Casertavecchia, Incontriamoci al Borgo diventa un Paradiso con Luca Rossi

Luca Rossi duomo di Casertavecchia

 

CASERTAVECCHIA (CASERTA) – Vi è mai capitato di entrare in una chiesa, o meglio, in una Cattedrale per ascoltare un concerto? Per essere più precisi un concerto a suon di Tammorra e canti in lingua napoletana? Penso di sì. Soprattutto se come me, domenica sera, vi siete recati a Casertavecchia e nel Duomo intitolato a San Michele Arcangelo, vi siete seduti fra i banchi e avete incrociato le movenze e le vibrazioni di Luca Rossi con alcuni brani tratti dal suo primo cd “Pulecenella Love”. La musica è inebriante, coinvolgente e lo è ancora di più quando si lascia parlare il tamburo a cornice. Uno strumento che, se “accarezzato” a dovere sa produrre sonorità vispe, suadenti e colorate. A occhi chiusi, parte ritmicamente anche il battito delle mani, in linea con quello del cuore. Un istinto irrefrenabile. Un omaggio alla Madonna, ma anche alla mamma, di ogni tempo, soprattutto “a quelle che ci guardano dall’alto”, ha sottolineato Luca e, perchè no, anche ai “figli”. Tra una nota e l’altra, alcuni bambini si sono lasciati andare a giri intorno alle colonne che la leggenda vuole siano state condotte a Casertavecchia dalle fate. Una Cattedrale accogliente e fatata, allora, per questo breve ma intenso spettacolo. Però, tra una preghiera e una citazione, ecco che qualche intoppo ha segnato una serata da vivere in armonia. La tecnologia mal si concilia con il piacere se e solo se, viene adoperata in maniera invadente. Per ovvi motivi non c’era un palco in chiesa. Luca era visibile ma cercando di trovare una particolare simmetria dalle panche oppure alzandosi. Diventava complicato, però afferrare le immagini delle sue movenze fra i tanti fotoamatori che utilizzando fotocamere, dimenticano le regole di “buona creanza” e occupano spazi comuni. Un caso fra tanti mi ha colpito. Un lieve alterco fra due donne. Una seduta innanzi e l’altra posta alle sue spalle. Non so bene come si sia posta la donna seduta sulla panca di dietro ma ho avvertito distintamente la voce di colei che sedeva davanti. “E meno male che siamo in chiesa. E poi, io devo fare le foto”. Direi un’incongruenza di stile. La donna che si è lamentata, allora, ha trovato una soluzione alternativa. Si è alzata e si è goduta il magnifico spettacolo in piedi. Anch’essa appoggiata a una delle colonne. Che siano state poste lì per mantenere la pace in momenti di difficoltà? La parte più simpatica, è avvenuta dopo, però. La donna con la fotocamera ha chiuso il suo ipad (da fotografa provetta) e, finalmente, ha dedicato tempo solo alla musica, tralasciando le immagini. Pace fatta? Pace sia. Lo spettacolo ha concluso la prima edizione della kermesse “Incontriamoci al Borgo” che è stata benedetta dalla pioggia, ma che comunque ha regalato attimi di poesia e di speranza a una terra troppo martoriata, grazie anche all’intervento di don Maurizio Patriciello che ha presentato il suo libro “Non aspettiamo l’Apocalisse”.

E per raccontarla con le parole di Luca Rossi, ispirate a “L’uomo folle” di F. Nietzsche: “Addò va sta terra senza sole? E nuje addò jamme? … Mo addiventamme nuje stu Dio. Vist e cunsiderat che l’avimme accise, pigliamme nuje o post suoje e facimme nuje o paravise”.