
CASERTA – Mario Cacace, Cristina Flaviano e Gennaro di Giovannantonio partecipano alla Collettiva “Terra dei Fuochi” di San Leucio. Sono i tre artisti di punta del neonato movimento artistico Muro Bianco (White Wall) – Gruppo d’Azione Culturale, reduci dal recente successo della mostra Colori e dintorni: l’intangibile contemplazione dinamica, tenutasi all’interno delle sale del Quartiere borbonico di Casagiove.
Il Real Sito Belvedere di San Leucio a Caserta ospita in questi giorni un’importante Mostra Collettiva d’arte contemporanea nazionale intitolata La Terra dei Fuochi (Il grido dell’arte per la Terra dei Fuochi), 17 maggio – 17 giugno 2014 a cui partecipano tra le più promettenti firme del mondo artistico contemporaneo casertano, nei campi della pittura, scultura e delle installazioni. Il vernissage è stato organizzato dall’Associazione Lynart di Lyna Lombardi, nota esperta e curatore d’arte. Soprattutto a S. Leucio partecipano, per la prima volta in contemporanea, tre validi esponenti di un nuovo movimento artistico-letterario denominato Muro Bianco (White Wall) – Gruppo d’Azione Culturale, la cui teorizzazione è dello scrittore nonché critico d’arte Ermanno Di Sandro, e la cui denominazione è di Silvana Virgilio, professoressa ed esperta d’arte. Trattasi dei promettenti pittori Mario Cacace e Cristina Flaviano, e del già conosciuto scultore di GeoArte Gennaro Di Giovannantonio.
Mario Cacace, artista già noto in provincia, ha aderito al movimento prima di tutti, credendo subito al suo progetto. A S. Leucio presenta l’opera Heaven six (Sotto questa luna), letteralmente Paradiso n. 6, in olio-acrilico, che rappresenta il nostro unico satellite imbrigliato in ramificazioni malevoli e nefaste provenienti dalla Terra dei Fuochi; sullo sfondo il profilo inconfondibile del Vesuvio, ma in primo piano, come un cancro onnipresente, si delineano i contorni dei rifiuti che ci riportano, da una visione quasi paradisiaca ed onirica della Luna, alla nuda e cruda realtà dei luoghi, quella stessa realtà che l’autore si sforza di trasformare in forza meravigliosa e rigenerante, che è anche quella dei materiali e supporti riutilizzati, provenienti da una discarica abusiva situata proprio in quella zona. In questo caso un’inservibile anta di armadio diventa un prezioso supporto pittorico, generando una nuova realtà paradisiaca, quella che tutti noi vorremmo rivivere.
Cristina Flaviano invece ci delizia con una suggestiva tela elaborata in acrilico e che rappresenta il volto surreale di una donna ad occhi chiusi che sembra proteggersi il volto con le stesse sue mani, le quali sollevano anche una sorta di copricapo rosso con ampie corna: è un atteggiamento che deriva dall’interiorità violata della donna, tema ricorrente nella sua opera pittorica. A destra l’immagine cubista-sintetica di una sagoma enigmatica quanto inquietante, piatta e parzialmente velata di un essere umano non meglio definito, ma con grandi seni penduli simbolo della seduzione-fertilità. E’ un’opera figurativa seducente e piena di pathos, in cui la luce fa dello sfondo e del volto due protagonisti importanti della tela.
Giovanni Di Giovannantonio non ha bisogno di presentazioni, perché anche in questo caso la sua GeoArte, presente con un’imponente installazione posta all’ingresso del grande palazzo borbonico, dunque sul grande piazzale, ripropone il tema dell’armonia tra l’anima del luogo e l’anima dell’uomo. La GeoArte è l’arte della Terra, dell’ascolto, capace di capire e penetrare la sostanza della vita e degli elementi: anche in questo caso propone indirettamente di abitare lo spirito del luogo per vivere in simbiosi col ritmo biologico della Terra e col suo respiro cosmico. Per l’artista, che contrappone la GeoArte alla Land Art, quest’ultima con un carattere effimero e fugace, dissociato dallo spirito e dalle identità culturali e spirituali di ogni luogo del Pianeta, l’arte dovrà non essere più irretita da una falsa ed ipocrita cultura della contemporaneità, ma dovrà ritornare a pensare in maniera naturale, per diventare un’arte eterna per l’umanità.
