei mesi invernali, dalle 8,30 alle 11. Con la tassa di tre lire mensili, i giovani operai, per i quali, in effetti, la scuola si istituiva, erano ammessi alla frequenza con l’obbligo, per i migliori, di suonare in piazza almeno una volta la settimana, da maggio a tutto ottobre 1°. Lo scoppio della guerra, però, travolse anche questa iniziativa: per mancanza di alunni, infatti, la scuola musicale non funzionò più e il 10 settembre 1922, si rese anche necessario il collocamento a riposo d’ufficio del Barbato, avendo egli oramai compiuto 41 anni di servizio”.
[xi] Esso nel pubblicazione in formato pdf, fruibile in rete, è da pag. 109 a pag. 113. In esso di maggior rilievo sono gli atti deliberativi di cui si riportano degli estratti:
Il 3 novembre 1898 il Real Commissario avv. Attilio cav. de Johannis deliberò la soppressione della banda musicale mantenendo in servizio il direttore senza alcun stipendio. Il 20 gennaio 1899 il nuovo Consiglio comunale presieduto dal Sindaco cav. Vincenzo Tammaro deliberò la ricostituzione del corpo musicale soppresso dal commissario. Il consigliere prof. Pasquale Castaldi, pur dicendo che amava la musica, ma per economia di bilancio era contrario alla ricostituzione della banda. Il consigliere cav. Giovanni Brancaccio ribatté che determinati criteri economici erano possibili solamente nelle economie private, ma trattandosi di pubblica amministrazione dovevano essere sacrificati all’esigenza generale. Desideroso della ricostituzione della banda mise in evidenza che la città non offriva tanti svaghi, il solo divertimento che poteva allietare il popolo era la banda musicale che rappresentava ormai una tradizione “inveterata” nel paese e che per prestigio poteva avvalersi di una banda musicale. Il civico consesso approvò la proposta del Brancaccio.
Il 20 febbraio il Consiglio revocò la deliberazione del commissario relativa allo scioglimento del Corpo delle Guardie municipali riammettendolo in servizio. Nel maggio dello stesso anno il direttore la banda musicale di allora chiese di avere in dotazione nuovi strumenti sia perché quelli usati erano consumati ed inservibili sia perché i musicanti che erano andati via avevano portati via gli strumenti di loro pertinenza. Il cav Tammaro constatato che occorrevano realmente questi strumenti per la banda, propose la compra degli stessi che sarebbero diventati poi proprietà del Comune.
Il 13 maggio la Giunta municipale approvò il regolamento provvisorio per la banda musicale che doveva suonare nella Piazza Unione nell’angolo della chiesa dell’Annunziata e presso il Municipio. Inoltre fu stabilito che la banda non doveva più suonare al Trivio S. Giovanni perché non essendovi né una piazza e né uno spazio sufficiente costringeva gli agricoltori provenienti dalle loro campagne per ritornare alla propria casa, impediti nel transito, erano costretti a fare un percorso più lungo comportando a loro svantaggio disagi e ritardi delle loro faccende. Il consigliere Brancaccio fu favorevole a mantenere il concerto al Trivio. Le due proposte messe a votazione quella della Giunta fu approvata all’unanimità eccetto il voto del Brancaccio.
Il 12 settembre 1900 per la celebrazione di una messa funebre in suffragio del Re Umberto 1° la Giunta municipale autorizzò il pagamento di 500 lire al maestro Gaetano Barbati per aver suonata una sua composizione musicale.
Il 20 settembre 1905 la stazione ferroviaria di Maddaloni e corso 1° Ottobre furono imbandierate con festoni e bandiere, forniti dalla ditta Forgillo, in occasione della venuta del Duca d’Aosta. Inoltre la banda musicale ebbe l’onore di suonare alla Reggia di Caserta in omaggio allo stesso duca.
Il 27 aprile 1914 su proposta della Commissione della banda musicale il Consiglio comunale deliberò: Nominare Marco D’Angelo musicante effettivo con un assegno di 10 lire e inoltre di concedergli 50 lire per il servizio prestato gratuitamente durante l’anno. Aumentare l’assegno ai musicanti Filippo Abitabile da 20 a 25 lire, Giuseppe Murante da 15 a 20, Onofrio Marotta da 10 a 12, Luigi Pascarella da 3 a 10, Giuseppe Bassi da 4 a 8, Andrea Lettieri da 4 a 8, Pasquale Prudenzano da 3 a 7, Antonio de Cristofaro da 3 a 7, Michele Tramontano da 3 a 7, Michele Ignara da 3 a 6, Luigi Tramontano da 3 a 6 e Michele Papa (senza paga) 4 lire. Rimunerare il prof. Nicola Rotunno con la somma di 100 lire per le lezioni impartite agli allievi musicanti, rimborsare il prof. Giuseppe Rescigno la somma di 50 lire per l’acquisto di un trombone e pagare Vincenzo Barletta rappresentante delle ditte editrici Ricordi e Sansogno la somma di 100 lire per i diritti d’autori.
Nel dicembre dello stesso anno [1914] per esigenza di bilancio il Consiglio comunale ratificò il deliberato d’urgenza della Giunta comunale che prevedeva l’abolizione della Banda civica musicale con l’astensione consiglieri Vincenzo Ferraro, Alfonso de Laurentis, Antonio Apperti e Antonio Omaggio e con il voto contrario del dr. Filippo Iorio e del notaio Gennaro Castaldo.
Nel settembre dello stesso anno [1915] il Commissario in merito all’abolizione della banda musicale cittadina attuata per ragione d’indole finanziaria che comportava una spesa annua di circa lire 12.900. Ritenendo che era utile e educativa mantenere in essere questa istituzione che apportava benefici a molte famiglie decise di ripristinarla con una spesa istituendo nel contempo anche una scuola musicale e approvò il relativo regolamento .
Il 22 novembre [1923] in occasione della commemorazione della Marcia fascista la banda musicale di Maddaloni suonò sia Caserta che a Maddaloni in Piazza Umberto 1°. Il Commissario prefettizio pagò la somma di 1000 lire da dividersi tra il direttore Salvatore Pomponio e i componenti della banda musicale.
Il 18 luglio 1928 in occasione della celebrazione del 24 maggio 1915 il Podestà cav. Amedeo Sorvillo approvò il pagamento di 600,70 lire a favore della banda musicale privata diretta dal maestro Antonio Grauso. Infatti per la celebrazione furono organizzate una serie di manifestazione: corteo di tutte le associazioni fasciste e sindacali per portare una corona di alloro alla cappella votiva dei caduti in guerra, conferenza pubblica nel teatro “La vita” sul tema: La giornata coloniale”e canti degli inni patriottici da parte dei balilla e piccole italiane, grande corteo serale per le vie della città e trattenimento musicale in piazza a beneficio della popolazione.
Il 28 dicembre 1935 per l’arrivo in Maddaloni delle truppe della Divisione Tevere e in occasione della rivista militare proposta da S.M. il Re il Podestà cav. Sorvillo incaricò la banda di suonare la banda musicale della Guardia di Finanza”.

Foto scattata in occasione della Festa di Santa Cecilia del 1974. Nella foto si intravedono il piccolo Giacomo Silvestro, Enzo Pascarella, ed il figlio di Andrea Rossano. Accosciati invece ci sono Carluccio Ventrone, Carmine Crisci, Franco Cassaro, Salvatore Silvestro. Mente in Andrea Rossano, Peppino Ceci (docente universitario e cooperatore salesiano prematuramente scomparso), Antonio Crisci, Gigiotto Pascarella da Cervino, Franco Crisci, il Maestro Luigi Pascarella, Vincenzo Renga e la figlia, Luigi (Gigino Ceci), il Maestro Giuseppe Renga e da dietro si intravede Mario Ceci.
[xii] Ecco il “Regolamento provvisorio per la Banda musicale (Approvato il 13 maggio 1899)”, pagg. 266-267: “Il Presidente propose che la banda suoni soltanto nella Piazza Unione ed ai due punti cioè, angolo dell’Annunziata, e presso il Municipio, indicati, suonandosi, cioè, una volta presso l’Annunziata ed un’altra presso il Municipio, e che si smetta dal suonare al Trivio, perché non essendovi piazza, gli agricoltori che tornano dalle loro faccende di campagna, sono impediti nel transito e costretti a girare per altra via con grave incomodo personale e ritardi nelle proprie faccende. Il Consigliere Brancaccio intervenendo vorrebbe che venisse conservato questo terzo posto del concerto. Messa a votazione per alzata e seduta, viene approvata la proposta del 267 Presidente, contro il solo voto contrario del Consigliere Brancaccio. – Dopo altri emendamenti , il Regolamento con le modifiche viene approvato ad unanimità. “La Banda è tenuta a prestare due servizi la settimana, cioè: nel giovedì e domenica, nelle ore che il Sindaco di accordo con la Commissione stabilirà, suonando nei dì festivi una volta all’Annunziata e una volta presso il Municipio. Nei giorni di lunedì, mercoledì, venerdì e sabato, si terrà concerto dalle ore 8 alle 10, il maestro ha facoltà di protrarre il tempo indicato ed ordinare prove pomeridiane nei giorni di martedì e giovedì, qualora fosse necessario. La Banda ha l’obbligo di presentarsi a qualunque servizio ordinato dal Municipio. Si conceda alla Banda di recarsi fuori Maddaloni cinque volte nei giorni festivi, e via eccezionale si concederebbe di recarsi fuori Maddaloni il giovedì con l’obbligo di anticipare o posticipare il servizio. In città la Banda invitata ai funerali dovrà essere così retribuita, al maestro £. 5, al sottocapo una paga e mezzo, £. 2 a ciascuno musicante e £. 1,50 al bidello. Per i servizi ecclesiastici in Città sarà retribuita nel modo seguente: “Per una processione e sei sonate £. 50, se vi si aggiunge una questua altre £. 30, per tutta la giornata poi £. 80”.
[xiii] Ecco il “Regolamento per la scuola musicale di Maddaloni e banda annessa. (Approvato il 28 giugno 1915)”, 272-273: “1) E’ istituita nel comune di Maddaloni e sotto il patronato del Municipio una scuola gratuita per istruire ed avviare i giovani operai nell’arte musicale. Con i migliori elementi della scuola stessa sarà anche istituita una banda. 2) La scuola musicale e la banda annessa saranno amministrate da apposita Commissione, presieduta dal Sindaco o da un Assessore da lui delegato e composto di sei membri, due dei quali dovranno essere consiglieri comunali, eletti tutti dal Consiglio comunale. Funzionerà da Segretario della Commissione un impiegato del Comune designato dalla Giunta municipale. Al detto Segretario sarà corrisposto a spesa del Comune un emolumento mensile di lire 10. Egli funziona anche da Tesoriere della scuola. 3) L’insegnamento musicale sarà impartito da un maestro retribuito dal Comune, con lo stipendio annuo di lire 1200 e sarà nominato dal Consiglio comunale. Il detto maestro sarà anche il Direttore della banda. 4) Il patrimonio della scuola musicale è costituito: a) della somma di lire 588, fondo residuo della disciolta banda; b) del vestiario-uniforme, degli strumenti e dell biblioteca musicale provenienti dalla banda anzidetta, descritto in apposito inventario; c) della speciale tassa che a cura del maestro sarà esatta dalle Commissioni di feste fuori del Comune, e la cui tariffa sarà di lire 15 per un giorno solo e lire 5 per tutti i giorni successivi. 5) Della somma di lire 588 e degli introiti delle feste previsti nel precedente articolo, sarà fatto deposito su libretto postale a cura e responsabilità del Segretario-tesoriere, intestato alla scuola musicale. 6) A prelevamenti dal detto libretto dovranno effettuarsi soltanto con la firma del Sindaco il quale firmerà anche i mandati di pagamento. 7) La manutenzione e la rinnovazione del vestiario-uniforme, degli istrumenti e della biblioteca musicale resta a carico della scuola. 8) Il numero degli allievi è illimitato. Chi aspira ad essere allievo dovrà presentare domanda in iscritto alla Commissione. Non sarà ammesso chi non gode buona condotta; ogni anno, nel mese di giungo, alla presenza della Commissione avranno luogo gli esami e gli allievi approvati passeranno a formare parte della banda, ed in tal caso sarà ad essi fornita l’uniforme. Il maestro per tali esami avrà voto deliberativo. Gli allievi sono distinti in due categorie, allievi gratuiti e allievi a pagamento. I primi, per l’ammissione alla scuola dovranno esibire il certificato di povertà, gli altri pagheranno una tassa mensile di lire 3, che sarà versata nel libretto postale di cui all’art. 5. 9) La scuola è aperta nei giorni di lunedì, mercoledì e sabato con l’orario seguente: dal mese di 273 novembre a tutto aprile dalle ore 08.30 alle 11.00; dal mese di aprile a tutto ottobre dalle ore 07.30 alle 10.00. 10) In corrispettivo di quanto il Comune largisce alla scuola, la banda annessa alla scuola presterà gratuitamente i seguenti servizi:: a) nei giorni di Feste Nazionali; b) nelle feste del Patrono e del Corpus Domini; c) suonare in piazza una volta la settimana durante i mesi dal maggio a tutto ottobre, sempre che la banda non sia assente dal Comune; d) nelle straordinarie occasioni a richiesta dal Sindaco, sempre che per quella occasione non abbia precedenti impegni. 11) La Commissione musicale nominerà, scegliendo tra le parti della banda, un sottocapo, il quale sostituirà il maestro in caso di urgenza. 12) I componenti della banda nei pubblici servizi vestiranno l’uniforme, al solo maestro è tollerato il vestire l’abito civile. Ogni allievo e componente la banda ha l’obbligo di ben custodire lo strumento e la divisa affidatogli. Nel caso che l’uno o l’altra venga sudiciata, sarà egli possibile di punizione disciplinare e sarà inoltre tenuto alla rivalsa del deprezzamento. Qualora cessino, per qualsiasi cause, di far parte della scuola e della banda, avranno l’obbligo della restituzione della divisa e dello strumento di cui siano in possesso. 13) E’ permesso alla banda di prestare servizio per feste, processioni , funerali, teatri tanto in città quanto fuori del Comune. In tali casi il Sindaco o di chi per lui, insieme al maestro ed una rappresentanza di quattro componenti della banda, tratteranno con i richiedenti per i prezzi e le condizioni del servizio da prestarsi. Per i suddetti servizi spettano al maestro, alle prime parti 1 e1/2 ciascuno e gli altri componenti saranno compensati in parti uguali. 14) Le pene disciplinari sono: a) ammonizione dal Sindaco; b) sospensione dalla scuola da uno a tre mesi per gli allievi e multa da lire una fino a lire dieci per i componenti della banda ; c) espulsione dalla scuola. Le multe saranno ritenute dagli incassi straordinari delle feste e saranno versate nel libretto postale. Le pene alle lettere b e c sono applicate dalla Commissione. 15) La Commissione musicale: a) amministra la scuola e la banda annessa e ne cura il regolare andamento; b) fa osservare ed eseguire il presente regolamento; c) delibera sulle ammissione degli allievi e in tutte le proposte attinenti alla scuola medesima. 16) Il Segretario-tesoriere: a) assiste alle sedute della Commissione e ne redige i verbali, dandovi esecuzione; b) dovrà tenere il registro di contabilità della banda. 17) Il maestro direttore della scuola:a) è responsabile dell’insegnamento e delle esecuzioni musicali; b) dovrà badare alla conservazione degli strumenti, della biblioteca musicale, e di tutti gli altri oggetti ed arredi di proprietà del Comune di cui è responsabile; c) è obbligato di far rapporti alla Commissione di tutto ciò che avviene nella scuola. 18) Per tutte le questioni che potessero sorgere e che non fossero contemplate nel presente regolamento delibererà la Commissione. Disposizioni transitorie 19) Qualora fra i primi allievi che formeranno la scuola vi siano elementi riconosciuti idonei, si formerà senz’altro una banda musicale. 20) Fino a che il sig. Barbato Gaetano, direttore della disciolta banda musicale, potrà prestare servizio, resta lui nominato maestro della scuola e della banda con stipendio annuo di lire 2000 ivi compreso quello che già possa aver diritto verso il Comune per funzioni ed altro. Con l’assumere il servizio di cui il presente regolamento, s’intende che il Barbato abbia rinunziato alla liquidazione della pensione e di ogni altro assegno, ed il nuovo servizio, agli effetti della pensione e d’altri eventuali assegni, s’intende continuativo e senza integrazione, dal servizio già prestato come Direttore della disciolta banda musicale”.
[xiv] Parla anche della esperienza della banda della Fondazione Villaggio dei Ragazzi “don Salvatore d’Angelo” a pagina 18.
[xv] In questa occasione, a pagina 21 leggiamo “il Sindaco Tammaro propose al Consiglio che era suo intento organizzare una serie di pubbliche manifestazioni di cordoglio per la morte di S.M. il Re Umberto I di Savoia. L’assessore cav. Vincenzo Borgia intervenendo nella discussione face presente che il Re aveva fatto promessa di venire a Maddaloni per rendere omaggio al Monumento dei Ponti della Valle e che aveva elargito un congruo concorso per la sua erezione, propose di ricordarlo con una lapide. Inoltre suggerì che il seggio presidenziale fosse abbrunito per sei mesi e di sospendere per un mese i concerti pubblici della banda musicale. L’assessore cav. Iadaresta associandosi ai precedenti oratori propose di intitolare la maggiore piazza della città – denominata dell’Unione – “Piazza Umberto I”. Nel mese di agosto il Consiglio comunale nominò i componenti dell’Ufficio di Conciliazione per il 1901: Gabriele Iorio di Giuseppe (medico chirurgo), Giuseppe Iorio di Giovanni (notaio), Benedetto Quintavalle fu Carlo (medico chirurgo), Giuseppe Quintavalle fu Carlo (laureando in giurisprudenza). Successivamente nel 1901 Sebastiano Bove fu Vito (contribuente), Cosimo Caruso fu Gabriele (professore), Salvatore Tammaro fu Domenico (contribuente) subentrarono a: Michele Iaderosa, Felice Quintavalle e Michele Lombardi perché scomparsi”.
[xvi]Qui a pagina 49 leggiamo che si dispose“l’aumento alla banda musicale e scuola allievi musicanti”.
[xvii]Qui, leggiamo a pagina 23, che “il Consiglio procedette anche al rinnovo di alcuni componenti della Congregazione di Carità e della Commissione direttiva della banda musicale”.
[xviii] Qui, da pagina 51 a pagina 52, leggiamo che “il Consiglio comunale discusse sul deliberato d’urgenza ratificato dalla Giunta comunale circa l’abolizione della banda musicale e la scuola tecnica per esigenza di bilancio. L’assessore avv. Vincenzo Brancaccio espose e chiarì largamente i criteri adottati dalla Giunta per deliberare lo scioglimento del Corpo civico musicale per non imporre nuove tasse alla popolazione. Il consigliere avv. Giuseppe Iorio dichiarò di non condividere i criteri della Giunta, e che non doveva adottare un deliberato d’urgenza senza sottoporre il caso alla discussione del Consiglio. L’assessore Brancaccio ribadì che il deliberato non poteva essere dilazionato in quanto il regolamento del Corpo stabiliva che almeno un mese primo, in caso di scioglimento, ogni componente avrebbe dovuto ricevere una regolare diffida. Il deliberato d’urgenza adottato il 27 novembre fu notificato a tutti i 52 componenti il giorno 29 giusto un mese prima per arrivare allo scioglimento. Il consigliere Pasquale Fossataro sollecitò la Giunta a trovare fra le more del bilancio preventivo del 1915 un piccolo sussidio da corrispondere a favore della banda musicale. Il consigliere Finocchiaro, pur rilevando l’utilità della musica, sotto il rapporto educativo non condivise i criteri adottati e successivamente diede le dimissioni. Il deliberato della Giunta che aprì ampi contrasti tra i membri del Consiglio e grande costernazione in città per il mancato rispetto delle tradizioni popolari, fu approvato con 18 voti favorevoli e 2 contrari. Nella stessa data gli assessori minacciarono di mettere in crisi l’Amministrazione se fosse stato cambiato il bilancio preventivo in corso. Inoltre per alleviare la crisi economica del Comune propose l’aumento dell’uno a due per cento della tassa valore locativo. I consiglieri Giuseppe Iorio, Antonio Omaggio, Alfonso de Laurentis, Ignazio Assumma, Gennaro Castaldo e Antonio Apperti votarono contro la suddetta proposta. Ancora una volta, il Prefetto di Caserta visto che c’era una larga maggioranza di consiglieri dissidenti, dopo le dimissioni del Sindaco e della Giunta comunale, mandò a Maddaloni il Commissario prefettizio, dr. Michele Gizzio, per cercare di ripianare le gravi difficoltà in cui versava l’Amministrazione comunale”.
[xix]Qui alle pagine 197 e 198 apprendiamo che “Il Podestà cav. Sorvillo con nota del 24 agosto 1932 diretta a S.E. l’Alto Commissario facendo presente la necessità di solennizzare contemporaneamente il Cinquantenario della morte di Giuseppe Garibaldi e il Decennale dell’era fascista con una commemorazione pubblica ai Ponti della Valle la patriottica e gloriosa battaglia del Volturno del 1° Ottobre 1860 chiese a S.E. l’Alto Commissario l’autorizzazione e le relative direttive. “Visto che avvicinandosi la data della pubblica funzione non aveva ancora ricevuto le richieste direttive il Podestà deferentemente con nota del 27 settembre 1932 inoltrò una seconda richiesta all’Alto Commissario che con telegramma del 29 settembre gli concesse l’autorizzazione […] Fatto presente che per la solennità della funzione credette opportuno di servirsi della banda musicale per il prezzo convenuto di lire 200. Sentito il parere favorevole della Consulta il Podestà deliberò: Approvare le spese occorse per la pubblica commemorazione del 1° ottobre 1860 ai Ponti della Valle in occasione del cinquantenario della morte di Giuseppe Garibaldi e del 1° Decennale dell’era fascista: Ditta Alfredo Bove 650 lire; ditta Pietro Abramo 170; ditta Pasquale Bernardo 180; ditta Gaetano Coppola lire 100 e maestro Antonio Grauso lire 200; per un totale di lire 1.300””.
[xx] Alle pagine 146-148 lo ritroveremo alla direzione delle sinfonie in morte di Amedeo Savoia. Cfr Antonio De Simone, Pubblici funerali del 30 gennaio 1890 a cura del Comune di Maddaloni, Tipografia De Simone di Maddaloni 1890.
[xxi] Si rioffre uno spaccato della pubblicazione del 2005 a firma di Vuolo e si indica la Piazza Umberto I° come location della Piedigrotta Maddalonese dallo stesso Grauso introdotta nel 1928 e che sembra essersi estinta nel 1953 o giù di lì. Interessante, nella pubblicazione, pagg. 180-181, è la proposta di un articolo intitolato “La banda civica di Maddaloni ha dato il primo concerto”. Questo viene proposto come ritaglio di giornale indeterminato del 17 aprile 1939.
Segue testo: “Maddaloni 17-4-1939. L’iniziativa di dare vita e impulso ad una antica tradizione, della quale la nostra città andava a buon diritto fiera e orgogliosa, ha avuto pieno e entusiastico successo. Oggi la ricostituzione del corpo musicale con criteri di modernità e in armonia col più raffinato gusto artistico, è un fatto compiuto, sia mercé il cospicuo aiuto finanziario degli illustri e generosi figli di questa terra, cavalier di gran croce dottor Salvatore Scalera e fratello dottor Michele, cittadini benemeriti e primi in ogni opera di bene diretta a beneficare o illustrare la loro città nativa, sia per l’incoraggiamento dato dal Commissario prefettizio e dal segretario del Fascio, i quali in perfetta fusione di spiriti ed animati dallo stesso proposito ed amore per le istituzioni cittadine, nulla trascurano per alimentarle e potenziarle al massimo grado. Sabato difatti, 13 aprile 1939 – XVII, ore 19, in Piazza Umberto I alla presenza di numeroso pubblico che nella tiepida serata primaverile si era dato convegno attorno alla cassa armonica, il concerto bandistico, sorto sotto gli auspici del Dopo-lavoro comunale, diretto dal valoroso maestro Antonio Grauso, esegui uno scelto programma musicale. Furono vivamente applaudite due marce sinfoniche di grande effetto musicale, composizioni del maestro Grauso, una delle quali intitolata Riconoscenza è dedicata alla memoria del compiamo commendator Carlo Scalera, e brani delle popolari opere Cavalleria rusticana di Mascagni e Barbiere di Siviglia di Rossini. Per assicurare i meni di vita e di sempre più fiorente sviluppo e perfezionamento dell’iniziativa, che ha incontrato il favore dell’intera cittadinanza, il Commissario prefettizio cavalier avvocato Salvatore Renga, ha costituito un comitato cittadino per promuovere una pubblica sottoscrizione, la quale possa integrare i contributi che il Comune e il Fascio hanno fissato in bilancio. Il prossimo concerto pubblico per opportuna e patriottica disposizione del Segretario del Fascio, camerata Aniello Cerreto, avrà luogo la sera del 21 corrente, per solennizzare più degnamente la Festa del Lavoro e il natale di Roma, ma è intenzione del Commissario prefettizio che i concerti abbiano a svolgersi il 30 aprile, per tutta la stagione estiva, ogni giovedì e domenica. La cittadinanza è grata e lieta di questo programma, di carattere così essenzialmente educativo e di così sua piena soddisfazione, e si compiace anche col maestro Grauso, che ha saputo, con tenacia e perizia, realizzare una iniziativa che ha incontrato tanta simpatia in mezzo al popolo”.
[xxii] In effetti un tempo di questa tipologia di Banda, che rappresentavano un prestigio, ve ne erano tante quante le rappresentanze territoriali delle forze dell’ordine, poi per questioni di economia e di organizzazione è rimasta solo quella rappresentativa della capitale.
[xxiii] In effetti, come i nostri lettori ricorderanno, avendo letto la serie di articoli storico biografici sulla figura di don Salvatore d’Angelo, fondatore del Villaggio dei Ragazzi di Maddaloni, quest’ultimo era appassionato di musica e proprio attraverso la banda cittadina e quelle di giro, oltre che le rare radio, riusciva ad ascoltare la musica ed in particolare quella classica a cui era legato il suo papà e non solo. Per uno studio della Banda a Maddaloni, ed anche il suo coinvolgimento per manifestazioni di natura partitica e politica si veda la tesi di Laurea di Antonio Cembrola “Maddaloni Politica e Società dal 1900 al 1970” Seconda Università di Napoli, Dipartimento di Lettere e Beni Culturali – Corso di Laurea in Conservazione dei beni culturali, Tesi in Storia Contemporanea con relatore il prof. Federico Paolini, anno accademico 2014/2015.
[xxiv] Il figlio Tommaso Rescigno, anche lui dedico alla musica fu sarto e commerciante di tessuti a Maddaloni e per molti anni collaboratore del Rettore della chiesa del Santissimo Corpo di Cristo di Maddaloni poi Basilica Pontifica Minore del Corpus Domini e con lui, negli anni di chierichetto, in quelli di seminaristi, e poi dopo per amicizia e per gli studi storici anche sulla medesima chiesa ho avuto un caro rapporto di amicizia.
[xxv] Circa il Maestro Antonio Grauso sappiamo che esso era insegnante del Convitto Nazionale Statale “Giordano Bruno” di Maddaloni. Ed infatti, come ci segnala lo studioso prof. Antonio Pagliaro, che si ringrazia per la citazione, il Maestro lo ritroviamo nell’Annuario del Convitto maddalonese del 1927. Infatti, alla voce Personale, in elenco, si trova il Maestro quale Insegnante di Canto, materia compresa nelle Belle Arti ed impartita a richiesta, esclusivamente, agli alunni Convittori. Il Maestro, tra le curiosità si noti, veniva pagato con retta a carico delle famiglie. Sempre sul medesimo Maestro Antonio Grauso, il Maestro Luigi Pascarella con la collaborazione del Cav. Salvatore Borriello, altro studioso di storia locale e di personaggi ed ancora musicista, è impegnato in un’opera di ricerca, che sta dando lusinghieri frutti, sulla conoscenza sia biografica che musicale compositiva del Maestro Grauso. Gli stessi hanno avuto la gentilezza di fornire anche qualche contributo fotografico del conservatorio e del volto in età matura del Maestro Grauso.




